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L’arte in una stanza

   
 Durante Art Bruxelles, nella capitale belga è nata Fondaco. Esperimento curatoriale indipendente. Ci raccontano tutto due dei fondatori. Un’appassionata d’arte e un’artista Marina Dacci e Serena Fineschi 
 
L’arte in una stanza
pubblicato

Riapre Maelbeek, la stazione della metropolitana colpita dall’attentato del 22 marzo scorso e il 19 aprile, giorno in cui comincia questo nostro racconto, Bruxelles sembra essere tornata alla (quasi) normalità. Maelbeek riapre con un grande muro bianco, messo a disposizione di chiunque voglia lasciare una frase, una traccia, un gesto.
La città reagisce, riparte anche da qui. Dalla libera espressione dell’individuo, dalla rinnovata volontà di relazionarsi, confrontarsi senza clamore, nell’intimo silenzio di un segno donato agli altri, per gli altri. Bruxelles riparte con il suo carattere aperto, indipendente e ordinato, scegliendo la dimensione privata, intima, come nuova origine del proprio sentire. La città reagisce, ci si stringe nelle spalle e i residenti preferiscono sistemi rassicuranti di relazione che sospendono le strade, le piazze, in favore di appartamenti privati dove riscoprire il valore delle relazioni.
Come la cena organizzata a Villa Empain, ad esempio, sede della Fondazione Boghossian, dove gli invitati sembrano naturalmente conoscersi all’interno di una situazione conviviale. È la settimana dedicata all’arte contemporanea e Bruxelles si apre come una residenza privata ai suoi ospiti. Educata e misurata. Noi siamo qui per la cena Collector’s dinner, accolti dal board, dalla direttrice Anne Vierstraete e dalla direttrice di Art Brussels Katharina Gregos.
Certo, e non solo per lo sfortunato clima di questi giorni, ma anche per le misure di sicurezza straordinarie attivate dal governo, dagli innumerevoli cantieri aperti, la mobilità in città è stata un elemento critico che non ha favorito una circolazione fluida dei visitatori, ma la gente è arrivata comunque per le fiere.

Serena Fineschi (on the left) Elisabetta di Maggio (in the centre) Claudia Losi (on the right) Courtesy Officina and Fondaco Photos by: Tim Van De Velde

I musei hanno inaugurato mostre interessanti e durante la gallery night prevista per il 20 aprile un bel circuito di persone ha attraversato la serata; numerosi anche gli opening degli spazi off: una città che, nonostante il momento critico, ha saputo accogliere e restituire con efficacia la ricerca nel contemporaneo con approcci estremamente diversificati. Pare un’altra storia rispetto a Berlino insomma, e molti artisti stanno investendo in questa città ricca di fermento culturale.
In questa cornice s’inscrive e cerca di trovare un proprio spazio FONDACO, neonata associazione italiana di artisti per artisti. FONDACO ha l’obiettivo di diffondere l’arte contemporanea italiana, così poco conosciuta e valorizzata al di fuori del territorio nazionale. A Bruxelles FONDACO ha trovato nell’Associazione Culturale Officina una preziosa sinergia per mettere in atto un modello differente di fruizione dell’arte. Officina è stata creata a Roma nel 2013 dagli ex funzionari europei Annalisa Giannella e Ole Petersen che hanno deciso sin dalla sua nascita di mettere a disposizione degli artisti la loro residenza a Bruxelles, in cui vivono da molti anni (fra i progetti realizzati anche la  mostra di Nico Vascellari). Officina ha aderito e collaborato con FONDACO, divenendo partner attivo per l’organizzazione e per le strategie di fruizione della nostra prima mostra "La Pelle” (Skin) che si è aperta il 19 aprile in occasione della settimana delle fiere, e che sarà visitabile su appuntamento fino al 3 luglio.

Vittorio Corsini, Tools 14, 2015 Courtesy Officina and Fondaco Photos by: Tim Van De Velde

