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Fino al 2.XI.2014
Pangaea: New Art from Africa and Latin America
Saatchi Gallery, Londra

   
 Arte contemporanea Africana e Sudamericana confronto. Una grande mostra che include opere di artisti dai due continenti facendone emergere le assonanze. Lontani, ma ancora così vicini  simona caccia 
 
pubblicato
Fotografie, installazioni, dipinti e tanti altri medium abitano con armonia le sale della maestosa galleria, aprendo nello spettatore questioni che si spingono oltre l’arte e toccano la storia, le tradizioni e la cultura di due luoghi distinti ma legati da antichissime radici.
Infatti, con il nome "Pangaea”, titolo della mostra, nel 1913 il geofisico Alfred Wegener aveva denominato il supercontinente che durante l’era paleozoica comprendeva tutte le terre emerse ed in cui Africa e Sudamerica erano ancora uniti.
Viene così svelato l’arcano legame, in questo caso artistico, tra i due continenti e Gabriela Salgado, curatrice attiva a Londra ma nata in Argentina, per l’occasione sceglie opere di artisti i cui nomi sono già affermati accostandole a nuovi talenti tutti da scoprire. 

Rafael Gòmezbarros, Casa tomada (2013)

Già dalla prima sala ci pervade una forte empatia con l’opera: si tratta dell’ambientale installazione Casa tomada (2013) realizzata dal colombiano Rafael Gòmezbarros. Centinaia di formiche assediano la sala, i cui corpi sono formati da due calchi di teschi umani assemblati: l’evocazione della morte attraverso corpi in vita. La migrazione dei popoli, alla ricerca di una vita più abbiente o in fuga da catastrofi umanitarie quali le guerre, è alla base di questo lavoro il cui titolo parla chiaro e richiama all’umano bisogno di asilo. Gòmezbarros dà voce alle migrazioni più silenziose e celate, spesso dovute alla volontà di fuggire dai disagi più grandi; per l’artista l’opera è un forte ed intimo omaggio alla storia colombiana degli ultimi cinquant’anni, che ha visto milioni di sfollati e vittime di morti violente a causa di guerriglie interne al paese. 
Proseguendo tra le sale non passano inosservate le tele di Boris Nzebo, artista camerunense che dipinge con colori radianti, eco delle tipiche vesti africane. Creando immagini sovrapposte e stratificate, l’intento di Nzebo è di far riaffiorare la complessità visiva della sua città di origine, Douala, la più grande del Camerun. Ispirandosi alla cultura urbana, dipinge le tipiche capigliature femminili e maschili che divengono un tutt’uno con le architetture e le scene di strada a cui sono sovrapposte. Il suo lavoro, che apre a molteplici interpretazioni, connette luoghi e persone ed è un inno all’intima relazione tra gli individui e il posto in cui vivono.
Lavoro di analisi sociale e culturale è l’opera di Leonce Raphael Agbodjélou che espone Damoiselles de Porto Novo, una serie in cui il medium fotografico sembra estendersi alla tridimensionalità scultorea. Le sue damoiselles infatti, oltre ad essere un esplicito tributo alle Damoisseles D'Avignon di Picasso, si mostrano in posizioni statuarie, a seno scoperto e guardano lo spettatore attraverso una cerimoniale maschera africana; come durante le cerimonie il sacerdote mascherato consente agli abitanti del villaggio di dialogare con le divinità, così le damoiselles abbandonano la propria identità e divengono medium tra lo spettatore e l’opera.
Curiosa è l’opera Lugares en Fuga di Fredy Alzate, un muro curvato e trasformato in una palla, un paradosso visivo data la forza dei materiali di cui dovrebbe essere fatto un muro. L’artista colombiano, affascinato dall’architettura, scaglia una critica alla precarietà dell’urbanizzazione del suo paese e più in generale di tutta l’America Latina.   
L’installazione di Ibrahim Mahama riconduce ai profumi della sua terra africana: sacchi di iuta, utilizzati prima per il trasporto di cacao e poi per quello di carbone, sono drappeggiati alle pareti di un’intera sala. La ricerca dell’artista si rivolge alla domanda e all’offerta nel mercato Africano e l’opera, essendo anch’essa esposta in un luogo di mercato, ne è il prodotto finale. 
La mostra proposta dalla Saatchi Gallery, pur correndo il rischio di generalizzare racchiudendo in un’unica sfera la tradizione tribale e l'arte contemporanea che da essa ne è derivata, resta una mostra coinvolgente e che può essere considerata un tributo alla briosità di questi paesi emergenti. 

Simona Caccia
mostra visitata il 3 Agosto

Dal 2 Aprile al 2 Novembre 2014
Pangaea
Saatchi Gallery
Duke of York's HQ / King's Road
SW3 4RY, London
Orari: dal lunedì alla domenica dale 10:00 alle 18:00

 


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