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TEATRO

   
 Nachlass, o una questione dialettica: i Rimini Protokoll a Milano
di Marcella Vanzo
 Marcella Vanzo 
 
TEATRO
pubblicato

I Rimini Protokoll, felice scoperta di Zona K, stavolta ci propongono un’installazione. A teatro. Full stop.
La prima volta ci hanno coinvolto in un fenomenale giro di Milano, dal Monumentale al Fatebenefratelli, guidati da cuffie wireless. La seconda volta in un – molto buonista – gioco di società sull’Europa ospitato nelle case di malcapitati partecipanti in buona fede, tra cui la sottoscritta. E ora il Piccolo hanno presentato un "teatro senza attori”. 
Stanza ovale, sul soffitto un mappamondo proiettato s’illumina in un punto diverso ogni volta che una persona muore, una ogni dieci secondi circa, e penso ai lavori di Garutti. 
Otto stanze si aprono e si chiudono per otto minuti ciascuna, alla fine di un conto alla rovescia. 

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Puoi scegliere quella che vuoi, entri con chi capita, tuttavia numero chiuso: max 6, max 4, max 8, ascolti un audio, vedi un video, fai quello che ti dicono e alla fine del conto alla rovescia, tutti fuori. Si parla di morte e di eredità in tanti modi diversi, antropologia docet, c’è addirittura il lascito di una ricca signora ebreo-tedesca che vuol salvare il mondo a partire dagli artisti africani. Grazie a lei avranno da spendere due milioni di euro in trent’anni, mica male. Poi c’è la storia triste, strappalacrime direi, di un padre terminale che ci fa vedere i video delle vacanze con sua figlia. Il video è inteso per lei più che per noi. Quella leggermente più frizzante di un papà ingegnere che fa il base jumper – si butta giù dalle montagne aprendo il paracadute solo alla fine – la domenica e ogni volta la figlioletta di 8 anni lo abbraccia stretto stretto. C’è lo scienziato inglese che si domanda che senso ha vivere se poi ci viene l’Alzheimer, l’immigrato turco che segue la bara che lo porterà in Turchia e ci mostra anche il cimitero in cui verrà seppellito tra mammà e papà. Da notare che i musulmani non usano le bare, ma avvolgono le salme in lenzuoli e i loro cimiteri sono gratis, dopotutto di terra si tratta. Non ve li racconto tutti sennò è spoiler.
Che dire, a noi frequentatori assidui dell’arte contemporanea piacerebbe entrare e uscire a piacere, seguire un po’ meno istruzioni e limitare le dosi d’antropologia, che peraltro ora va per la maggiore. Per chi invece va spesso a teatro a vedere grandi regie e drammi estremi, potrebbe essere una boccata d’aria. De gustibus.

Marcella Vanzo

 


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