Un progetto autofinanziato che riflette su alcuni concetti e nuove modalità di approccio al contemporaneo: una residenza privata come spazio intimo, un catalizzatore di energia dove è possibile fruire le opere senza finalità commerciali dirette; la messa in campo di una prassi "curatoriale” collettiva e condivisa in cui artisti e amanti dell’arte hanno pariteticamente collaborato alla scelta delle opere all’allestimento. L’Associazione è nata per iniziativa di noi due che scriviamo insieme a un altro artista, Claudio Maccari e a un’altra appassionata d’arte, Egle Prati. Insieme abbiamo coinvolto i 19 artisti attualmente associati: Alice Cattaneo, Vittorio Corsini, Fabrizio Cotognini, Martina della Valle, Marta Dell’Angelo, Michela de Mattei, Elisabetta Di  Maggio, Francesca Grilli, Michele Guido, Claudia Losi, Francesco Lauretta, Marco Andrea Magni, Matteo Montani, Maria Morganti, Beatrice Pediconi, Alessandro Piangiamore, Alessandro Roma oltre agli  stessi Fineschi e Maccari. 
Un format nuovo che, prima di tutto, deve essere testato nelle reazioni dei fruitori. Diciannove  artisti, tutti italiani, alcuni dei quali presenti durante i cinque giorni di apertura della mostra per incontrare, confrontarsi e parlare del loro lavoro con i visitatori (non si parla di pubblico); una quarantina di opere inanellate e in dialogo con gli spazi domestici di una bellissima casa di inizio secolo e connesse da un filo comune: il dialogo tra corpo e mondo in cui la pelle diviene il paradigma per molteplici forme di contatto durante il processo di creazione artistica.  
E, infine, una performance di Francesca Grilli, Golden Age, a coronamento della mostra, proposta come un invito a riconsiderare la nostra capacità di ascolto e di osmosi tra ciò che sta sotto la pelle e ciò che la circonda.

Frame from Alice Cattaneo’s video 150 cm Courtesy Officina and Fondaco Photos by: Tim Van De Velde

Nonostante la cercata e voluta assenza di omogeneità nelle cifre stilistiche e nelle tecniche esecutive delle opere proposte e degli artisti presenti (si passa dalla scultura all’installazione, dalla pittura al disegno e al video) quello che volevamo raccontare con questa mostra è la riflessione sulle connessioni, i dialoghi discreti tra il percorso di ricerca di alcuni artisti, delle stesse opere e, non ultimo, il respiro che i lavori trovano all’interno di una splendida residenza privata.
Nella ricerca di Grilli, Dell’Angelo e Losi è la presenza fisica "nel qui e ora” in cui l’energia del corpo, in contatto con oggetti, materiali e luoghi, viene sperimentata in tempo reale e conduce a nuove forme di consapevolezza che attingono e portano alla luce la coscienza della nostra energia trasformativa. 
La processualità performativa del contatto "pelle a pelle” - anima delle opere di Fineschi, Magni, Maccari, Cattaneo e Piangiamore - sottolinea una forte componente sinestesica fra l’artista e l’opera, capace di  generare processi liberatori nelle fasi di accumulazione o sottrazione della materia e di rapporto con lo spazio occupato e occupabile. Per Morganti, Corsini e Montani la pelle diviene metafora ed esprime la ricerca di una dimensione assoluta del colore e degli oggetti abitati, indagando il rapporto tra essenza e forma. 
La pelle e le sue sottotracce reticolari, nei lavori di De Mattei, Di Maggio e Guido, costituiscono la struttura architettonica di sostegno e di relazione tra mondo organico e inorganico, paradigma dell’anima delle cose. 

Maria Morganti (on the left and on the right) Vittorio Corsini (in the middle) Courtesy Officina and Fondaco Photos by: Tim Van De Velde

La pelle è anche quella dell’”altro”, di ciò che sta fuori da noi: nelle loro opere Roma, Pediconi, Della Valle, Lauretta e Cotognini, tendono a una visione panica, avanzando con timore, ma al contempo con desiderio liberatorio di  abbattere i limiti, il confine tra uomo e natura. 
Nonostante la ricca offerta culturale e artistica in città, l’opening è stato affollato. Le giornate successive hanno visto un buon afflusso di persone fino al 24 aprile, giorno della performance di Francesca Grilli che ha avuto pure una lunga lista di attesa.
I visitatori si sono sentiti a casa, hanno potuto rilassarsi sul grande divano presente nel salone centrale della casa, conversato tra loro e con gli artisti, sostato a lungo, fruendo le opere senza impazienza o limite, consultato i dossier degli artisti in mostra, dichiarando di sentirsi piacevolmente rinfrancati dall’arte. 
Dunque, l’arte può dirsi "relazionale” anche nel modo in cui sa proporsi, a livello internazionale, con un nuovo modello di fruizione. 

Per appuntamenti si prega di contattare: info@officinart.com oppure telefonare al numero +32 499 618782, www.fondaco.net, www.officinart.com

Marina Dacci e Serena Fineschi


 


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