Gesso e cielo 3107 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

Gesso e cielo

   
 Luigi Ghirri e Paolo Icaro alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia creano un dialogo non facile tra scultura e fotografia: una dimensione organica e inedita Penzo + Fiore 
 
Gesso e cielo
pubblicato

È difficile immaginare un dialogo riuscito, armonico ed equilibrato tra fotografia e scultura: la prima, arte figlia dell’epoca della riproducibilità tecnica, bidimensionalmente appiattita su un supporto impersonale; la seconda, fatta di una matericità che nasce dal corpo a corpo dello scultore con la sua opera. Eppure l’incontro Luigi GhirriPaolo Icaro alla Querini Stampalia non solo appare ben riuscito, ma quasi necessario. Un incontro reso più complesso, ma esaltato al tempo stesso, dalla presenza di un terzo autore, l’architetto Carlo Scarpa, all’interno dei cui vuoti sono collocate, in attento e consapevole scambio, le sculture e le fotografie. L’effetto è quello di immergersi piacevolmente in una rarefazione che permette il propagarsi di musica e suoni visivi. Ogni elemento scultoreo è collocato proprio lì dove lo spazio chiama, a disegnare un volume in bilico tra la permanenza e la precarietà. Se Ghirri voleva "fare del banale un monumento”, Icaro vuole "portare al banale il monumento”, togliendo alla scultura il peso di una tradizione che l’ha voluta perentorio strumento di affermazione e simbolo di potere, per collocarla al limite della sua fragilità. 

null
le pietre del cielo. Luigi Ghirri e Paolo Icaro Foto Michele Sereni Courtesy Fondazione Querini Stampalia, Venezia

La scelta del gesso, la sua naturale friabilità, lo sgretolarsi di un’opera come di un muro zuppo di umidità e di storia, fanno entrare l’autore in risonanza con un luogo che non è solo rappresentato dalle sale di Scarpa, ma dall’intera Venezia che le contiene. Un paesaggio che crea una rete evidente di rimandi e sovrapposizioni simboliche con i veli di luce, anch’essi bianchi, attraverso cui affiorano i paesaggi di Ghirri. Immobili e rarefatti, musicali in un ritmo compositivo che pure contiene melodia, parlano di un territorio che si colloca in una progressione di iperonimi, il cui limite più esteso sono i paesaggi sfumati tra Veneto, Lombardia ed Emilia che fanno parte del Fondo Luigi Ghirri affidato da Roberto Lombardi, suo collezionista, alla Fondazione Querini Stampalia perché ne divulgasse la conoscenza. 

null
e pietre del cielo. Luigi Ghirri e Paolo Icaro Foto Michele Sereni Courtesy Fondazione Querini Stampalia, Venezia

Parliamo a lungo con la curatrice Chiara Bertola di cosa significhi gestire una collezione, facendo sì che diventi materia viva e non polveroso materiale d’archivio. C’è bisogno di cura, di ascolto, di attenzione nel trovare una chiave che possa far funzionare tutto il meccanismo, valorizzandone gli aspetti inediti e in grado di far scoccare delle scintille di significatività. Dal 2015, anno dell’acquisizione del Fondo Luigi Ghirri, ad oggi, sono stati creati due eventi espositivi che si basassero sul dialogo tra il fotografo emiliano ed altri artisti. Il primo, realizzato nello stesso anno dell’acquisizione, ha visto il contrappunto dell’architetto ungherese Yona Friedman. Da questo primo dialogo è nato il Quaderno n. 1 del fondo Luigi Ghirri, a cui farà seguito il secondo numero come raccolta degli atti della giornata di studio che, a gennaio, accompagnerà l’espositivo "Le pietre del cielo”. 

null
e pietre del cielo. Luigi Ghirri e Paolo Icaro Foto Michele Sereni Courtesy Fondazione Querini Stampalia, Venezia

L’importanza di riuscire a creare i presupposti di uno scambio vero e attuale tra due autori significa aprire delle prospettive di ricerca in grado di appassionare e di «trasformare l’antico per risuscitarlo al presente», come dice Bertola. L’equilibrio della composizione che ne nascerà non sarà altro che il risultato dovuto ad un lavoro attento, di cesello, in cui il curatore dedica tempo all’artista, lo ascolta, lo mette nelle condizioni si prestare a sua volta attenzione allo spazio e all’avvicinamento di due universi poetici. Ci vuole discrezione e intuito, capacità di osare e attitudine alla percezione. Il gioco di rimandi e sguardi che ne nasce ci sembra completamente in linea con l’utilizzo degli spazi della Fondazione. Una biblioteca, una casa museo, un caffè e sale espositive utilizzate per mostre temporanee: un labirinto di spazi e funzioni che sono innervate da un sapiente uso del contemporaneo. Dagli arazzi di Maria Morganti creati in collaborazione con l’azienda manifatturiera Bonotto per la caffetteria di Mario Botta, alle installazione site-specific che si nascondono e mostrano dalla sontuosità inviolata della casa nobiliare della ricca famiglia Querini, tutto parla di una sensibilità capace di creare una dimensione organica trasversale, posata su presupposti e direttrici che si intersecano tra loro nell’atto di creare nuovi punti di contatto possibile tra categorie apparentemente chiuse e separate. 
La mostra di Luigi Ghirri e Paolo Icaro sarà visitabile fino al 28 gennaio 2018. I curatori, Chiara Bertola e Giuliano Sergio, hanno realizzato l’esposizione collaborando con la Galleria P420 di Bologna e con il sostegno della galleria Massimo Minini di Brescia. 

Penzo + Fiore

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Penzo + Fiore
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

trovamostre
@exibart on instagram