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Fino al 29.IV.2018
Andrea Tagliapietra, Waiting Room
Bressanello Art Studio, Venezia

   
  Penzo + Fiore 
 
Fino al 29.IV.2018 - Andrea Tagliapietra, Waiting Room - Bressanello Art Studio, Venezia
pubblicato

Corpi appesi, distesi, vinti. Teschi. Volti di catrame che inghiottono vetro. E disegni a tratti neri che fanno emergere spartani squarci di volti. Un universo con rimandi espressionisti che rigurgita come il magma da un cratere, reso denso dal contatto vero e senza sconti con un frammento di realtà sopra le righe, come quella laguna da cui l’artista, Andrea Tagliapietra, proviene. Al di là delle immagine da copertina che descrivono le isole della laguna Nord, il territorio intorno a Burano è pur sempre terra di pescatori, di velma che come il catrame colora e prende forma, di nebbie e umidità, di solitudine e lontananza. La sua identità è fatta di legami, legami anomali nella società contemporanea, che qui riportano a vari piani di cui abbiamo in fondo nostalgia, e che guardiamo con voracità e sospetto. Nelle opere di Tagliapietra si sommano i fili ombelicali che riconducono alla tradizione pittorica in cui orgogliosamente si colloca, pur non essendo pittore ma artista, capace di sperimentare linguaggi che vanno dalla scultura al disegno, dalla performance al video. Altra forma di legame è quello che fa confrontare continuamente il pittore con la compagna Mariarosa Vio, soggetto di tanti dei suoi lavori ma al contempo alleata nella formazione di immagini e azioni performative che, in fondo, nascono dallo stesso bacino di senso in cui prendono forma le opere pittoriche. Legame con la vita di cui la morte è uno degli eventi più significativi, porta di passaggio che è giusto osservare con attenta irriverenza ma, al contempo, con il giusto rispetto. Legame con l’idea di vita come messa in scena teatrale, fatta di movenze, costumi e posture che guardano ad un tempo che non c’è più, ma che ha inciso di sé le memorie di chi continua a vivere sulla soglia di un sipario. 
Il critico Toni Toniato elogia il coraggio di un artista classe ‘76 ancora in grado di confrontarsi con la pittura. Il quadro di apertura, frutto di numerose rivisitazione, è il corpo femminile della compagna seduta sullo sgabello del ring tra un round e l’altro, abbandonata alla stanchezza per riprendere forza e combattere di nuovo, sospesa nell’attesa che qualcosa di inaspettato accada. Il volto sfigurato e i guantoni rossi sono cristallizzati dalla linea nera che separa la testa dal resto del corpo. Il segno è grosso, sbavato, emotivo. Il punto di colore usato sul fondo di grigi richiama quella tecnica del primo cinema per cui la pellicola veniva colorata a posteriori, per chiazze spesso di rosso. La tela che si affianca a questa vede protagonista sempre Mariarosa, scomodamente appesa ad una gruccia attraverso dei fili taglienti alle caviglie. La posizione sguaiata del corpo si contrappone alla compostezza dello sguardo, quasi a sottolineare l’inevitabilità di un gesto medical che costringe allo sforzo e alla tenuta. 

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Portrait - Andrea Tagliapietra

Disequilibrio del corpo e solidità mentale sembrano essere un leitmotiv delle pose di Mariarosa, mentre con gli altri volti che emergono da tele e disegni lo scivolamento nella follia sembra evidente. I disegni in nero danno forma alla caduta dell’essere in uno di quei luoghi bui che solo lo spirito umano può sperimentare. Non ci sono appigli, i lineamenti sono sfumati e impossibili da catturare, l’immobilità del blocco qui è piena di movimento, ma un movimento che non trova via d’uscita. Quando si osservano le vecchi foto di pazienti ricoverati in strutture manicomiali quello che colpisce è sempre lo sguardo, e quei lineamenti che, con gli anni e col tempo, finiscono per scolpire in maniera quasi inevitabile la vertigine del baratro sulla pelle. Tagliapietra sembra osservare proprio quel fondo di orrido nelle sue waiting room, e può forse permetterselo proprio per quella solidità di legami che lo tengono prudentemente ancorato allo scorrere naturale della vita.
L’estroversione dell’artista nella quotidianità sembra quasi contrastare con la densità del lato oscuro che emerge dalle sue opere. Non dovrebbe stupire, però, che una persona in grado di capire l’importanza di non trattenere ma piuttosto di esprimere e dare forma alle proprie paure, guardandole e accettandole, possa restare in equilibrio con un mondo complesso abituato a occultarle e negarle. 
Interessante l’operazione costruita dal fotografo Fabio Bressanello, che ha intuito l’importanza di aprire il suo studio ad un linguaggio diverso dal suo, in grado di sottolineare come la sinergia tra artisti, collezionisti e fruitori dell’arte possa essere stimolata da formule inedite di esposizione. Lo studio del Ponte dei Pugni, a pochi passi dal frequentatissimo Campo Santa Margherita, diventa allora un’altra occasione per Venezia di mostrare ciò scorre sottopelle e che è giusto portare alla luce. 

Penzo+Fiore
mostra visitata il 10 marzo 

Dal 10 marzo al 29 aprile 2018
Andrea Tagliapietra, Waiting room
Bressanello Art Studio 
Ponte dei Pugni, Dorsoduro 2835/A – Venezia
Info: www.bressanelloartstudio.it
 


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