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Migranti bollenti
ad Abu Dhabi

   
 Volevano raccontare l'opening del Louvre "in un contesto più ampio". Il risultato? Cinquanta ore sotto interrogatorio. Il fatto accaduto ad Abu Dhabi a due giornalisti svizzeri
  
 
Migranti bollenti - ad Abu Dhabi
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Sulla situazione dei lavoratori migranti negli Emirati Arabi Uniti se ne sono scritte tante, e poco di belle. La manodopera "a basso costo" è stata largamente usata anche per la costruzione del nuovo Louvre, che ha aperto ufficialmente al pubblico tre giorni fa, ma è una questione di cui - nel Paese - è meglio tacere. 
Due giornalisti, Serge Enderlin e il cameraman Jon Bjorgvinsson, della rete svizzera RTS, in loco per seguire l'opening del nuovo museo, sono stati arrestati giovedì scorso dopo aver scattato fotografie in un mercato all'aperto di Abu Dhabi. Perché? Volevano, appunto, inserire nel report sul Louvre anche la questione dei lavoratori.
Il risultato? Enderlin e Bjorgvinsson sono stati bendati e trasportati in strutture separate e le loro macchine fotografiche, computer, schede di memoria e altre attrezzature sono state confiscate. E sono stati sottoposti ad interrogatori durati anche dieci ore.
"Non ci hanno mai ferito, ma le domande sono state dure e lunghe", riportano i due a The Art Newspaper. Entrambi i giornalisti, poi, hanno dovuto firmare una confessione in arabo per essere liberati. "Abbiamo presunto che ciò che abbiamo firmato fosse solo una sintesi di quello che avevamo detto durante il nostro interrogatorio". Le autorità degli UAE hanno tenuto nel Paese la maggior parte delle attrezzature e oggetti personali. Su Twitter, Pascal Crittin, il direttore generale della RTS, ha condannato "la violazione della libertà di stampa alla quale i nostri giornalisti sono stati sottoposti ad Abu Dhabi".

 


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