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Quale ora è quella giusta? Ne parliamo con Canedicoda e Roberta Mosca, per la performance da Raum

   
   
 
Quale ora è quella giusta? Ne parliamo con Canedicoda e Roberta Mosca, per la performance da Raum
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Che sia rappresentabile come una successione di stati e momenti oppure come un fluire costante e durevole, il tempo raramente è uguale a se stesso, le mezze stagioni non sono mai esistite ed è la nostra percezione a essere relativa. Comunque, occasioni per soffermarsi sul tempo, per vedere come fa a passare, non ne sono rimaste molte, magari il momento giusto sarà tra le 16 di sabato, 14 ottobre, e le 16 di domenica, 15 ottobre, con Musica per un giorno (Anno 2°), perfomance non-stop di Canedicoda e Roberta Mosca, che aprirà la stagione di Raum, lo spazio di Xing, organizzazione culturale bolognese fondata nel 2000. Il progetto prende spunto da Musica per un giorno registrata in un mese, un disco di improvvisazione e field recordings della durata 24 ore realizzato da Canedicoda sotto l'alias Ottaven nel gennaio 2012. 
Il lungo evento di Raum rientra nel programma della tredicesima Giornata del Contemporaneo promossa dall'AMACI-Associazione Musei Arte Contemporanea Italiani e nell’ambito di 40° sopra La Performance, kermesse bolognese che, da venerdi 13 a sabato 14 ottobre, a Palazzo Magnani, propone azioni di Cristian Chironi, Davide Savorani, Jacopo Miliani/Jacopo Jenna, Sissi e Francesca Grilli
Musica per un giorno non sarà un concerto, non sarà uno spettacolo di danza, più un’esperienza sottile e immersiva, diffusa tra se stessi, tutti gli altri che condivideranno l’esperienza e gli orologi da polso, da tasca, a pendolo, atomici, interiori, smartphone. Ne abbiamo parlato con gli autori. 

Com’è nata la vostra collaborazione? Come avete sviluppato questo progetto? 
«Ci siamo conosciuti a Bologna, durante un'edizione di Live Arts Week, territorio sempre fertile e cangiante dove seminare o testare nuove idee. La necessità era semplicemente di implementare, aggiungere qualcosa di nuovo al proprio individuale percorso. Da parte di entrambi c'è stata molta apertura e disponibilità. A Giovanni nella musica mancava un elemento visivo e che potesse essere vivo, indipendente ma collaborativo. Roberta aveva bisogno di ambienti nuovi o diversi - banalmente meno istituzionali - dove vivere il movimento. Almeno temporaneamente o come pratica parallela». 

Musica per un giorno è al suo secondo anno. Cosa è cambiato rispetto alla scorsa esecuzione? A cosa potremo assistere tra 24 anni? 
«Crediamo sia un processo in divenire che sottolinea la possibilità di crescita attraverso la persistenza. Speriamo sempre che con la pratica ed il tempo, esperienza e sensibilità possano affinarsi. L'idea di perpetuare una performance di 24 ore, una sola volta l'anno e per un ciclo di 24 anni esprime rigidità ma anche determinazione. Cambieranno di volta in volta gli spazi che ci ospiteranno, quindi cambieranno le possibilità del movimento del corpo e del suono. Cambierà sicuramente il pubblico e giustamente cambieremo anche noi. Questo progetto è anche una domanda: quanto è elastica la nostra percezione del tempo?» 

Movimento e suono, nello spazio. Come avete trovato la giusta alchimia per unire questi tre elementi? 
«Può essere banale ma entrambi abbiamo cercato il più possibile di alimentare gesti e necessità spontanee. Ad essere quindi sinceri possiamo dire che non c'è molta progettazione ma piuttosto ascolto, dell'istante e della prospettiva». 

Cosa potremo scoprire, al termine delle 24 ore della performance? 
«Speriamo calore, affetto, ma anche vuoto, o meglio, libertà. È fisicamente impegnativo ma è anche lusso poter praticare o performare pubblicamente per 24 ore di fila. In parte è una piccola impresa, quindi porta con se' eventuali gioie e dolori, in che misura non lo possiamo dire. Ci vuole comunque un certo distacco. Poi è sicuramente il tempo che aiuta a rileggersi e ci suggerisce come proseguire». 

In home: foto Canedicoda, Roberta Mosca, Musica per un giorno (Anno 1) Milano 2016, foto di Sara Serighelli
 


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