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Ridateci i quadri di Modigliani. L’assessore livornese scrive agli organizzatori della mostra di Genova

   
   
 
Ridateci i quadri di Modigliani. L’assessore livornese scrive agli organizzatori della mostra di Genova
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La mostra dedicata ad Amedeo Modigliani, al Palazzo Ducale di Genova, si è quasi conclusa ma continuano le discussioni sulla dubbia autenticità di tredici opere, tra le trenta in esposizione. Al punto che l’Assessore alla Cultura del Comune di Livorno, Francesco Belais, ha deciso di scrivere un accorato appello agli organizzatori e a tutti i genovesi: «Fate un regalo a Modì nel giorno del suo compleanno: restituite a Livorno le tre opere che avete in esposizione e che sono senza alcun dubbio autentiche». 
Per celebrare il 133esimo compleanno, nella città toscana, dove il grande artista nacque il 12 luglio 1884, saranno organizzati eventi e mostre, come «Percorsi attorno ad Amedeo Modigliani, maestri, amici e suggestioni nell’arte toscana tra ‘800 e ‘900», con quaranta opere provenienti dalla collezione di Carlo Pepi, che nel 1984 svelò la burla del ritrovamento delle "teste”, realizzate da tre studenti ed erroneamente attribuite da tutta la critica del tempo alla mano di Modì. Ed è stato ancora lui a criticare, per primo, la scelta delle opere per la mostra genovese: «Ho avuto la disgrazia di vedere il catalogo della mostra del povero bistrattato Modigliani a Genova e come temevo, rarissime sono le opere di sua mano», scriveva sul suo profilo Facebook, poco prima di inviare un esposto alla procura della Repubblica, con conseguente apertura delle indagini. Ma, a oggi, è successo poco o nulla e così Pepi ha continuato la sua invettiva e sempre sui social network ha fatto sapere che «Il migliore omaggio all'artista sarebbe quello che il Comune di Livorno prendesse finalmente posizione contro i falsi e falsari, intanto richiedendo indietro le tre opere che ha prestato all'indecorosa mostra di Genova ove il povero concittadino esce con le ossa rotte». E il Comune di Livorno, accogliendo la richiesta dell'illustre cittadino, ha rotto gli indugi, con la lettera, certamente non tenera, dell'assessore Belais. «Più di un mese fa, il sindaco Nogarin aveva chiesto che fosse fatta chiarezza. Da allora abbiamo visto un valzer di pareri più o meno concordi sulla non autenticità di diversi dipinti, ma anche prese di posizione opposte da parte degli investigatori. A questo punto, la misura è colma: chiarezza non è stata fatta e dunque noi rivogliamo le nostre opere, che non meritano di essere accostate a lavori tanto controversi», ha concluso l’assessore livornese.
 


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