Fino la 3.XII.2017 - Algorithmic Signs - Bevilacqua La Masa, Venezia 3115 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

Fino la 3.XII.2017
Algorithmic Signs
Bevilacqua La Masa, Venezia

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino la 3.XII.2017 - Algorithmic Signs - Bevilacqua La Masa, Venezia
pubblicato

Il procedimento sistematico di calcolo che prende il nome di "algoritmo” era un concetto strettamente legato agli studi matematici e informatici, fino a pochi anni fa. Negli ultimi anni però gli algoritmi sono entrati nelle nostre vite con nomi specifici, ad esempio l’EdgeRank di Facebook o il RankBrain di Google, pervadendo la dimensione quotidiana di un numero sempre crescente di persone. La linearità del tempo è stata sostituita da una sezione focalizzata che viene di volta in volta rimodulata da un’entità astratta e inafferrabile. La nostra capacità di autodeterminazione deve costantemente scendere a patti con una nuova forma di intelligenza, volta a scandire scelte, azioni, potenzialità di ogni singolo individuo. La Gartner, società di consulenza strategica internazionale, nell’analisi dei trend del 2018 individua l’intelligenza artificiale come la principale area di investimento su cui punteranno le aziende nel prossimo futuro. 
In una manciata di anni siamo stati catapultati da una visione del mondo in cui si distinguevano un livello reale, legato a ciò che si poteva percepire con i sensi e a un livello spirituale, legato alla sfera della fede, fino ad una visione odierna in cui al mondo sensibile si affianca quello virtuale, altrettanto intenso, ricco di emozioni e di realtà. 
"Algorithmic Signs" viene presentata dai curatori Francesca Franco e Stefano Coletto come una mostra storica necessaria per colmare un gap culturale tutto italiano, in virtù del quale si è rivolta pochissima attenzione alla nascita della computer art, nonostante il mezzo informatico sia diventato così presente nel nostro vivere attuale. Le sperimentazioni fatte a partire dagli anni Sessanta in ambito artistico, mostrano quanto il desiderio di incontrare delle forme nuove di messa in discussione del soggetto, fossero attive in moltissimi settori dell’arte, producendo in un gruppo ristretto ma significativo di artisti il desiderio di demandare proprio all’algoritmo matematico delle scelte che potessero influenzarne e guidarne la composizione, anche pittorica. Il libero arbitrio tutto umano è quello che guida la decisione di mettersi in dialogo con la macchina e quello che ne incanalerà i risultati estetici, ma la combinatoria viene affidata ad un’intelligenza esterna a sé. I risultati concreti di questo processo sono esibiti attraverso un corpus di opere realizzate tra gli anni Sessanta ed oggi da alcuni dei più importanti pionieri della computer art: Ernest Edmonds, Manfred Mohr, Vera Molnár, Frieder Nake e Roman Verostko
Scrive Coletto: «Le opere in mostra, raccontando questo particolare inizio, trasmettono il fascino dell’Avanguardia, che, come nell’arte di inizio Novecento, ha marcato le linee fondamentali di quello che avverrà successivamente. Le composizioni prodotte con questo script sfidano i limiti fisici del plotter, si materializzano sul metallo, sulla tela oppure nella luce attraverso le proiezioni. I lavori stimolano riflessioni sulla complessità sottesa ai pattern luminosi di colore, sulle composizioni di linee e forme, sulle  successioni e sulle sequenze di segni che diventano misteriose scritture governate da un ritmo "macchinico”. 

null
MANFRED MOHR P1272_9168 pigment ink on canvas 90x90cm 2007 Image courtesy of Carroll/Fletcher Gallery London

