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Al PAN di Napoli, i supereroi vestono pop. In mostra i characters di Esteban Villalta Marzi

   
   
 
Al PAN di Napoli, i supereroi vestono pop. In mostra i characters di Esteban Villalta Marzi
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«Mi chiamo Logan ma molti mi conoscono come Wolverine. Sono il meglio in quello che faccio. Ma quello che faccio...non è piacevole». Dura la vita da supereroe, ma anche la vita dell'artista non è mai stata facile. I personaggi muscolari di EVM, acronimo di Esteban Villalta Marzi, hanno per comune denominatore il carattere. "C(h)aracter Pop" è stata allestita negli spazi espositivi del PAN ed è un viaggio nell'universo pittorico dell'artista romano. Il curatore Gianluca Marziani ci ha detto che «la scelta curatoriale è caduta sulle opere più significative, realizzate dalla metà degli anni '70 ad oggi. Già agli inizi degli anni '80, Esteban va ad incarnare, in Italia, il furore espressivo della corrente artistica berlinese conosciuta come Nuovi selvaggi, un gruppo di neoespressionisti che rappresentano l'equivalente della Transavanguardia italiana». 
EVM, in piena maturità artistica, dilata la matrice Pop americana, spingendo la sua produzione verso una esasperazione del fumetto, sul quale si innesta un linguaggio barocco, creando immagini iper comunicative, iper allusive, iper fantasiose, in una parola, hyperpop. Le opere si nutrono di suggestioni presenti nell' immaginario collettivo, come la serie sulle supergirl in minigonna, con tacchi altissimi e labbra carnose al silicone, in una esplosione di sensualità chirurgica che fa arrossire i più timidi. Marzi mitizza le formose figure femminili senza veli e le proietta in scenari immaginifici, tra bondage e fetish. Nelle altre sale, l'artista espone, con un certo spirito provocatorio, i suoi graffiti degli anni '80, gli Ices Guys, i Blood Runners, per chiudere con il ciclo dei supereroi. Batman balla un flamenco, un testosteronico Hulk urla, verde di rabbia. Logan, alias Wolverine, in primo piano sulla tela, digrigna i denti prima di sferrare un pugno allo stomaco del suo nemico, mentre sullo sfondo baroccheggiante una bambina seduta in punta di sgabello suona la chitarra. (Danilo Russo)
 


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