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Fino al 10.VII.2016
Robert Capa in Italia, 1943 – 1944
Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Raffaele De Grada, San Gimignano

   
   
 
pubblicato

La rabbia e la paura, la frustrazione e la disperazione. Ma anche la voglia di tornare a sorridere insieme alla speranza di un futuro migliore. Sono gli stati d’animo che si alternano in un paese in guerra e tra i soldati che la combattono e che trapelano negli scatti di un fotografo d’autore come Robert Capa (Budapest, 1913 – Thái Binh, Vietnam, 1954), divenuto celebre proprio per i suoi reportage dai campi di battaglia e ritenuto da molti come il padre del fotogiornalismo.
O, in ogni caso, come la "mano” che ha saputo dare al fotogiornalismo una nuova veste e una nuova direzione. Sempre vicino alla scena, quindi al dolore, per documentare i fatti e regalarli alla storia. "Se le tue fotografie non sono all’altezza, non eri abbastanza vicino”, era solito dire Capa, rimarcando lo spirito guida dei suoi lavori. In oltre vent’anni di attività ha seguito i cinque maggiori conflitti mondiali: la guerra civile spagnola, la guerra sino-giapponese, la seconda guerra mondiale, la guerra arabo-israeliana del 1948 e la prima guerra d’Indocina.Oggi il Comune di San Gimignano, insieme al Museo Nazionale Ungherese di Budapest, la Fratelli Alinari,e la  Fondazione per la Storia della Fotografia, ha voluto dedicare una mostra all’autore e alla sua esperienza in Italia, in occasione della Seconda guerra Mondiale, raccogliendo le fotografie scattate nel nostro paese nel biennio 1943 - 44. 

Anziana donna tra le rovine di Agrigento, 17-18 luglio 1943 Robert Capa. © International Center of Photography/Magnum – Collection of the Hungarian National Museum

L’esposizione, curata da Beatrix Lengyel e ideata dal Museo Nazionale Ungherese di Budapest, riunisce 78 scatti che colpiscono per la loro immediatezza e per l’empatia in grado di suscitare in chi le guarda. Del resto "Capa sapeva cosa cercare e cosa farne dopo averlo trovato”, come spiega John Steinbeck in occasione della pubblicazione commemorativa di alcune fotografie. "Sapeva, ad esempio, che non si può ritrarre la guerra, perché è soprattutto un’emozione. Ma lui è riuscito a fotografare quell’emozione conoscendola da vicino”. Ed è con con questa capacità e l’indubbio coraggio necessario per un lavoro di questo tipo, che Capa racconta la resa di Palermo, la posta centrale di Napoli distrutta da una bomba ad orologeria o il funerale delle giovanissime vittime delle famose Quattro Giornate di Napoli. E ancora, vicino a Montecassino, la gente che fugge dalle montagne durante i combattimenti e i soldati alleati accolti a Monreale dalla gente o in perlustrazione in campi opachi di fumo, fermo immagine di una guerra dove cercano – nelle brevi pause – anche il recupero di brandelli di umanità.
Scenari che il fotografo ha racchiuso nel suo obiettivo rendendoli immortali. E che oggi sono disponibili al pubblico alla mostra di San Gimignano in una serie di immagini in grado di mostrare una guerra fatta di gente comune, di piccoli paesi uguali in tutto il mondo ridotti in macerie, di soldati e civili, vittime di una stessa strage. Capa sapeva trattare tutto ciò con la stessa solidarietà, fermando la paura, l’attesa, l’attimo prima dello sparo, il riposo, la speranza. 
La selezione di fotografie proviene dalla serie Robert Capa Master Selection III conservata a Budapest e acquisita dal Museo Nazionale Ungherese tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 e composta da 937 fotografie scattate in 23 paesi di 4 continenti. Fino al 10 luglio gli italiani potranno goderne quella parte dedicata alla storia della propria nazione. Rievocando scenari e situazioni che non possono e non devo essere dimenticate. Proprio come il genio di Robert Capa.

Alessio Crisantemi
mostra visitata il 25 marzo

Dal 5 marzo al 10 luglio 2016
Robert Capa in Italia, 1943 – 1944
Via Folgore da San Gimignano 11, San Gimignano, 
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea "Raffaele De Grada” 
Orari: 9:30 – 19:00

Info: www.sangimignanomusei.it; prenotazioni@sangimignanomusei.it
 


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1 commento trovato 

29/06/2016
Daria, Roma
Ho visto questa mostra per caso, poiché non ne sapevo nulla, approfittando di un giro in Toscana. bellissima..

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