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Qualche palma
non fa primavera

   
 Palermo o Dubai? No, Milano. Che bello il giardinetto-palmeto in piazza Duomo che solleva polemiche. Un'operazione un po' artistica, se la si prende nel giusto modo, ma che tradisce qualche interrogativo più profondo  
 
pubblicato

Ci siamo salvati, diciamolo pure, dall'invasione americana di Starbucks fino ad ora. Fino a stamattina, quando la catena ha ufficialmente ufficializzato la sua futura presenza in città prendendosi cura delle aiuole di piazza del Duomo, a Milano, e piantando una serie di palme che precedono banani e ibiscus rosa. 
Bello, ma non bellissimo, a sentire la politica. Il Sindaco Sala si è limitato a sospendere il giudizio, scrivendo che "Milano osa, eh..."; dalla Lega e Forza Italia sono arrivati invece attacchi contro "l'africanizzazione" della piazza.
Il riferimento storico, sempre secondo Sala, c'è, e la sovrintendenza ha dato parere positivo al progetto, che ha seguito e vinto il bando del Comune per il restyling degli spazi verdi alle spalle del monumento equestre a Vittorio Emanuele II. L'installazione, potremmo anche definirla così, è ad opera dell'architetto Marco Bay. 
Bene, ma non benissimo. Perché? Non siamo scettici nei confronti del verde, anzi. Quanto sulle volontà di Starbucks: a Milano, nel 2018, non solo si aprirà nello storico e splendido Palazzo delle Poste di piazza Cordusio, ma da lì in poi - nell'arco di pochi giorni - dovranno inaugurare altri 4-5 punti vendita tra Milano e la Capitale, e l'obiettivo finale è di aprire nel prossimo lustro circa due o trecento caffè nella Penisola. Ebbene: ci piace un po' di esotismo, ci piace il Duomo un po' marittimo, ma del caffè "americano" (nemmeno troppo low cost) e degli arredi cheap di Starbucks ne avremmo fatto volentieri a meno. A meno di questo ultimo latrato di "globalismo". (MB)
 


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3 commenti trovati  

28/02/2017
Annalisa
Concordo anch'io. Del resto qui sta la differenza tra chi ama qualcosa e chi lo sceglie per moda. E se Starbucks ci dovesse conquistare, vorrà dire, ne sono certa, che poco dopo seguirà l'era del ritorno dell'espresso preso al bar!

17/02/2017
luigi, milano
Ricordo la frase provocatoria di Andy Warhol "la cosa più bella che c'è a Firenze è McDonald", detta quando in realtà a Firenze non c'era ancora. Io trovo un po' stucchevole e provinciale questa opposizione a Starbucks e al food franchising. Se ben guardiamo, a Milano (e in tante alter città italiane) ci sono già centinaia di caffé ispirati al modello Starbucks, nei quali i consumatori - soprattutto giovani - si siedono con il loro Mac, PC o tablet approffittando del WiFi gratuito e del fatto che non vengono fatti sloggiare appena finita la consumazione. E anche i diversi tipi di bevande al caffé sono diventati popolari da noi, così come i dolcetti che li accompagnano. Per non dire di quanti di noi italiani, all'estero, sono entrati in uno Starbucks, e quanti dei turisti che vengono a Milano lo cercano. Il piccolo mondo antico in cui si compravano i vestiti dalla modista, esistevano le drogherie e le cartolerie, i ciabattini e i pizzicagnoli, non c'è più. Tutto il mondo si assomiglia un po' di più; forse è un bene, forse è un male, ma essere passatisti serve a poco.

17/02/2017
lella antinozzi, roma
http://una soluzione ci sarebbe
Sono d'accordo, l'invasione di Starbucks a Milano e nel resto del ns paese non è benvenuta. Una soluzione ci sarebbe: non ci si va, se non lavorano sono costretti a chiudere, come il Mc Donald di Lecce che fu costretto a chiudere perché i giovani del luogo lo snobbavano.

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