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Il peso dell’industria culturale italiana. Presentato il rapporto dell’Associazione Civita

   
   
 
Il peso dell’industria culturale italiana. Presentato il rapporto dell’Associazione Civita - -
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Le dinamiche dell’industria culturale e creativa italiana al confronto quelle di altri paesi europei e il suo impatto nei campi dell’innovazione e del turismo. Questo è l’argomento del terzo volume della collana "L’arte di produrre Arte”, curato da Pietro Antonio Valentino ed edito da Marsilio, che sarà presentato mercoledì, 6 dicembre, presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita, a Roma. Dopo i saluti di Gianni Letta, Presidente Associazione Civita, Valentino introdurrà i risultati del rapporto. A seguire, gli interventi di Armando Peres, Presidente Comitato Turismo OCSE, Domenico Arcuri, Amministratore Delegato INVITALIA, Stefano Pighini, Presidente LVenture Group, Marco Bicocchi Pichi, Presidente Italia Startup, Paolo Giulini, Fondatore Musement. Modera Riccardo Luna, Direttore responsabile Agi. 
L’indagine, realizzata dall’Associazione Civita, ha messo in evidenza i cambiamenti strategici in atto nei principali paesi europei, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, istituendo un parallelo con la situazione italiana. Facendo ricorso ai dati ufficiali, si rilevano risultati meno rosei di quelli derivanti da molte delle indagini empiriche condotte in Italia, che evidenziano comunque l’esistenza di ampi spazi non utilizzati per far crescere il settore e la sua importanza per l’economia nazionale e lo sviluppo locale. Tra gli altri dati, l’indagine rileva che, nel 2015, in Italia, l’occupazione culturale totale o cultural employment è stata di poco superiore alle 614mila unità con un significativo aumento (+3,7%) rispetto al 2011. Ma la situazione è drammatica, confrontando il dato italiano con quello di altri paesi europei, rilevando che in Germania sono circa il doppio di quelli italiani e nel Regno Unito circa l’84% in più. L’importanza dell’industria culturale per l’economia di un Paese è stata analizzata sulla base di differenti indicatori. Prendendo in considerazione il contributo dell’occupazione culturale a quella totale di ciascun paese, si ricava sia che gli altri paesi europei fanno meglio dell’Italia sia che l’importanza dell’industria culturale per tutte le economie nazionali considerate è piuttosto modesta. Il valore più elevato è quello del Regno Unito dove nel 2015 il cultural employment contribuisce per il 3,6% alla creazione dell’occupazione totale del paese, in Germania ci si ferma al 3,0%. Il peso occupazionale dell’insieme delle attività culturali e creative è in Italia pari al 2,7%, in linea con il dato della Francia, ma inferiore a quello rilevato per la media dell’Europa, 2,9%. 
Delineata la situazione, il volume fornisce indicazioni per migliorare le politiche pubbliche e contribuire a rendere il nostro tessuto imprenditoriale legato alla ideazione, produzione e diffusione di contenuti culturali e creativi più solido e competitivo. Come sviluppare competenze e know-how che permettano alle imprese e alle attività di localizzarsi nelle attività a più alto valore aggiunto, con un sostegno ad ampio spettro, non solo finanziario ma anche formativo.
 


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