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Fino al 15.X.2017
Tigers in flip-flops
Marco Godinho e VOID per Darcena Residency #3
Galleria Massimo De Luca, Mestre

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 15.X.2017 - Tigers in flip-flops - Marco Godinho e VOID per Darcena Residency #3 - Galleria Massimo De Luca, Mestre
pubblicato

Entriamo in galleria e la scena che ci troviamo di fronte è quella di un gruppo di uomini con giacche eleganti o scarpe classiche che immergono i polpastrelli in un cuscinetto di inchiostro nero, per sporcare delle loro impronte la copertina nivea di un pamphlet. La scena è giocosa e le tracce di colore non sono allineate o incasellate una accanto all’altra, formano invece una sorta di raggiera che i quattro uomini compongono afferrando l’oggetto. Attorno a loro una folla di addetti ai lavori  attende diligentemente la propria copia autenticata, attenta a non macchiarsi. 
L’impronta digitale è il simbolo della schedatura dell’uomo. Chi abbia commesso reato deve depositare il segno univoco della sua identità. Qualche anno fa scoppiò la polemica sulla possibilità di raccogliere in maniera coatta le impronte digitali dei migranti entrati in Italia, sottolineandone la presunta propensione a delinquere che avrebbero dovuto portare con sé. Marina Bastianello, ideatrice del progetto Darsena Residency alla Massimo De Luca di Mestre, indossa degli orecchini che disegnano nel vuoto la linea di battigia del Mare Nostrum, quel Mediterraneo solcato e naufragato da una processione di anime in bilico tra Africa ed Europa. Nell’azione dei quattro uomini vestiti di scuro e nel gioiello che disegna il vuoto nel movimento della Bastianello, si riverbera il timbro "Forever Immigrant” di cui si è marchiato Marco Godinho. Il mare-gioiello di Godinho è un mare chiuso; per gli antichi superare le Colonne d’Ercole significava sfidare l’inconosciuto, affrontare le quattro correnti che spezzavano il folle volo di chi avesse voluto sfidare i limiti del mondo allora concepibile. L’artista sottolinea la resa di un’umanità che ha deciso di sottrarsi troppo spesso alla sfida dell’ignoto, e lo fa con un gioiello che sussurra all’orecchio una constatazione di sconfitta. Sempre d’inchiostro è fatta Lunar Cycle, una scansione lunare quotidiana di quotidiani locali, in cui si legge in negativo la presenza della notizia, come fosse uno spioncino lasciato libero dal depositarsi dell’inchiostro sull’inchiostro. La presenza così insistita dei toni scuri diventa evanescente nei neon pieni di luce sapientemente collocati verso i punti cardinali che segnano il nord e il sud, affermando perentori: "Going south is not the same as going north / Going north is not the same as going south”. 

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Tigers in flip-flops, Marco Godinho e VOID per Darcena Residency #3

VOID, collettivo italo-belga composto da Arnaud Eeckhout e Mauro Vitturini, è l’altra metà del capannello di uomini dell’ingresso. Loro lavorano con il suono, lasciano che incida di sé superfici difficili da scalfire, cogliendole nella debolezza della loro trasformazione. Il vetro, che rischia la rottura di fronte a note troppo acute, viene sottoposto alle vibrazioni acustiche in quel momento delicatissimo in cui si trova a metà tra liquido e solido, utilizzando un bronzino sollecitato da onde sonore che riescono ad essere abbastanza forti da imprimere di sé il materiale ancora caldo. Ne nascono fiati freddi di vetro, solcati da dune di suono. A queste delicatissime trasparenze si aggiunge la dorsale di stagno che spacca in due la parete bianca della galleria, in cui si affastellano i calanchi creati dalla voce che canta la prima canzone registrata nella storia, Au claire de la lune. L’operazione si è svolta su una spiaggia, con le vibrazioni delle corde vocali si è scavata la sabbia e, dal negativo, si è creata la dorsale. Ancora col suono gioca il lavoro Orgue basaltique, piccole colonne di lana di roccia che compongono la rappresentazione stilizzata di una mappa orografica lagunare sommersa. La lana di roccia è il materiale fonoassorbente che ridefinisce il paesaggio acustico in cui siamo immersi. 
Il quarto uomo è il curatore, Daniele Capra. Il suo ruolo durante il mese di residenza artistica è stato quello di tenere il timone della creatività prolifica dei tre artisti, traghettandoli in un territorio liminale e denso come quello della Mestre che si affaccia al Canal Salso, l’arteria d’acqua che connette la terraferma alla laguna. Una zona di confine, né Venezia né Mestre, luogo di suggestione e produzione. È bastato lavorare sulle scintille per dar fuoco alle polveri, ci fa intendere il curatore, che è riuscito a creare le condizioni perché ogni idea raggiungesse con pulizia ed equilibrio la sua forma più matura. 

Penzo+Fiore

Dal 30 settembre al 15 ottobre 2017
Tigers in flip-flops
Marco Godinho e VOID per Darcena Residency #3
Galleria Massimo De Luca
Via Torino, 105/Q, Mestre 
Orari: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 17.00
Info: www.massimodeluca.it/
 


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