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Il restauro dei Giardini Reali di Venezia, e del loro "cumulo affettivo". Grazie ad Assicurazioni Generali e all'Art Bonus

   
   
 
Il restauro dei Giardini Reali di Venezia, e del loro "cumulo affettivo". Grazie ad Assicurazioni Generali e all'Art Bonus
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Per chi è di Venezia i Giardini Reali, o giardineti de San Marco, sono un posto dove i vissuti quotidiani si amalgamano con la poesia del luogo, per costituire una memoria che si è fatta inconscio. Incastonati tra il bacino di San Marco e le Procuratie Vecchie, qui la Storia è quella delle persone che lo hanno vissuto.
Andrea ci veniva con il nonno a guardare i pesci rossi nelle fontane, si prendeva una pausa di sole all'uscita dalla Marciana, andava a riempire la moleskine mentre aspettava tra un imbarco e l'altro quando faceva il marinaio. Ci ha baciato almeno tre ragazze diverse: una con un rossetto troppo intenso per la sua età, una francese che vestiva da uomo e una hippy con gli occhi grandi che teneva tra le mani un girasole.
Cristina aveva un gatto che le si appallottolava accanto quando sedeva su una panchina rossa, i tacchi scricchiolavano sopra la ghiaia e sotto il pergolato ottocentesco in ghisa; ha preparato lì un paio di esami distratta solo da qualche giovane che cercava un approccio.
Poi anche il declino dei Giardini è stato simile a quello di tante altre parti della città: le fontane con i pesci rossi sono state chiuse, è diminuita la manutenzione del verde e delle architetture, le panchine sono state prese d'assalto da orde di turisti distratti e non servono più per baciarsi o per farsi scaldare dal sole, tenendo tra le mani un taccuino.
Al di là del legame affettivo però, come da sempre accade in laguna, spesso le idee vengono da fuori. C'è un mondo che pensa a salvare Venezia, a volte con delle buone intuizioni...altre volte meno. L'area dei Giardini risale ad un progetto napoleonico, e se prima furono i francesi a metterci le mani sacrificando i Granai di Terra Nova, ora spetta alla scrittrice e fotografa di origine torinese Adele Re Rebaudengo. L’obiettivo è quello di riportarli a nuovo splendore insieme all’affiatata squadra di cui si è circondata: in primis Paolo Pejrone, appassionato e sensibile Architetto di Giardini che ama definirsi Giardiniere, in grado di delineare volumi ancora inesistenti ma già visibili, in cui le radici degli alberi non vogliono essere calpestate, il sole del Mediterraneo deve essere accolto e non un filo di diserbante deve essere versato. Responsabile del restauro degli elementi architettonici, nello specifico il Padiglione Santi e la vecchia Serra, è invece l’Architetto Alberto Torsello. Il tutto sostenuto dalle Assicurazioni Generali rappresentate dal loro Amministratore Delegato Philippe Donnet, recente e orgoglioso cittadino veneziano. Sembra che anche la liaison con l’amministrazione locale sia stata particolarmente virtuosa e degna  di nota, mentre lo stesso ente finanziatore beneficerà delle detrazioni garantite dalla normativa "Art Bonus”. 
Il progetto sembra sincero. La Rebaudengo parla con consapevolezza di quello che questi Giardini sono stati per i veneziani. La sua sensibilità di artista e di persona che vive già da tempo questa città le hanno fatto concepire un progetto che sembra tener conto della trasformazione che Venezia sta vivendo. Anche la Caffee House riprende una destinazione d’uso che era appartenuta al Padiglione Santi ai tempi della sua progettazione e gli introiti che garantirà dovranno servire a coprire le necessarie spese di manutenzione dell’area. Il vecchio ponte levatoio, una volta ristrutturato, dovrà avere un ruolo di sutura con gli edifici delle Procurati Vecchie, su cui si sta ampiamente ragionando perché diventino un nuovo polo di confronto e di pensiero. La Serra, altro edificio fondamentale che andrà a collegare il Padiglione ai Giardini, si profila come un luogo chiave per la nuova area dedicato, tra le altre cose, alla sede della Venice Gardens Foundation che sarà  il polo culturale del complesso. Come linee guida in nuce per la progettazione culturale, si pensa di sviluppare proprio il concetto di giardino, non tanto come contenitore ma come oggetto stesso di indagine e ricerca artistica. Interventi nati dal luogo, con una forte connotazione site-specific, in grado di dialogare e di far nascere riflessioni sull’ambiente che li ospita. 
È un progetto che fa un po’ sognare, in una città in cui l’equilibrio tra flussi turistici e raffinatezza di visione non è per niente facile da mantenere. Ci auguriamo che prevalga il senso del vero sulla falsità generata da una cultura che si fa troppo spesso mercificazione. Vogliamo credere alla parole di Pejrone che ci parla di un giardino simpatico, di un giardino del sole, del cumulo dei ricordi che vanno mantenuti e non traditi. (Andrea Penzo + Cristina Fiore)

Sopra: Ponte Levatoio ai Giardini Reali, foto Penzo+Fiore
 


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