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Fino al 30.I.2016
Ala Dehghan, Jump-Cut to Eyeline-Match: Forgetting the Sound of Her Voice
Ottozoo, Milano

   
  matteo bergamini 
 
Fino al 30.I.2016 - Ala Dehghan, Jump-Cut to Eyeline-Match: Forgetting the Sound of Her Voice - Ottozoo, Milano
pubblicato

Vive e lavora a Brooklyn, ma è nata a Teheran nel 1982. Ha alle spalle un MFA in Painting and Printmaking alla Yale University School of Art, una residenza alla Delfina Foundation, un lutto importante e un lavoro – che continua – nello studio di Jeff Koons. Forse, per raccontare il percorso di Ala Dehghan, in mostra da Ottozoo a Milano con la mostra "Jump-Cut to Eyeline-Match: Forgetting the Sound of Her Voice”, bisogna appunto parlare un poco del suo passato, o quantomeno pensare che tutta l'arte – specialmente quella di un certo "genere” - nasce da una ricerca personale tra esperienze, incontri, avvenimenti più o meno drammatici. Perché l'arte, nonostante un sottile pensiero "contemporaneo”, mai è stata solo intrattenimento, né tanto meno divertimento. 
Nel caso di Dehghan è accumulo, archivio, stratificazione, e il tutto è consegnato al nostro sguardo attraverso l'utilizzo di una serie di supporti fragili, coloratissimi, che è possibile guardare di "recto” e di "verso”, per scoprirne la composizione, l'identità, forse l'anima di cui si compongono queste "contaminazioni” che vanno ben oltre l'acetato, i glitter, le sagome delle top model ridisegnate come combattenti, di cui sono composti. Sono frame, idee di storytelling, dove ritornano simboli come occhi ed un'estetica che rimanda al concetto di trasformazione, alla perdita, e soprattutto ad una decontestualizzazione rispetto alla "forma” originale di queste immagini che vengono tagliate e, appunto, riunite tramite jump-cut. 

Ala Dehghan, A Found Ink Landscape, 2015, acrylic, ink, book pages from artist’s mother’s collection, glitter, acetate, 20 cm x 29 cm Courtesy Kalfayan Gallery, Athens - Thessaloniki

Seguendo la tecnica inaugurata dalla Nouvelle Vague francese, che consiste proprio nel sezionare un'inquadratura lasciando intatte le parti iniziali e finali, facendo saltare la sequenza centrale, ecco che le creature a metà tra pittura e installazione di Dehghan assumono forme di possibilità interpretative che superano la bidimensionalità delle pareti della galleria e che in questo caso sono mostrate su supporti di cellophane, rete e altri materiali trasparenti, sorretti da mollette e fili di nylon, quasi troppo sottili per sostenere colore, "accessori”, e il peso dello sguardo. 
Seguendo le tracce di un presente "esploso” ad ogni latitudine, e non importa quanto durerà: tanto è lontana l'idea di eterno, tanto è vicino il pensiero di una interconnessione dove Oriente e Occidente si incontrano, e forse deflagrano insieme sotto la loro stessa composizione: no, non è la guerra il risultato. Tutt'al più un caos da organizzare, in visioni che sta a noi ricomporre, secondo la nostra sensibilità, la nostra geografia e la nostra capacità di raccogliere le tracce.

Matteo Bergamini

Dal 2 dicembre al 30 gennaio 2016
Ala Dehghan, Jump-Cut to Eyeline-Match: Forgetting the Sound of Her Voice
Ottozoo
via Vigevano 8
20144 Milano
Orari: da mercoledì a sabato, dalle 14:00 alle 19:00
Info:Tel. 0236535196, www.ottozoo.com
 


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