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Non in tinta con il divano

   
 Si inaugura oggi a Milano da Montrasio la collettiva dal titolo emblematico, quanto provocatorio, “Non in tinta con il divano”. La mostra nasce con la volontà di indurre a un momento di riflessione sulle ragioni che hanno visto prevalere le logiche di mercato invece dei valori storico artistici dell’opera d’arte  
 
Non in tinta con il divano
pubblicato

La mostra da Montrasio che si inaugurerà tra qualche ora nasce dalla volontà di indurre a un momento di riflessione sulle ragioni che hanno visto prevalere, nel secondo Novecento, le logiche di mercato invece dei valori storico artistici dell’opera d’arte. Già dal titolo "Non in tinta con il divano” si palesa una posizione critica nei confronti di un atteggiamento generalizzato che tende a relativizzare l’arte e lo spessore narrativo che in essa risiede. La selezione di artisti proposta, al di là della loro notorietà individuale, vuole infatti rimettere al centro il contenuto non solo estetico, ma di linguaggio espressivo e di comunicazione sociale affinché l’arte possa travalicare il mero valore economico e ambire nuovamente al ruolo di decodificatore della realtà. L’invito a dibattere, che i curatori della mostra hanno proposto ad alcuni critici e storici dell’arte, si inserisce in quel tentativo di disegnare una diversa attualità attraverso un’esperienza che il passato ci può suggerire, affinché si possano restituire valore, contenuti non solo economici al sistema che regola il mondo delle arti contemporanee. Gli artisti presi in esame nel progetto espositivo sono volutamente di provenienza anglofona (Auerbach, Bacon, Petlin, Sutherland) e italiana (Bellandi, Cremonini, Ferroni, Guerreschi, Recalcati, Romagnoni). La ragione di questo dialogo-confronto sono da rintracciarsi nella diversità di due sistemi artistici che sono agli antipodi per formazione e costituzione. Da un lato il mondo anglosassone, che ha consentito un’immediata storicizzazione degli artisti attraverso l’acquisizione e l’organizzazione di opere e di mostre personali da parte di musei e istituzioni pubbliche. Discorso opposto se si osserva il panorama nazionale, laddove non si è stati in grado di creare rapporti di sinergia tra pubblico e privato, facendo sì che si rincorresse, di volta in volta, l’ultima "avanguardia”, senza mai analizzare con attenzione gli avvenimenti e senza discernere tra ricerche di qualità e adesione incondizionata alla "novità”. In particolare, come ha avuto modo di stigmatizzare il compianto Domenico Guzzi nel suo "L’anello mancante”, la pittura di figurazione in Italia ha nel tempo e negli interessi storiografici «finito per soffrire un palese ostracismo, sino a virtualmente non essere più presente». Lungo quest’alveo di riflessione si collocò tempo prima anche Franco Francese che, alla fine degli anni Cinquanta, scriveva a Renzo Vespignani: «non ci fu mai un periodo buono per il realismo; anzi, meglio adesso, meglio tra qualche anno, quando se ne potrà parlare con una rinnovata prospettiva e - speriamo - voci nuove che intervengano». Cosa che accadrà sicuramente nella mostra odierna ai nastri di partenza nella sede milanese di Montrasio.

In alto: Francis Bacon, Senza titolo (Head) c. 1949, olio su tela, 81x65 cm, Courtesy Montrasio Arte, Milano
In homepage: Antonio Recalcati, Nel verde 1964, olio su tela, 200x200 cm, Courtesy Montrasio Arte Milano

Info
Opening: ore 18.30
Non in tinta con il divano
Dall’11 gennaio al 2 marzo 2018
Montrasio Arte
via di Porta Tenaglia 1, Milano
orari: dal martedì al venerdì, dalle 11.00 alle 18.00
www.montrasioarte.com

 


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