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Fino al 3.III.2018
Pierpaolo Curti, Path 21
Michela Rizzo, Venezia

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 3.III.2018 - Pierpaolo Curti, Path 21 - Michela Rizzo, Venezia
pubblicato

È più il vuoto dell’appiglio, nei quadri di Pierapaolo Curti. Sentieri della mente che nascono da un’esperienza reale, per essere solcati da un uomo in cui la dimensione della solitudine non è horror vacui, ma radicamento. È tutto un lavoro sul limite quello del corpo di fronte alla natura nel video Gymkhana, che accoglie il visitatore all’apertura del percorso espositivo e che offre i codici per decifrare il linguaggio delle stanze successive. Solo da una profonda esperienza del reale può nascere un’arte che possa essere sincera per chi la produce ed emozione per chi la fruisce. Questi i cardini della poetica che lo stesso Curti ci racconta nella penombra creata dal pulsare della videoproiezione. 
L’ingresso alla mostra, dopo il video didascalia introduttivo, è un sereno guardare l’abisso. Lo spazio in cui ci si immerge è siderale, scuro e aperto al contempo. Il grande wall painting che investe l’intera parete di sinistra, una sorta di mandala fatto per essere distrutto dalla vernice bianca della prossima mostra, permette di affacciarsi ad una notte stellata senza parapetto, l’elemento di protezione che manca sempre nei paesaggi non chiusi di Curti, strisce di terra che cercano ulteriori passaggi, ma mai un appiglio che metta l’uomo in sicurezza. L’osservazione da quel punto di vista immaginato è mite, sicura, non tradisce inquietudine ma piuttosto comunica forza. La fragilità della solitudine che diventa maturità e consapevolezza di intimità. 

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Pierpaolo Curti, Senso #3, 2017

Campiture piatte, ampie, una tavolozza di colori freddi che preclude totalmente l’accesso anche solo ad un accenno di cromatismi caldi. L’allestimento è ben calibrato, i quadri aprono squarci nello spazio come avamposti da cui osservare una metafisica della montagna. Le opere parlano con efficacia e potenza di quel lato umano e spirituale che coinvolge la natura più profonda dell’uomo, ma lo fanno senza indulgere in facili scorciatoie emotive. 
Curti ci parla di quanto sia fondante per lui ridare all’opera la sua centralità al di là delle parole che possono spiegarla, introdurla, recensirla. Lasciare campo libero alla forza immaginifica dell’artista, accompagnandolo con il giusto rigore, significa far emergere l’uomo e non l’artista, tassello di un gioco a volte asfittico come quello che l’arte a volte è. 
David Lynch, parlando della sua esperienza con la meditazione, dice: "Non saprei come raccontare la prima sensazione; è come trovarsi in un ascensore cui all'improvviso tagliano i cavi; cominci a sprofondare, ma invece di schiantarti al suolo cominci a fluttuare nel vuoto. In quel movimento si sciolgono ansie, tensioni e preoccupazioni, il mondo sembra un posto più bello e luminoso, ti senti a tuo agio, in sintonia con la natura”. Ci piace leggere le opere di Pierpaolo Curti come luoghi di una meditazione pagana, in cui paure e ansie si sciolgono, pur senza rimuovere allo sguardo quei punti di bilico che in genere tendono a procurarle. 

Penzo+Fiore
Mostra visitata il 13 gennaio 2018

Dal 13 gennaio al 3 marzo 2018
Pierpaolo Curti, Path 21
Michela Rizzo, Venezia
Isola della Giudecca 800 Q, 30133 Venezia
Orari: da martedì a sabato dalle 11:00 alle 18:00
Info: www.galleriamichelarizzo.net


 


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