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Fino al 15.X.2017
Piranesi. La fabbrica dell’utopia
Museo di Roma di Palazzo Braschi, Roma

   
  Luca Liberatoscioli 
 
Fino al 15.X.2017 - Piranesi. La fabbrica dell’utopia - Museo di Roma di Palazzo Braschi, Roma
pubblicato

È possibile definire "grande” un architetto, anche se concretamente realizzò soltanto un edificio? La risposta, affermativa, arriva perentoria dalla mostra "Piranesi. La fabbrica dell’utopia”, al Museo di Roma di Palazzo Braschi dal 16 giugno al 15 ottobre 2017. 
Giovanni Battista Piranesi, che era solito nelle sue incisioni firmarsi architetto veneziano, sceglie come soggetto elettivo della sua ricerca intellettuale e artistica qualcosa che racchiude già in sé un ideale di bellezza: Roma e l’antico. Riferimento comune nella storia dell’arte; tuttavia lui riesce a trattarlo in modo originale, creando con la sua ingente produzione grafica un caleidoscopio di immagini frutto della sua perizia tecnica così come della sua immaginazione: dalla ricostruzione fedele della realtà a quella ri-creata dall’artista. Non solo Roma, tra i suoi modelli ci sono anche quelli della sua formazione veneziana: l’architettura studiata attraverso la passione per Palladio e gli influssi del colore della pittura veneta, evidente negli effetti violenti di chiaroscuro presenti nelle sue incisioni.
La mostra è organizzata sulla base delle circa duecento incisioni appartenenti alle collezioni di Palazzo Braschi e della Fondazione Giorgio Cini. La costruzione del percorso espositivo si rivela efficace e la notevole quantità di immagini è integrata da un’opportuna appendice fotografica relativa alla chiesa da lui progettata, Santa Maria del Priorato a Roma: si consente così un’esaustiva riflessione sulla sua arte e sul ruolo che Piranesi ebbe nello scenario artistico settecentesco (e già questo è un buon motivo per apprezzare una mostra). 
La visita è un viaggio affascinante nell’idea settecentesca di Roma antica; per questo Palazzo Braschi, costruito su committenza di Pio VI, è un ideale contenitore. Ne emerge un Piranesi intellettuale schierato, a favore della superiorità dell’architettura romana su quella greca, difesa con vigore da personalità altrettanto illustri come Winckelmann; questo aspetto è esplicitato nella sezione dedicata alla polemica con Pierre Jean Mariette. 
È un grande conoscitore, il che gli consente di rappresentare con rigorosa esattezza l’immagine dei grandi edifici romani, ma senza limitarsi a idealizzare in maniera astratta perché il suo è uno sguardo diverso, innovativo; lo è per gli scorci che sceglie nelle sue rese grafiche, ma lo è soprattutto per la volontà andare oltre la semplice riproduzione della realtà che osserva, arrivando a proporre un’idea, a volte utopica (come recita anche il titolo della mostra) di ricostruzione, di una nuova età dell’oro per l’architettura, non interpretata come semplice copia degli antichi ma re-inventandola secondo i canoni settecenteschi.

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Giovanni Battista Piranesi, Mausoleo di Cecilia Metella, 1762, acquaforte, Museo di Roma

Il "vocabolario” grafico che lascia come eredità nelle sue incisioni è talmente completo che racconta il passato e allo stesso anticipa il futuro delle arti grafiche dimostrandosi, proprio come le sue architetture, un artista senza tempo. 
Le opere in mostra raccontano la sua ricca produzione attraverso 16 sezioni tematiche che, molto ben realizzate, guidano il visitatore alla scoperta della poliedricità di un artista unico.
Si inizia dalla sezione dedicata all’Architettura di progetto e di veduta, con le stampe di un giovane artista appena giunto da Venezia, fresco di studi sull’architettura, che, alle prese con il primo contatto con l’antico, vuole proporre la sua idea non accontentandosi di riportare semplicemente ciò che vede. 
La classicità non è solo un modello ma un punto di partenza su cui sviluppare ulteriormente la sua idea di architettura dove logica e immaginazione vanno di pari passo l’un con l’altra. 
Una delle caratteristiche principali delle sue incisioni è l’uso non convenzionale della prospettiva, che qui non è chiaramente quella rinascimentale, ma tende ad allungarsi od a restringersi, con il risultato di accentuare l’imponenza delle sue creazioni, avvolgendole di un fascino quasi irreale e creando delle scenografie molto ardite.  
Un altro elemento peculiare nell’arte di Piranesi, che lega come un filo invisibile la maggior parte delle sue opere in esposizione, è la profonda sensibilità con cui tratta il rapporto tra natura e architettura, con la seconda che sembra nascere dalla prima e comunque si sviluppa sempre in maniera organica, ad imitazione di quello che avviene nel mondo naturale.
Tra le sezioni, merita una menzione particolare quella dedicata alle Carceri, pubblicate per la prima nel biennio 1749-1750 sotto il titolo di Invenzioni capric[ciose] di Carceri all’acqua forte, dove la sua visionarietà produce immagini stranianti, vertiginose, claustrofobiche, con prospettive labirintiche che rendono perfettamente l’idea di angoscia e disperazione. Questa parte viene vissuta dal visitatore in maniera particolarmente coinvolgente grazie anche all’integrazione della realtà virtuale che aumenta la percezione attraverso sofisticate creazioni in 3D delle invenzioni piranesiane. 
Lungo il percorso espositivo è possibile valutare un altro aspetto interessante dove le nuove tecnologie si accordano perfettamente con le finalità scientifiche di un evento del genere: la ricostruzione, grazie alla modellazione 3D e procedimento stereolitografico, di alcuni oggetti d’arredamento ideati dall’artista. 
In questa mostra Piranesi ci viene presentato attraverso tutti i suoi aspetti fondamentali, quelli legati al suo genio, la formazione veneziana, l’amore per l’antico e per Roma, la sua visionarietà, le straordinarie capacità nella tecnica dell’incisione, il rapporto profondo con la natura; e quelli che fanno parte del carattere della persona, come la vis polemica e la sua incessante attività intellettuale.
La sensazione finale è quella, sempre auspicabile, di aver visitato una mostra ben organizzata, dove anche le nuove tecnologie supportano in modo non invadente e concorrono alla valorizzazione delle opere di un grande artista.

Luca Liberatoscioli
mostra visitata il 15 giugno 

Dal 16 giugno al 15 ottobre 2017
Piranesi. La fabbrica dell’utopia
Museo di Roma di Palazzo Braschi 
Piazza di San Pantaleo, 10
Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 
Info: www.museodiroma.it

 


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