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 Attraversare la storia. Mostrare il presente. Il Vaticano e le Esposizioni Internazionali 1851-2015

 Flavia Matitti 
 
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Nel 1867 alla Exposition Universelle di Parigi lo Stato Pontificio allestisce con grande successo una spettacolare ricostruzione in scala reale delle catacombe romane. L’episodio mostra come Pio IX (1846-1878) fosse consapevole dell’importanza propagandistica di queste esposizioni commerciali e dell’occasione straordinaria che esse rappresentavano per promuovere l’immagine del papato, la grandezza della Roma cristiana e dei suoi prodotti. Del resto già nel 1850 la Santa Sede aveva aderito all’invito che gli organizzatori della Great Exhibition di Londra le avevano rivolto. E così l’anno dopo, sotto le volte del Crystal Palace, oggetti d’arte eseguiti nelle manifatture dello Stato Pontificio comparivano accanto ai prodotti artistici del Granducato di Toscana e del Regno di Sardegna, in una sezione designata dagli inglesi, forse per pragmatismo, forse con intenzione, "semplicemente” Italy.
Oggi la storia, finora poco nota eppure significativa, della partecipazione del Vaticano alle grandi fiere è stata ricostruita in maniera impeccabile da Micol Forti, responsabile della Collezione d’Arte Contemporanea dei Musei Vaticani, insieme a Federica Guth e Rosalia Pagliarani,  in un prezioso volume intitolato Attraversare la storia. Mostrare il presente. Il Vaticano e le Esposizioni Internazionali 1851-2015, pubblicato dalle Edizioni Musei Vaticani con 24Ore Cultura (2016). 

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Bruxelles 1958 – Il padiglione della Santa Sede "Civitas Dei" in una cartolina d’epoca

Frutto di una ricerca documentaria durata anni, il volume, splendidamente illustrato, sollecita riflessioni di vario tipo, che toccano la storia, la politica, l’economia, l’arte, la società. Nella presentazione il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del comitato organizzatore del Padiglione della Santa Sede all’Expo di Milano del 2015, chiarisce come la partecipazione del Vaticano alle esposizioni internazionali rientri in quell’opera di evangelizzazione che, fin dalle origini, è uno dei compiti fondamentali della Chiesa. Ma naturalmente il modo di far conoscere al mondo i tesori d’arte e di spiritualità originati dal cristianesimo è cambiato negli anni.
Nel 1964, in un momento particolarmente teso della guerra fredda, si ricorre addirittura alla Pietà di Michelangelo, inviata negli Stati Uniti per la World’s Fair di New York (1964-65), dove resta quasi due anni, esposta nel Padiglione Vaticano, in un allestimento dark blue ideato dallo scenografo di Broadway Jo Mielziner. La visita si svolgeva in movimento, a bordo di tapis roulant, per regolare i flussi dei visitatori. In pratica un grande evento pop come lo definisce suggestivamente Antonio Paolucci nella prefazione. 

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New York 1964-1965 – Il Vatican Pavilion con il pubblico in fila all’entrata in una cartolina d’epoca

Il volume si articola in sei capitoli. I primi due, firmati da Federica Guth, riguardano le esposizioni dell’Ottocento e le Esposizioni internazionali organizzate dalla Santa Sede. Tra queste ultime spicca l’Esposizione Mondiale della Stampa Cattolica (1936), allestita nel Cortile della Pigna da Gio Ponti. I due densi capitoli centrali spettano a Micol Forti e riguardano le sfide della prima metà del Novecento fino alla mancata esposizione dell’E42 e poi il dopoguerra, con imprese di grande impegno, quali l’Esposizione romana per il Giubileo del 1950. Gli ultimi due capitoli, affidati a Rosalia Pagliarani, ricostruiscono il periodo che va dagli anni Sessanta fino a oggi, con imprese sempre più grandiose. Dopo la traslazione nel 1964 della Pietà di Michelangelo, nel 1984 è la Deposizione di Caravaggio a partire alla volta della Louisiana World Exposition di New Orleans. E certo per gli Americani (cattolici e non) l’arrivo di simili capolavori sul proprio territorio deve essere stata un’esperienza emozionante e commovente, in fondo quasi un’epifania. 

Flavia Mattiti

 


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