22 aprile 2015

Constanza Macras – Open For Everything Teatro Nuovo Giovanni, Udine

 

di

Mentre a pochi chilometri da qui, a Cividale del Friuli, Matteo Salvini teneva il suo comizio in piazza e l’ennesimo barcone era in procinto di affondare, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, la compagnia Dorky Park di Constanza Macras, investigava i pregiudizi sui Rom. Si chiedeva chi fossero i nuovi nomadi, dal momento che, se questi ultimi tendono a diventare sempre più stanziali, noi invece siamo sempre più precari. Precari che a loro volta si spostano per cercare lavoro. Precari ossessionati dal tempo, vampirizzati dai viaggi virtuali e inglobati in quella mobilità frenetica che sta diventando oramai esperienza globale. Per definire questo fenomeno, che riguarda sia gli abitanti del mondo, che gli artisti, Nicolas Bourriaud ha coniato il termine radicante. Un essere che si mette in viaggio senza disporre di un luogo dove tornare, dove non esiste né inizio né fine, se non quella che decide di fissare lui stesso. Un semionauta, ovvero un viaggiatore che produce segni, crea nuove forme, trapianta comportamenti e scambia, anziché imporre. Il radicante è un organismo che fa spuntare le proprie radici e le accresce mano a mano che procede. Così come è avvenuto nel tragitto di Constanza Macras. Dall’Argentina, sua terra di origine e di grandi migrazioni, ad Amsterdam e New York, per stabilirsi, almeno temporaneamente a Berlino, città multiculturale che porta un marchio pesante, primo fra tutti quello dei campi. Un termine che dietro alla facciata bucolica nasconde il dramma dell’isolamento, dell’umiliazione, dell’annientamento delle minoranze. 
OPEN FOR EVERYTHING @ tour (credits Thomas Aurin)
Fra le vittime di questi luoghi, oltre a disabili, ebrei, omosessuali, malati… vi erano anche i Rom, uno dei principali gruppi etnici di lingua romani, originaria dell’India del Nord, oggi distribuiti soprattutto nell’Europa Orientale e nei Balcani. Ed è proprio qui, fra i meridiani mobili di Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca, che la Macras ha iniziato questo tragitto, che ha raccolto quelle tracce che compongono sul palco un mélange energico e variopinto. Arrivano stipati su una macchina pacchiana che simula una valigia di Louis Vuitton, i 22 protagonisti principali della scena: 17 gitani e 5 performer professionisti della compagnia. Altri ancora escono da un ascensore-container che finalmente sembra voler aprire le porte su altri piani e livelli umani. Sono un gruppo di musicisti, che per tutta la durata dello spettacolo – 1’45” di travolgente catarsi dei sensi – alterneranno allegria e malinconia, tragedia e ironia, immagini caotiche e incredibilmente poetiche. Arrivano in scena con tutto il loro bagaglio e la loro nudità, raccontando ognuno, in modo discreto e diretto, il proprio dramma personale fatto di maternità precoci, tossicodipendenza, spaccio, interventi per cambiare sesso e tanta voglia di riscatto. Se lo giocano tutto qui, nella risposta di un pubblico che applaude, sorride e talvolta accenna qualche movimento composto. È il loro Talent in diretta, il momento in cui corpi apparentemente sgraziati o ibridi recuperano tutta la loro grazia e scioltezza, insegnandoci che quasi sempre le ‘stonature’ danno vita alle più intense sfumature. È con questo messaggio volto all’ascolto e all’osservazione di chi consideriamo troppo diverso da noi per poter essere inglobato e compreso, che il CSS chiude l’intensa stagione 2015. Con quello stesso container con cui ricci/forte avevano aperto. Struttura simbolo di una società terremotata da degradi umani sempre più pesanti da sopportare.

Eva Comuzzi
spettacolo visto il 18 aprile
regia e coreografia: Constanza Macras
drammaturgia: Carmen Mehnert
interpreti: Emil Bordás, Daisy Ransom Phillips, Anouk Froidevaux, Fatima Hegedüs, Ádám Horváth, László Horváth, Miki Shoji, Denis Kuhnert, Viktória Lakatos, Zoltán Lakatos, Iveta Millerová, Elik Niv, János Norbert Orsós, Monika Peterová, Rebeka Rédai, Marketa Richterová, Ivan Rostás, Magdolna Rostás, Viktor Rostás, Alessia Schiratti, Enea Zancanaro
scene: Tal Shacham
costumi: Gilvan Coêlho de Oliveira
luci: Sergio de Carvalho Pessanha
suono: Mattef Kuhlmey, Stephan Wöhrmann
consulenza musicale: Kristina Lösche-Löwensen
musicisti: Marek Balog (SK) / Milan Demeter (CZ), Milan Kroka (CZ), Jan Surmaj (CZ), Radek Sivák (CZ)

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