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L’album di Roger Waters ritirato per plagio alle opere di Emilio Isgrò. Guerra tra le arti?

   
   
 
L’album di Roger Waters ritirato per plagio alle opere di Emilio Isgrò. Guerra tra le arti?
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Che per Emilio Isgrò la cancellatura sia anche qualcosa di più di una firma, è un dato di fatto. Ma i grafici che hanno lavorato all’ultimo album di Roger Waters, sembrano a digiuno di storia dell’arte contemporanea. Oppure, al contrario, Sean Evans, Danny Kamhaji e Dan Ichimoto, potrebbero anche essere dei grandissimi ammiratori dell’artista siciliano. Perché il concept della copertina, del booklet e delle etichette di cd e vinili di "Is this the life we really want?", è proprio al limite tra plagio e citazione, in particolare de Il Cristo Cancellatore, installazione di leggii e libri 38 volumi con il testo quasi tutto cancellato, che fu esposta per la prima volta nel 1968, alla Galleria Apollinaire e, successivamente, edita in 4 volumetti. Ed è proprio l’opera presa in esame dal Tribunale di Milano, che propende decisamente per la prima ipotesi e, ipotizzando gli estremi per una violazione al diritto d’autore, ha imposto l’interruzione delle vendite, sia fisiche che online, alla Sony Music, distributore delle copie in Italia. Creando non pochi grattacapi anche alla Columbia Records, perché se la sentenza dovesse essere confermata all’udienza del 27 giugno, i legali di Isgrò potrebbero puntare a far ritirare le copie anche nel resto del mondo. 
Guerra totale tra le arti? Emilio Isgrò ci gioca su ma fino a un certo punto: «Quello che si è verificato è un plagio palese delle mie opere. Detto questo, e al di là di questo, Roger Waters è un artista che ammiro, e che mi piace molto. E magari, un giorno, avremo anche occasione di incontrarci». Sperando che, qualora dovesse succedere, abbiano già seppellito la proverbiale ascia. 
In ogni caso, c’è anche un terzo artista che, in questo momento, starà seguendo con attenzione la vicenda. Si tratta di Man Ray, ovunque egli sia, che nel 1924 compose il suo Poema Ottico interamente di cancellature, interpretando le indicazioni fornite da Tristan Tzara, nel suo Manifesto sull’amore debole e amore amaro: «Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che voi desiderate dare alla vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Tagliate ancora con cura ogni parola che forma tale articolo e mettete tutte le parole in un sacchetto. Agitate dolcemente […] Ed eccovi diventato uno scrittore originale e fornito di una sensibilità incantevole, benché, si intende, incompresa dalla gente volgare».
 


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