Arte vuol dire mostrare bellezza 3107 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

Arte vuol dire mostrare bellezza

   
 Non è un passatista a dirlo, ma Franko B, artista che tende sempre a superare una frontiera. Qui ci parla del senso del corpo e di molto altro. Non riconoscendosi tra i “vincitori”
 Penzo + Fiore 
 
Arte vuol dire mostrare bellezza -
pubblicato

Ago dentro ago fuori, ago dentro ago fuori, ago dentro ago fuori. FranKo B è così, pungente e accogliente allo stesso tempo. L’ago che cuce e che punge, che costituisce il nesso tra il nascondimento del dentro e la mancanza di protezione del fuori. L’ago che permette la sutura, la ricomposizione dei tessuti che divergono. L’ago che collega pazientemente col suo filo tessuti diversi che diventano unità. FranKo B, nato a Milano e naturalizzato londinese, un passato di "artista estremo” con performance alla Tate Modern e mostre in tutto il mondo, si è mosso nelle stanze della recente Performance Art Week come un filo che accoglie, guarda e segue con attenzione le performance degli altri, che siano giovani alle prime esperienze o artisti di fama. Entrando nelle loro azioni quando richiesto per dar loro una mano, c’è affetto nel suo sguardo, si prende cura.
D'altronde è la sua idea di arte, di vita, di mondo: celebri i tessuti usati come tela per raccogliere il sangue in azioni dal forte pathos riassemblate per rivestire oggetti comuni, o nelle tele nere narranti una "fine” di qualche anno fa, fino ai poetici ricami che però spesso alternano immagini di amore e di profonda violenza politica e sociale. Qui, invece,  Dondola sulla sua altalena dopo essersi liberato con rapidità essenziale dai vestiti che ne imbrigliavano il corpo, e da lì tesse il suo elogio ad un’infanzia che non è mai una porzione banale di vita. L’infanzia che, proprio come la malattia, costituisce il baluardo dal quale osservare l’oltre da cui siamo venuti e a cui inesorabilmente tendiamo. 

Franko B, I’m Thinking Of You (2016). Installation view of the performance sculpture at the III Venice International Performance Art Week 2016

Cos’è per te la fragilità? Cosa pensi della fragilità del corpo?
«Penso che ci sia fragilità in tutte le cose, ma che dalla fragilità possa anche scaturire la forza». 
E se si ipotizzano tre possibili tipi di corpo, uno mentale, uno materiale e uno spirituale, credi di poter riconoscere nel tuo lavoro questa separazione?
«No. Non so quale sia il significato della spiritualità, ma sicuramente credo che ci siano diverse cose a cui possiamo dedicarci e a cui possiamo aspirare che in un modo o nell’altro sono parte di quello che siamo. Credo che a volte non sia necessario un soggetto, o degli aggettivi che ci descrivano. Siamo quello che siamo, questa specie di organico, neurologico, emozionale, bisognoso… qualcosa. Che ha bisogno di molte attenzioni, di molto amore, fondamentalmente perché c’è troppo ego nel mondo».
Come mai, tra i linguaggi dell’arte, hai scelto di lavorare con il corpo?
«Ho sempre lavorato con il corpo. Credo che dal momento in cui si nasce si sia portati a lavorare con il proprio corpo. Tutti dobbiamo prenderci cura di noi stessi e utilizziamo il nostro corpo come uno strumento di desiderio, di rifiuto, di praticalità, di sopravvivenza, di dogmatismo… noi SIAMO body artists. Ognuno di noi è un body artist, ognuno di noi sanguina. Trovo che a volte spendiamo troppo tempo cercando di specializzarci in qualcosa, di definire qualcosa che è superiore a noi. Semplicemente essere vivi è performativo, non c’è niente di speciale e non ci serve una medaglia d’oro per questo: consciamente o inconsciamente tutti facciamo ciò che siamo portati a fare».

Franko B, Because of Love

Qual è il significato delle tue croci?
«Per me le croci rappresentano il corpo, ma sono anche una connessione con l’oscurità del passato. Sono stato portato dalla croce rossa, ho passato quattro anni con loro e questa ormai è una cosa che mi dà conforto e che fa parte della mia identità. È una cosa che scelgo di utilizzare e che credo di avere il diritto di possedere per via della mio rapporto con loro».
A proposito della tua performance I’m thinking of you, che abbiamo trovato molto poetica e forte, vorresti dirci com’è nata?
«Non saprei dire, è stato qualcosa di immediato. Sai che hai il tuo corpo nudo su un’altalena che comunica con altri corpi. Ho pensato che fosse molto bello mostrare cosa significhi essere nudi e guardare altre persone negli occhi. Inoltre l’altalena è un oggetto che riconnette all’infanzia, ma per me è più di questo. Sono molto interessato all’idea che forse io non ho davvero avuto quel tipo di giocosa infanzia. Però sento che non è stato come tornare ad essere un bambino, ma come essere il bambino che non sei più da adulto. Mi piace che le persone siano libere, e che si sentano libere attraverso questo mezzo, con il quale si possono dimenticare tutte le restrizioni della vita».

