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 Un progetto di cucito collettivo a Palermo, aspettando Manifesta 12. Ne parlano la curatrice Simona Merra e l'artista Sara Basta  Simona Merra 
 
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Abito lo Spazio è un progetto itinerante di arte partecipata dell’artista romana Sara Basta che si sviluppa nel tempo coinvolgendo gruppi di persone di diverse età e culture che prendono parte all’atto creativo attraverso la pratica del cucito. 
Reduce da diversi incontri e workshop svolti a Palermo in occasione del progetto "Schools in Tandem” promosso da Manifesta 12, desideravo che Sara raccontasse la sua esperienza con le scuole coinvolte nel progetto che abbiamo ideato insieme un anno fa.
Nella tua pratica artistica è sempre costante la relazione che si crea fra le persone che coinvolgi nelle tue opere e nelle tue azioni. Infatti attraverso l’attività laboratoriale riesci a rompere quella distanza tra opera e pubblico e a valorizzare il processo dell’atto creativo. Abito lo Spazio è un intreccio di tutto questo, come le storie che tu raccogli attraverso il cucito e le stoffe che le persone ti donano…
«Si esatto, senza innescare una relazione il mio lavoro non prende vita, è una necessità che sento anche nei progetti che nascono in solitudine. Devo conoscere lo spazio in cui agisco, abitarlo, in qualche modo creare un contatto per poterlo pensare, elaborare. Solo dopo questo passaggio riesco a sviluppare un lavoro. Sono curiosa e mi annoio facilmente. Ho la necessità di conoscere persone e contesti sempre diversi e da questo bisogno personale nasce il desiderio di lavorare con gli altri. È un bisogno molto elementare di socialità».

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Abito lo Spazio, Sara Basta, courtesy l'artista

"Schools in Tandem” è un progetto di cooperazione in 8 quartieri di Palermo che mette insieme 8 scuole in 4 tandem. Tu hai partecipato alla call di Manifesta 12 che,  in occasione della sua prossima edizione del 2018, ha lavorato con artisti e creativi in ambito educativo. Hai lavorato nel tandem "Vicinato” con gli studenti dell’Istituto Madre Teresa di Calcutta e Gonzaga che hanno cucito con te durante tutto il periodo di residenza. Ci puoi raccontare come si sono svolti gli incontri e come hanno dialogato le scuole fra di loro? 
«Gli incontri si sono svolti nelle due scuole che hai citato, con gli studenti che hanno lavorato sempre insieme alternando gli appuntamenti nell’uno e nell’altro plesso. La scelta fatta da Manifesta nell’abbinamento delle due scuole è stata molto stimolante per me. L’istituto Gonzaga è una scuola privata internazionale i cui studenti svolgono lezione principalmente in inglese. Il Madre Teresa di Calcutta è una scuola statale nel quartiere di Ballarò, internazionale di fatto, per la provenienza di molti studenti. Questa differenza iniziale, che cominciava con i diversi quartieri per arrivare alla provenienza geografica e culturale, ha rappresentato per i bambini e le bambine uno stimolo in più a conoscersi e scoprirsi. È stato molto divertente osservare i bambini di Ballarò che insegnavano il dialetto ai ragazzi della scuola internazionale, palermitani come loro. Vedere poi come la distanza iniziale diminuiva ad ogni incontro, dal primo in cui ognuno era seduto solo vicino al proprio compagno di classe, fino all’ultimo in cui i posti erano tutti mischiati come le stoffe che loro hanno cucito». 
In occasione della Notte Bianca di Palermo, tu e altri artisti partecipanti in altri tandem (#Mare, #Playground, #Distanzamentale), avete presentato i vostri progetti in  Piazza Bellini. Come è stato l’impatto con la città e cosa hai presentato? 
«L’impatto con la città è stato molto positivo, Palermo è molto stimolante come molte città del sud Italia. In quella occasione abbiamo presentato ed esposto il risultato dei nostri incontri, nello specifico per Abito lo Spazio un arazzo composto delle stoffe cucito dalle due scuole e le storie scritte direttamente dai bambini per raccontare l’origine della loro stoffa. Le storie sono state quindi stampate ed esposte per l’occasione. È stato emozionate ritrovare le stoffe e le storie esposte in piazza. È stata una festa». 

Abito lo spazio è un progetto ideato da Sara Basta a cura di Simona Merra

In alto: foto di Paolo Castronovo
 


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