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L'arte fa la forza

   
 A Marsiglia un viaggio nel Mercato delle Pulci attraverso la “materia oscura” di Borondo, in collaborazione con otto artisti internazionali mariangela capozzi 
 
L'arte fa la forza
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Tre mesi di residenza. Novanta giorni in cui il vecchio Marché aux Puces della città di Marsiglia, luogo poco rassicurante ma molto suggestivo, si è trasformato in un laboratorio artistico tra i più interessanti all’interno del panorama europeo. Una sorta di "factory” cresciuta intorno all’idea di una mostra dell’artista spagnolo Borondo (Valladolid, 1989) commissionata dalla Galerie Saint Laurent, che ha riservato non poche sorprese al pubblico e agli addetti ai lavori accorsi numerosi al suo imperdibile "solo show”. Il tam tam in effetti ha cominciato a circolare da mesi: Borondo sorprende sempre per le sue idee. Visionario, capisci che ha ragione solo quando la mostra si srotola davanti ai tuoi occhi, senza incertezze o sbavature. Perché ha pensato a tutto. Galleristi, curatori, critici d’arte, collezionisti: nella fase creativa e realizzativa rimangono tutti fuori dalla porta. Borondo è un artista e parla con gli artisti. Per questo suo ambizioso progetto, chiamato Matière Noire, in cui si preparava ad attraversare lo spazio scomodo e ignoto tra l’universo e l’inconscio, ha voluto accanto a sé una collega. Ed è a lei che ha affidato l’onere della curatela: Carmen Main, raffinata artista spagnola che ha lavorato con Borondo a diversi progetti e la cui sintonia con lui è ampiamente collaudata. Gira voce che Borondo non abbia deciso niente senza consultarla, in una sorta di meccanismo di simbiosi tra pensiero e produzione creativa. 

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Matière Noire, Act I Projection E Caverna, collaboration with Isaac Cordal © Blind Eye Factory

E poi sono arrivate le collaborazioni, perché Borondo è un artista un po’ anomalo: ama dividere il palcoscenico con gli altri; si proietta nel processo di crescita reciproca che nasce dall’ibridazione dei linguaggi, vive di quello. Matière Noire assume quindi la dimensione di un’avventura corale, aperta al pubblico ad ottobre e visibile fino al 31 gennaio 2018, un evento che non si può perdere l’occasione di visitare. L’ingresso alla mostra si annuncia in esterno con un intervento urbano di Borondo con il collettivo degli Sbagliato, anche loro già rodati nella collaborazione con l’artista spagnolo. Un imponente arco di trionfo dai temi classicheggianti e dalla definizione frammentata, si staglia nel cielo di Marsiglia per aprire le porte di un viaggio oscuro, in cui si ha il presentimento di un passato ingombrante e polveroso aperto sul futuro come sull’orlo di un burrone. È quello a cui bisogna prepararsi, varcando la soglia. Reggere a due mani un cuore che si prepara a scoppiare. L’intera mostra è un enorme progetto site specific, uno sforzo titanico dell’artista e di tutti quelli che a vario titolo hanno ruotato intono a questa esposizione. Importante l’intervento in questo senso dell’amico e artista Edoardo Tresoldi che, oltre a partecipare al progetto artistico, si è impegnato insieme a Borondo nella produzione dello stesso. Verrebbe da dire nessuno fermi Borondo e, per nostra fortuna, nessuno ci è riuscito. Il percorso espositivo è suddiviso sostanzialmente in tre atti: projeter, percevoir, interpreter, che segnano l’interazione dello spagnolo con artisti dalle diverse provenienze e tecniche utilizzate. Le tematiche legate al concetto di memoria, dell’oggetto e del suo uso, di messa in scena del passato, di recupero dell’istante in una durata che si ripete sempre uguale, l’operazione di rimozione e di deposito della polvere del tempo, si alternano e si integrano in una ibridazione di diversi linguaggi artistici. 

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Matière Noire, Act II, Perception © Laurent Carte

L’interazione di elementi multimediali ha segnato la collaborazione con i BRBR Films, mentre una riflessione sul concetto di ritratto contemporaneo ha caratterizzato il lavoro con il video-artista Diego Lòpez Bueno, un intervento stratificato su diversi livelli di significato e di elementi della memoria recuperati. Scultoreo e installativo, il dialogo con Isaac Cordal, articolato sulla realizzazione equivoca di immagini e micro-mondi. Si configura invece inevitabilmente come un lavoro sullo spazio, l’opera che segna la collaborazione di Borondo con Tresoldi. Un intervento che sembra dialogare con la tradizione artistica, da Goya a Velasquez per arrivare a Bacon. Un luogo dell’anima in cui la presenza e l’assenza, l’ingombro e il suo contrario si intrecciano. Stupisce e incanta per la profondità e la raffinatezza, la collaborazione con Robberto Atzori, giovane italiano che si fa notare per un uso poetico del materiale. Gli ambienti del mercato delle pulci diventano quindi preziose wunderkammer, dalle quali diventa difficilissimo andare via. Intense ed efficaci, molto varie nell’utilizzo dei linguaggi, risultano invece le opere che segnano la collaborazione con Carmen Main, lavori in cui il discorso sembra farsi più esplicito ma che in realtà costringono a prendere parte ad una sorta di rovescio della realtà. Ciclopica come al solito l’unione con lo studio serigrafico 56fili e con il suo fondatore Arturo Amitrano, con cui Borondo ha costruito al piano superiore dell’edificio uno spettacolare candeliere visibile in anamorfosi in una sorte di vista conclusiva dell’intero percorso. Una mostra che lascia i segni di un viaggio lungo e faticoso, all’interno dell’arte ma anche dell’uomo.

Mariangela Capozzi 

 


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