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Beato chi c’era (ad ascoltare Letizia Battaglia)

   
   
 
Beato chi c’era (ad ascoltare Letizia Battaglia) - -
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81 anni di entusiasmo, di voglia di fare, di passione, di coscienza civica. Letizia Battaglia, fotografa palermitana, ha raccontato un po’ della sua vita qualche sera fa a Villa Medici, a Roma. Prima un interessante documentario su di lei, sugli anni complessi del suo lavoro a Palermo, dei tanti scatti di omicidi, di morti  -periodo nero palermitano- , poi un incontro di oltre due ore con lei, che ha tenuto banco manco fosse una ragazzina. Un temperamento da fare invidia a molti, parole su parole, a raccontare il suo lavoro, a ribadire che lei ha fotografato la mafia, ma che non è la fotografa della mafia.

Una sala piena di gente ad ascoltare le sue parole, a sentire discorsi di una donna che è stata coraggiosa nella vita, che ha deciso di separarsi dal marito con tre figlie, e di cominciare una nuova vita indipendente a quarant’anni, quando separarsi- parliamo degli anni settanta- non era poi così facile. Un percorso lavorativo duro, difficile, in principio come giornalista e poi come fotografa, con la macchina fotografica sempre in mano, pronta a raccogliere volti espressioni sguardi. Spesso di donne. Ci tiene a dire che lei non è lesbica, che ha molto amato gli uomini, e che però le espressioni dei volti delle donne, delle bimbe, hanno qualcosa di diverso, di più profondo rispetto a quelle dei maschi, degli uomini. Una poetessa della macchina, che se fosse nata e vissuta altrove adesso avrebbe lo stesso successo mediatico di Cartier- Bresson, ed invece a lei solo quest’anno la sua città di nascita è riuscita a dedicare una mostra, dal titolo Anthologia, in corso allo ZAC, a Palermo, fino all’8 maggio, supportata da un meraviglioso catalogo edito da Drago. Un catalogo in cui si rileggono tutte le eco delle sue emozioni durante gli scatti, dove nello sguardo dei fotografati si legge lo sguardo di Letizia, dove nella caducità dei corpi leggiamo anche quella delle anime. Per anni si è appassionata di politica, una cosa forse inevitabile se scegli di vivere a Palermo in anni così profondamente significativi, e per un certo periodo di tempo  la politica è diventata anche il suo lavoro, tentando in ogni modo di riportare la legalità laddove appariva ed appare lontana.

Anche questo ha raccontato, e anche di quando Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, le ha promesso di lasciarle un padiglione della Zisa per aprire un Centro Internazionale per la Fotografia. La Battaglia, mai nome fu appropriato, ancora non ha avuto il suo padiglione, ma ha giurato davanti a tutti i presenti in sala che se per la fine della sua mostra, non avrà il suo bel luogo, prenderà una brandina pieghevole e lo occuperà. E lo farà, statene certi.  

 

 



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