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Arte in città, arte per la città

   
   
 
Arte in città, arte per la città
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Sin dall’epoca moderna, il pieno Ottocento dell’affermazione inarrestabile della cultura borghese, la città è diventata il polo di attrazione della maggior parte della popolazione mondiale, spinta a vivere negli stessi spazi non solo da esigenze lavorative, ma anche dal bisogno di vita sociale. Un bisogno che trasformasse l’interazione dei cittadini in un ambiente informato dalle aspirazioni di idea urbana condivisa. La città ha dunque incominciato a tendere a una propria fisionomia, somma delle relazioni significanti tra i suoi elementi. Comunicare tali elementi contribuisce, nei suoi momenti migliori, alla comprensione dell’organismo urbano da parte dei cittadini.
Ma come interagisce l’arte nello spazio urbano condiviso? Quale spazio anzi è riservato all’arte fuori da musei e gallerie? E i cittadini come reagiscono nei confronti delle occupazioni artistiche dello spazio condiviso?
Come ha efficacemente sintetizzato Adachiara Zevi nel suo Arte e spazio pubblico per la Treccani: «Tre, sostanzialmente, le attitudini dell’opera d’arte nei confronti dello spazio pubblico. Autonomia, dunque distacco e indifferenza; consenso e condivisione; dissenso e opposizione».
Si tratterebbe di capire a questo punto come funziona la predisposizione delle diverse comunità ad accogliere opere d’arte nel proprio organismo urbano. Anche in questo caso potremmo utilizzare le tre attitudini sopra citate e, ribaltato il punto di osservazione, attribuirle alle comunità-città.
Tra le città che negli ultimi anni non solo hanno supportato l’arte pubblica, ma sono talmente entrate in simbiosi con essa da arrivare a esserne motore propulsivo, e a riceverne in cambio interesse culturale e turistico, vi è la città di Nizza. Il progetto Art dans la ville si snoda attraverso la linea 1 del tramway, che attraversa il percorso urbano. L’amministrazione locale è stata così lungimirante da creare, in concomitanza con il trasporto pubblico, una contemporanea forma di committenza pubblica, che dotasse la città, oltre che di un trasporto funzionale, di una collezione d’arte espressione di questi tempi, con l’ambizione di creare in tal modo "il più grande museo d’arte contemporanea del sud della Francia”. Gli artisti internazionali – da Jaume Plensa a Ben Vautier – nel 2007 hanno realizzato 13 opere site-specific, disseminate dalle piazze storiche ai nuovi quartieri, passando per le grandi arterie. Le cose, però, non nascono mai per caso. E, infatti, bisogna ricordare che la città ha l’attivissimo Musée d’Art moderne et d’Art contemporain, e nel pieno Novecento è stata la sede dell’École de Nice, che annoverava tra gli altri Arman, Noël Dolla, Yves Klein, Martial Raysse, Ben Vautier.
Al grado opposto, quello del dissenso e opposizione nei confronti del contemporaneo, vi è un’altra città bagnata dal Mediterraneo e toccata dalla luce meridiana: Bari. Il capoluogo pugliese, che si può accomunare a Nizza anche per numero di abitanti, non ha mai avuto un museo d’arte contemporanea né una collezione. Non ha mai nemmeno avuto un gruppo di artisti internazionali come la riviera francese, e queste lacune storiche purtroppo si riflettono sulla situazione attuale. Non vi è alcuna empatia tra le locali amministrazioni che si succedono, la popolazione e le arti visive. I due esempi clamorosi, in tal senso, sono La Carboniera di Kounellis, spostata dalla centralissima Piazza del Ferrarese – dove era stata allocata tra l’ex mercato del pesce e lo Spazio Murat in occasione di una sua personale del 2010 – all’area parcheggio della Cittadella della cultura, dove non dialoga con nessun elemento. Altro infausto destino è toccato a un notevole wall drawing firmato Sol LeWitt, e realizzato nel 2003 nella Sala Murat: è al centro di una infinita querelle tra gli eredi dell’artista e l’Amministrazione comunale. L’oggetto della contestazione da parte della Fondazione LeWitt è il cattivo utilizzo della sala in cui è allestito il dipinto, sede negli anni passati di manifestazioni folkloristiche o di dubbio gusto. Nel frattempo l’opera si è anche deteriorata e necessiterebbe di un restauro, reso impossibile a causa del mancato accordo tra le parti.
Concludendo, è auspicabile che per acquisire dimensione pubblica l’arte debba considerare il concetto di società dei cittadini non solo come utenza passiva, ma come fattore indispensabile alla creazione di una progettualità condivisa, memore delle esperienze storiche e con il sostegno adeguato delle istituzioni. (Gaetano Centrone)

In alto: Ben Vautier, Tableaux Aphorismes et calligraphie du nom des stations figurant dans les abris voyageurs
In homepage: Jaume Plensa, Conversation à Nice – 2007
 


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