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L'Italia, dal nord: Firenze ritrova il suo Istituto Universitario Olandese, e inaugura con il giovane pittore Rámon van der Ven e il suo sguardo sulla città

   
   
 
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L’Istituto universitario Olandese di Storia dell’arte di Firenze riprende oggi la sua attività espositiva dopo anni di interruzione e lo fa con l’inaugurazione della mostra "Italian Hours" di Rámon van der Ven (nella foto in home page). Il direttore dell’istituzione, Michael W. Kwakkelstein ha spiegato che è la prima volta che viene proposto un artista vivente poiché gli intenti dell’Istituto, nato nel 1958, si sono sempre orientati allo studio e alla promozione di artisti "storici” sottolineando la produzione culturale tra gli artisti italiani e quelli olandesi e fiamminghi.
Rámon van del Ven (1980) è stato ospitato presso l’Istituto per una residenza di quattro mesi nel 2016 entro i quali ha prodotto una serie di dipinti (olio su tela) ispirati alla sua permanenza a Firenze. Rámon ha catturato alcune suggestioni e scorci della città: scene intime e private, visioni idilliache e sospese, architetture caratteristiche e profondamente toscane sono rappresentate con colori vivaci e sgargianti. L’estrema capacità di sintesi e la rapidità di esecuzione dell’artista – che seppur autodidatta rivela una profonda conoscenza della "storia” dell’arte e del suo background culturale, da Sargent a Vlaminck, da Van Gogh a Matisse, da Van Doesburg a Kirchner – porta a realizzazioni estremamente gradevoli, dalla superficie materica, realizzate con un tratto energico e fluido. L’essersi svincolato da regole e da canoni estremamente didattici per dare spazio alla vitalità interiore lo ha portato a esprimersi di getto con una naturalezza che può sembrare spontanea ma che in realtà è frutto di un profondo e duro lavoro su se stesso per mettere in luce le proprie capacità.
L’esposizione apre dunque un nuovo trend per l’Istituto olandese che ci auguriamo possa in futuro dare spazio ai giovani artisti per conoscere, studiare e approfondire la vivace realtà dei Paesi Bassi. (Enrica Ravenni)

 


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