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Cosa bolle nel pentolone? Una mostra che annebbia le vetrine della galleria Tripla di Bologna

   
   
 
Cosa bolle nel pentolone? Una mostra che annebbia le vetrine della galleria Tripla di Bologna
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Napsal Siedlecki, quale novello Agatone del Simposio di Platone, ci invita – splendido anfitrione – a un banchetto d’antiche assonanze e mescolanze. Dentro alle vetrine, si scalda sul fuoco il brodo in un pentolone grigio, che in realtà è un’opera del 2016: il Crogiolo, che riprende forma e colore del contenitore usato anticamente in fonderia per sciogliere i metalli puri. E qui fa capolino anche Vulcano. Ma, cambiando il contesto del Crogiolo e il suo uso, ritorniamo al brodo caldo, che emana quel vapore che nel freddo invernale bolognese, la strada, i passanti, quindi esterni nell’oscurità della notte, mi fa venire anche il sabba delle streghe, sarà per i richiami, sempre bolognesi, che mi riportano alle lezioni universitarie di Carlo Ginzburg. E poi sopra, ancora le interiora di animale gonfiate fino a diventare un contenitore di liquidi, rinforzano il richiamo alla selva, alla caccia, alle tradizioni contadine e ai gesti e costumi millenari. 
Il giovane artista, classe 1986, ha eletto Seggiano come luogo di residenza, un paese di poco meno di 1000 anime, immerso nelle colline del grossetano, luogo silvestre che appare particolarmente adatto alle riflessioni antropologiche delle opere degli ultimi anni di Napsal. L’artista infatti mette al centro, per esempio, la relazione uomo-animale, con il lupo dei nostri Appennini, in una delle ultime opere, del 2017, con il titolo Limen, soglia, che sussiste sul concetto di limite, confine, tangenze e coesistenze all’interno di una grammatica formale essenziale, asciutta, talvolta minimalista, talaltra (come nel nostro caso) oggettuale, fatta di oggetti, ma anche materiali, di vetusta memoria. Siedlecki scava sin nella preistoria e si fa aiutare perfino da archeologi, oppure scopre lavori in via di sparizione e ne ripete le movenze, ritorna alla terra, alla pietra, ai processi naturali, all’organicità della vita. Questi ritorni vengono cesellati e incorniciati da una comunicazione accattivante, che non ha bisogno neanche di una riga esplicativa, tanto basta un’incisione e un titolo: il Simposio appunto. Qui, invece degli elogi dell’Eros, che avevano come cardine il Socrate dei discorsi platonici, abbiamo elogi dell’Arte notturni, cittadini, di un gruppo di appassionati, raccolti a latere del traffico con una schiera di biciclette che inneggiano alla pace con le bandiere arcobaleno e, noi invece, con qualche Heineken d’ordinanza. (Carmen Lorenzetti)
 


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