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Fino al 21.V.2017
Et in terra
Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery, Venezia

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 21.V.2017 - Et in terra - Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery, Venezia
pubblicato

Mescolare la terra è un po’ come mescolare il sangue. Uno di quei patti indissolubili, che richiede la lealtà delle persone coinvolte. Un gesto forte, esoterico quello della Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery, perfettamente in linea con "Il mondo magico" di Cecilia Alemani. Una prima visione per una galleria che sarà aperta fino al 21 maggio per questa sua prima apparizione, ma che verrà conclusa definitivamente solo dopo l’estate. 
Qui a Venezia si dice "el sangue no xe aqua”, forse perché di acqua ce n’è già abbastanza. Entra ed esce dalla laguna un po’ come le grandi navi, e come  quelle centinaia di eventi che ruotano attorno alla Biennale, o che della Biennale fanno parte. In questo turbillon di apparizioni mordi e fuggi entriamo nel ventre di quella che sarà un galleria e che, con un’azione coraggiosa e poeticamente irriverente, viene aperta al pubblico quando ancora la si deve solo immaginare. Lo spazio però è tremendamente concreto e vero, profondamente e tipicamente veneziano, con l’acqua che si affaccia dalla porta che dà sul canale, quella terra umida e scivolosa che emerge dal sottosuolo, le gibigiane che stanno già attraversando il cuore delle installazioni. 
Guardiamo con entusiasmo un’entusiasta Beatrice Burati Anderson che sente tutta l’importanza dell’intuizione che ha avuto, aprire una galleria a Venezia che parlasse con e della città, desiderosa di innescare processi virtuosi e di lungo corso, rivolta non solo al mostrare ma anche al creare, all’essere, al progettare. 

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"Et in terra” viene messa nella mani di un gruppo di artisti veneziani che hanno già solcato le acque dei più rispettabili contesti dell’arte contemporanea. Proprio la loro capacità di leggere e sentire la città ha generato una serie di opere in perfetto equilibrio con quel contenitore in divenire in cui non si sente la mancanza di alcun bianco alle pareti.
Quella boa come un aquilone marino in controluce adagiata da Giovanni Rizzoli davanti alla riva d’acqua, ridefinisce i limiti estremi dell’ambiente non solo tra un dentro e un fuori, ma fra la gravità e la spinta liquida, tra la luce e il suo opposto, tra la terra e l’acqua. Tutto l’espositivo appare sospeso tra due punti in dialogo tensivo tra di loro. Così la boa si fa guardare dal ritratto dell’artista fatto di alghe raccolte dalla linea di galleggiamento della città. Lui vuole essere Venezia, non limitarsi a rappresentarla. Il dialogo tra ritratto e boa diventa uno spazio in cui lo spettatore rimane imbrigliato, esattamente come gli accade restando sospeso tra lo specchio di Anita Sieff e la sua scritta luminosa contornata di vetro e luce. Gli elementi soffiati, emersi quasi organicamente dall’immaginario dell’artista, diventano ombre che fluttuano su quella superficie riflettente che permette la comprensione. 
Al centro dello spazio la clessidra di Giorgio Andreotta Calò, un monumento al tempo che erode l’anima di una struttura solida proprio lì dove l’acqua la lambisce. Se nella realtà però l’erosione è un nemico da combattere o a cui arrendersi, qui il bronzo, metallo che si autoimmunizza dal trascorrere del tempo, rende immortale quell’attimo che divide l’oggetto originario dalla sua sconfitta. 
Se le opere di Francesco Candeloro creano un filtro luminoso e colorato tra l’ambiente e l’esterno, il riflesso di luce di Marco Nereo Rotelli infonde di sé una piccola stanza nascosta e inagibile, in cui si riverbera una scritta già presente nello spazio centrale: "L’acqua a Venezia ha più regole ma la sua idea è come trasgredirle”. Sempre riflessi, doppi, specchi.
Margherita Morgantin agisce invece con gran delicatezza dando voce al profondo, con i suoi due Monologhi di ritrovamento. Un segno tenace ma non sempre uguale a se stesso, in grado di registrare le oscillazioni occulte, come un sismografo che senta anche onde presunte. 
Mentre i lavori impregnano lo spazio, appare fondante quel buco lasciato aperto per accogliere una terra amica e prolifica, attuando un passaggio che sia gravido di potenzialità: l’azione performativa di Gianfranco Baruchello si svolge proprio qui, è uno scambio tra due luoghi differenti che ne confondono i confini. Più di mille chili per una cassa piena di terra in cui sono stati accuratamente indicati il mandatario e l’oggetto della spedizione. Un metro cubo di terreno per ricordare che Venezia non è soltanto acqua ma anche molta, imprevedibile e fertilissima terra. 
Tanti elementi significativi, ben allestiti, in sintonia e in dialogo con i campi che magneticamente si formano intorno a questo luogo, danno l’idea di un progetto che a Venezia serviva. 

Penzo+Fiore
mostra visitata il 10 maggio

Dal 10 al 21 maggio 2017
Et in terra
Beatrice Burati Anderson Art Space & Gallery
Corte Petriana San Polo 1448 – 30125 - Venezia
Orari: dalle 10:00 alle 13:00 / dalle 15:00 alle 20:00, altri orari su appuntamento
 


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