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L'arte? Fa stare tanto bene!

   
 Credeteci o no, ma chi vive l'arte ci guadagna in salute. Ancora studi sul fenomeno, da parte di alcune prestigiosissime università internazionali. Risolti in cinque punti fondamentali che potranno piacervi o meno, ma che indicano di non mettere nulla “da parte”
  
 
L'arte? Fa stare tanto bene!
pubblicato

Prima ci sono stati Alain De Botton e John Armstrong, poi ci si sono messi gli studenti di medicina di Harvard, un ricercatore di Tor Vergata che ha visto che i colpiti dagli ictus appassionati di arte reagivano meglio alla ripresa dal trauma, e anche la scandinava Norwegian University of Science and Tecnology di Trondheim il cui studio avrebbe evidenziato che, guardando un quadro, l'umore migliora. 
Se potete, insomma, non mettetela da parte l'arte. Vi gioverà in salute. Lo dicono anche dalla clinica Humanitas di Milano (nel caso non ne possiate più degli studi "americani"): il bello provoca emozioni capaci di agire sulla mente anche più dei farmaci. Chi fruisce l'arte lo sa bene, forse decisamente meglio di chi l'arte la produce, gli artisti, che nel bene o nel male restano personalità complesse, chiamate ad arginare in senso quasi divino i problemi di una società, o di parte di essa. 
Ma se proprio questi approcci di stampo empirico non vi convincono, l'Huffington Post ha sintetizzato cinque punti fondamentali per poterci credere, di cui forse basta citarne un paio per essere già soddisfatti, e sentirsi un po' meglio:
1- L'arte tampona l'effetto della tecnologia
2- Con l'arte si impara a "tenere il tempo”
Non è difficile da capire, probabilmente lo è più da sperimentare, visto che anche i musei oggi (specialmente i "grandi” dal Louvre all'Orsay, dagli Uffizi al Rijksmuseum) sono diventati corridoi da percorrere contro il tempo, armati di smartphone e appuntamenti successivi. 
Bisognerebbe provare a perdersi (in fin dei conti un museo è un luogo sicuro e rassicurante), guardare, pensare o non pensare a nulla, scoprire. Il perfetto colore del vestito della Lattaia di Vermeer, gli intrecci della Ronda di Notte, i dettagli di Bosch, del mare e del cielo nella Zattera della Medusa. Sappiamo che effetto fa; chissà, forse bisognerebbe renderlo "sperimentalmente” obbligatorio. O forse no. D'altronde, come diceva De Dominicis, siamo noi che dobbiamo presentarci all'opera, e non viceversa. (MB)
 


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4 commenti trovati  

13/11/2015
exibart
graz ie asp ettiamo prop ost e!

11/11/2015
Fabio, Trieste
Bellos to arti colo.
L'ave te scritto con ip iedi?
Stess ostile del mio quotidi ano locale.
Se vi piace quelloc he fate all ora fatelo megl io.
Gia che cis ono vel o scrivo s i mile che ma gari cap ite.

Jhon Armstrong?
Bosh?


28/10/2015
Giustino Caposciutti, italia
http://www.biosiart.it
In generale l'arte fa bene, tuttavia può capitare anche il contrario e cioè che faccia male. Dipende dalle "onde di forma" che ogni opera emana e queste sono appunto dovute alle forme dell'opera, ai materiali, ai contenuti, al luogo ove l'opera viene collocata.
Tutti elementi trascurati dalle ricerche ma che invece hanno una grande importanza sul rapporto arte/salute.
La BioSìArt si occupa proprio di questo. www.biosiart.it


27/10/2015
Whitehouse Blog
http://www.whitehouse2014.blogspot.it
Bellissimo questo focus, invito tutti a Cocoon - rinascere con l'arte. Cercate MyDuchamp su Facebook.

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