I lavori esposti alludono ad una affascinante e misteriosa concentrazione di un pensiero che misura la distanza tra matematica e algoritmo, tra progetto e creazione, tra imperfezione ed esattezza. Sullo sfondo l’allusione ad una mente che sembra misurare uno spazio vuoto, scrivendo con un linguaggio artificiale che, dandosi delle regole e sfidando i limiti degli strumenti a disposizione, compone una specifica e originale fenomenologia». 
L’entusiasmo del gruppo di lavoro della Bevilacqua La Masa, che ha permesso di produrre questa inedita e raffinatissima mostra, è palpabile. Parlando con Francesca Franco, curatrice che si è spostata da tempo in Inghilterra per poter seguire questo suo filone di ricerca, si percepisce il desiderio di "dare calore” ad un linguaggio che viene spesso considerato freddo e distante. La presenza di quattro artisti su cinque all’inaugurazione veneziana (unica assente, più che giustificata, la novantatreenne Vera Molnár) fa capire quanto sia forte il desiderio di trasmettere un tassello della storia culturale universale, tutto racchiuso in queste sperimentazioni diventate opere mature nel percorso che le ha condotte ai giorni nostri. La soddisfazione della curatrice sta anche nell’aver portato a Venezia, città della Biennale in cui è stato esposto tra l’altro, negli anni Settanta, quel Matrix Multiplication di Frieder Nake che campeggia nella sala al primo piano della sede di Piazza San Marco, una mostra che sta riscuotendo grandissima attenzione a livello internazionale. 
Tra gli artisti in mostra, non può non attirare la nostra attenzione l’opera di Roman Verostko, americano classe ‘29 che attraverserà l’esperienza monacale facendo parte, per alcuni anni, dell’ordine monastico dell’abbazia di St Vicent a Latrobe, PA, dove intraprenderà studi spirituali, filosofici e artistici. Questo tassello esistenziale ci sembra rilevante sia nell’osservare la carica spirituale contenuta nei suoi lavori, sia per creare un ponte con quell’indefinibile e quell’intangibile che i processi matematici tendono a configurare. Dare forma e colore all’algoritmo è un po’ come disegnare Dio, quel Dio che viene impietosamente richiamato da Byung-Chul Han in Psicopolitica: "Vogliamo davvero essere liberi? Non abbiamo forse inventato Dio per non dover essere liberi?” e non abbiamo forse inventato il digitale per demandare di nuovo ad altri la nostra libertà? Ma è stato l’uomo ad inventare Dio o Dio ad inventare l’uomo? Quanto a lungo sarà l’algoritmo ad essere stato inventato dall’uomo, e quando diventerà lui stesso il nostro generatore? 
L’esperienza di "Algorithmic Signs" non ci ha fatto uscire con la sensazione di aver visto una mostra precipuamente storica, ma piuttosto con la consapevolezza di essere stati prepotentemente costretti a guardare alla contemporaneità come a un mondo che si colloca molto più avanti di quanto non siamo abituati a percepirlo. Dare valore storico alle sperimentazioni della computer art degli anni Sessanta è come una doccia fredda che ti fa risvegliare in un’epoca in cui tutto ciò che appartiene al mondo dell’informatica è ormai una pratica di vecchia data, di cui dovremmo cominciare ad avere una percezione ed una consapevolezza molto più strutturata e matura. 
Leggendo le pagine di Byung-Chul Han in cui il mondo digitale è così strettamente connesso al potere e alla determinazione del desiderio, ci troviamo di fronte ad un termine limite come inconscio digitale: "I big data rendono leggibili, forse, i nostri desideri, dei quali noi stessi non siamo espressamente coscienti. […] Se i big data dessero accesso al regno inconscio di azioni e inclinazioni, allora sarebbe pensabile una psicopolitica capace di innestarsi in profondità nella nostra psiche e di sfruttarla”. 
Nella parabola che si dipana dagli anni Sessanta ad oggi si crea una vertigine che contempla forme, colori e campiture nate da un algoritmo ancora rudimentale fino a quell’inconscio digitale che si sta prepotentemente insinuando nel nostro mondo reale, virtuale e spirituale. 

Penzo+Fiore
Mostra visitata il 9 novembre

Dal 26 ottobre al 3 dicembre 2017
Algorithmic Signs
Istituzione Bevilacqua La Masa, 
Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, 30123, Venezia 
Orari: da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 17:00
Info: www.bevilacqualamasa.it

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Penzo + Fiore
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

trovamostre
@exibart on instagram