Franko B, Milk and blood, 2015

E cosa ci dici del tuo film Because of you, girato da Nathaniel Walters?
«Il mio film riguarda da vicino la mia vita, perciò credo che guardandolo si possa capire meglio da dove viene il mio lavoro. L’amore è un tema molto presente nel mio lavoro, ma non nel significato che assume in una relazione o in accezioni simili. L’amore non è necessariamente un rapporto fra due persone. L’amore è generosità, condivisione, supporto… non mi piace darvi una definizione così restrittiva. Amo camminare per strada, incontrare le persone e stringere le loro mani. È un gesto che in quell’istante ha un grande significato, ma incondizionato. Naturalmente è complicato, dipende dalla persona che si incontra, se è un ragazzo e tu sei gay oppure se è una ragazza… sarebbe bello semplicemente avvicinarsi a qualcuno e potergli stringere le mani, e poi proseguire per la propria strada senza il bisogno di dire nulla. Il fatto è che c’è un po’ troppo lavoro artistico sul tema dell’amore o della mancanza d’amore nelle persone. Credo che tutta l’arte – non solo la performance, non amo separare i generi – sia un po’ come una preghiera in questo senso, che tramite la bellezza e altre strategie visive voglia mostrare cosa significhi essere vivi e avere una coscienza. Ma ancora, ci si preoccupa troppo di essere ricordati, riconosciuti, si spendono troppe energie nel tentativo di controllare come il proprio lavoro verrà percepito… questo a me non interessa, trovo che sia una perdita di tempo e che non ci accorgiamo che nel mentre ci stiamo perdendo il vero senso della vita. Questo succede perché spesso non vogliamo guardare in alto, perché ci spaventa realizzare che in qualche modo abbiamo una responsabilità anche nelle cose brutte che succedono e che non possiamo cambiare… o forse possiamo, forse mi sbaglio. Ma solitamente tendiamo ad incolpare gli altri di ciò che succede, mentre dovremmo prenderci la responsabilità delle nostre azioni. Certo ci si può distrarre a volte, ma io non voglio essere distratto né anestetizzarmi, è una tale perdita di tempo… sì, così è più difficile, ma preferisco far fatica piuttosto che essere mediocre». 

Franko B, Because of Love

È il tuo stile di vita.
«Sì, ma sfortunatamente c’è troppa mediocrità nel mondo. Le persone non amano la verità e questo mi dà fastidio. Non si riesce ad essere onesti e ad avere un dialogo con le persone. Soprattutto ultimamente mi sono accorto che c’è questo terrore del fallimento, ma io penso che il vero fallimento sia che oggi stiamo accettando la mediocrità».
Stai lavorando ad altri progetti in questo periodo?
«Sì e no. Mi sono ritrovato negli ultimi tre anni a lavorare ad una mostra ed ora sto cercando di assestarmi per capire dove sono arrivato, dove voglio andare e cosa per me è importante. Non ho una vera risposta, sto semplicemente cercando di capire quale sia il modo migliore per vivere la mia vita ora. Puoi preparare un progetto se hai un lavoro che vuoi fare, ma io non voglio semplicemente avere qualcosa da fare e non sono qui per perdere tempo. È come chiedermi perché mi alzo la mattina… è difficile dare una risposta. Per ora sto bene così, non mi servono medicine, non mi serve nulla se non cercare di fare qualcosa che abbia un significato e mi possa permettere di dire che sono stato utile a qualcuno, che ho fatto del bene. Credo che a volte sia interessante proprio questo concetto di amore, non una cosa da hippy, ma un’abilità di essere onesti nelle nostre interazioni».

Corporeal Malediction, Franko B. Body/Art and the Trace of Whiteness

A volte si dice che la storia dell’arte sia fatta dai vincitori, sei d’accordo? Ti senti uno di loro?
«No, non sono un vincitore, sono un sopravvissuto. Credo sia un’analogia sbagliata. Credo che il migliore linguaggio artistico si manifesti quando le persone non hanno un posto dove stare, si tratta semplicemente della vita, è una vittoria questa? Dire che ci possiamo dividere in vincitori e perdenti è un giudizio e un cliché, dipende tutto dal contesto. Per me, se si è onesti con se stessi si sa che si è dei perdenti e va bene così, perché si realizza di essere mediocri. Si è felici quando si ottiene quello che ci si aspettava, che sia una tv da 20 pollici, una macchina da 200mila euro o un lavoro sicuro… seriamente, cosa significa vincere?»
Qualcosa di non definito.
«Sì, voglio dire… non stiamo parlando di uno sport. L’arte è un lavoro straordinario, ma non riguarda il raggiungimento di una vittoria, riguarda il mostrare la bellezza. Credo che sia questo il modo in cui noi vinciamo. L’artista è questa specie di mostro da esibire. Semplicemente, avere successo significa poter fare il lavoro che si desidera fare». 
(trascrizione materiali originali di Alice Bortolazzo)

Penzo+Fiore
 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Penzo + Fiore
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

trovamostre
@exibart on instagram