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Fino al 26.III.2017
Giovanni Prini, Il potere del sentimento
Galleria d'Arte Moderna, Roma

   
   
 
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«La sua intelligenza, la sua cordialità, un modo di fare semplice, ed anche una innegabile bontà, gli valevano molte simpatie e amicizie».  Così nel 1946 Gino Severini ricorda Giovanni Prini (Genova 1877- Roma 1958), il cui carattere aperto e franco traspare anche nel ritratto che di lui ha fatto l’amico Giacomo Balla nel dipinto Nello specchio (1902), ora esposto nella preziosa mostra intitolata Giovanni Prini. Il potere del sentimento, allestita alla Galleria d’Arte Moderna di Roma fino al 26 marzo 2017.
Sicuramente Prini va annoverato tra i migliori scultori italiani della prima metà del Novecento. A lui si deve tra l’altro il fregio in bassorilievo (1911), lungo quasi trenta metri, che orna il pronao d’ingresso alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Ma Prini è stato anche un ottimo pittore, ceramista, decoratore, creatore di mobili e di giocattoli (nel primo dopoguerra assume la direzione artistica della fabbrica di giocattoli «SFAGI»). 
A dar conto dell’attività poliedrica di questo scultore, meno noto al grande pubblico di quanto meriterebbe (condizione comune, del resto, a tanti altri scultori, anche a causa dei costi elevati necessari a organizzare una mostra di scultura rispetto a una di pittura), interviene oggi la Galleria d’Arte Moderna di Roma. La Galleria infatti conserva di Prini due capolavori: il gruppo in marmo intitolato Gli amanti (1909-13), un soggetto maturato nel clima simbolista e il bronzo Le gemelle Azzariti (1913), esemplare testimonianza della speciale sensibilità che lo scultore dimostra per il mondo dell’infanzia. 

Giovanni Prini Ritratto di Lisa, 1910 gesso patinato cm. 70x31x31 Collezione Hermanin, Roma

Promossa dunque dalla Sovrintendenza Capitolina insieme agli Archivi delle Arti Applicate italiane del XX secolo e curata con l’usuale raffinatezza da Maria Paola Maino, la mostra illustra attraverso circa 130 opere tra sculture, dipinti, disegni, mobili, ceramiche e giocattoli, ogni aspetto della ricca e multiforme produzione di Prini, affiancata dai lavori di altri artisti del suo tempo.
Introduce idealmente al mondo dello scultore genovese, giunto a Roma poco più che ventenne, ma già apprezzato in patria da Leonardo Bistolfi e da Pellizza da Volpedo, una sala che ricrea il «salotto» di casa Prini. Nella capitale infatti lo scultore, con la moglie Orazia, anima un cenacolo frequentato da Balla, Cambellotti, Ximenes, Boccioni, Severini, Baccarini, Sironi, Sibilla Aleramo e molti altri, la cui presenza è ricordata in mostra tramite ritratti e autoritratti. L’esposizione ripercorre quindi la produzione dell’artista dai primi del Novecento, in gran parte dominata dalle tematiche del socialismo umanitario, all’interesse per le arti applicate, fino agli anni Cinquanta.
Accompagna l’esposizione un agile catalogo (Palombi) nel quale Maria Paola Maino ha incluso, oltre ai saggi di Ester Coen, Irene de Guttry e Marco Falciano, un testo di Mario Quesada e uno di Maurizio Fagiolo dell’Arco. La curatrice ha inteso così rendere omaggio ai due critici (e cari amici) prematuramente scomparsi, i cui studi su Prini appaiono coronati proprio dalla realizzazione di questa mostra, che è la prima dell’artista organizzata presso un’istituzione pubblica. 

Flavia Matitti
mostra visitata il 20 febbraio

Dal 21dicembre 2016 al 26 marzo 2017
Giovanni Prini, Il potere del sentimento
Galleria d'Arte Moderna
Via Francesco Crispi 24, Roma
Orari:da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18.30
Info: www.galleriaartemodernaroma.it/
 


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