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Vamos a Madrid!

   
 Una rotta significativa, un impegno lungo mezzo secolo, e la riprogettazione di un modello in una Capitale europea: a margine della nascita di Fundación Sandretto al Matadero matteo bergamini 
 
Vamos a Madrid!
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Madrid è bellissima. "Sai che scoperta", direte voi. Eppure questo è uno dei motivi scatenanti che hanno portato Patrizia Sandretto Re Rebaudengo a prendere in considerazione, ieri ufficializzata alla stampa, di aprire qui una terza sede della sua istituzione, dopo Guarene e Torino. L'altro motivo, ci dice la Presidente, è la voglia di espandersi in una Capitale europea dove gli sforzi degli ultimi 20 e passa anni in Piemonte possano trovare un nuovo respiro. Torino, senza se e senza ma, resterà la base di FSRR, ma quel che si doveva dimostrare lo si è già fatto egregiamente, insomma.

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Patrizia Sandretto Re Rebaudengo davanti alla Nave 9 del Matadero Madrid


E allora si prende il volo, come vi abbiamo già raccontato, non in uno spazio qualsiasi, ma al Matadero, l'ex mattatoio cittadino, situato alla fermata della metropolitana di Legazpi (zona sud ovest), e che miete numeri che si aggirano intorno ai 3 milioni di visitatori l'anno, stando a quanto ci racconta la direttrice, Carlota Alvarez Basso. Quel che è altresì vero, è che qui non è così facile contare gli ingressi, perché trattasi di una piazza pubblica e aperta, inclusiva, che durante i week end è addirittura sovraffollata. Anche questo lato ha colpito Sandretto Re Rebaudengo, al di là dell'apertura di sinergie, scenari e possibilità di scambi con la realtà dell'arte contemporanea cittadina, con la prospettiva di gettare ponti anche su quell'America Latina di cui qui si sente prossima la vibrazione e l'energia, nonostante vi sia un oceano di mezzo. Gli altri numeri del Matadero, invece, sono abbastanza chiari: per ora nel vecchio macello sono occupati 10 spazi: 6 in mano a privati e 4 gestiti dalla municipalità. Ogni spazio, dalla Casa de Lector alla Cineteca, alla Naves Matadero per le arti live, ha un direttore artistico indipendente, che lavora in autonomia sulla propria programmazione. Al Matadero (dove vi sono anche 2 ristoranti) dal 2007, anno della sua inaugurazione, sono stati investiti qualcosa come 111 milioni di euro (per oltre 160mila metri quadrati), dei quali meno del 30 per cento impiegati dal comune di Madrid, e i restanti ad opera di privati o finanziamenti ottenuti con bandi europei. 

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Douglas Gordon- Philippe Parreno, Zidane. A 21st Century Portrait, 2006  Collezione Sandretto Re Rebaudengo

Dal Matadero, seguendo in bicicletta o a piedi il corso del Rio, si arriva al Palazzo Reale; al Matadero, per studiarne il modello, vi è una visita istituzionale a settimana. E Patrizia Sandretto racconta anche che, quando si è diffusa la notizia del suo arrivo, più di qualcuno ha pensato bene di presentare il proprio progetto per la Nave 9, lo spazio che ospiterà parte della collezione permanente e le cui caratteristiche avete letto ieri. Una scelta, quella di sbarcare qui, ponderata negli ultimi due anni e molto, molto, sentita e voluta. Tanto che, ancora Sandretto durante la conferenza stampa, ha dichiarato di considerare la Spagna il suo secondo Paese. Al di là delle scelte romantiche è però anche presente un gesto di rottura nei confronti dell'Europa dell'arte anglocentrica, all'altalenante sciovinismo francofono, distanziandosi dall'idea della novità portoghese di Lisbona come nuova Mecca del contemporaneo. L'arrivo della collezione Sandretto e della sua lunga progettualità legata alla promozione, alla cura, alla mediazione e alla didattica dell'arte, potrà permettere di aprire una nuova dimensione sulla fruizione del contemporaneo nella Capitale spagnola dove, bisogna pur ricordarlo, il museo ufficiale dedicato al contemporaneo è il Reina Sofia che, senza nulla togliere, così improntato alla promozione dell'arte di oggi non è, anzi. Mentre lo è, ufficialmente, il complesso Matadero. Spalleggiata dall'attuale sindaco di Madrid Manuela Carmena Castrillo, donna dall'aspetto di "nonnina" che si rivela essere un bulldozer parlando dell'importanza, per i cittadini, della conoscenza di una bellezza che faccia rima non solo con estetica ma anche con "etica", Patrizia Sandretto sembra lanciare un altro sasso nello stagno dell'immobilismo, scuotendo le acque e premendo l'acceleratore in una direzione inattesa.

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Manuela Carmena Castrillo, sindaco di Madrid e Patrizia Sandretto Re Rebaudengo


Un'operazione curiosamente "in rosa" anche questa, data la fortissima componente di personaggi femminili presenti sulla scena, che coincide con l'opening della collezione della gallerista Soledad Lorenzo, paladina delle "arti libere" durante e dopo il franchismo con la sua galleria Theo che ha concesso la propria raccolta (di artisti spagnoli) proprio al Reina Sofia, e che probabilmente resterà donata al museo. Ma i ringraziamenti, per questa operazione che somiglia alla volontà di Monsieur Pinault di portare la sua Fondazione anche a Parigi alla Bourse de Commerce, passano anche per il Segretario di Fondazione Sandretto, Carmelo di Gennaro (Ex direttore dell'Istituto Italiano di Cultura a Madrid), o per Isabela Mora, collezionista madrilena, che hanno permesso l'attivazione delle sinergie per la nascita della Fundación Sandretto Re Rebaudengo Madrid. E la Fundación si occuperà in toto del ripristino completo dalla Nave 9 (riservata in origine alla macellazione del pollame), con una concessione demaniale cinquantennale rispetto a questo progetto. Forse non sarà l'eternità, ma di questi tempi non ci sembra poco, specialmente quando trattasi di un progetto a 360 gradi e che da qui al 2019, anno di apertura della sede, promette già di movimentare l'atmosfera: installazioni site specific, performance, incontri. E Madrid, come ha ricordato in conferenza il coordinatore generale del Comune Luís Queto "Non ha fatto alcun regalo", mentre Sandretto sicuramente alla città castigliana qualche cosa porterà. Speriamo che i torinesi non se ne abbiano troppo a male.

Matteo Bergamini

 


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