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Francis Bacon, l’amante, la rabbia e la canna

   
   
 
Francis Bacon, l’amante, la rabbia e la canna -
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Fa sempre bene rimpolpare le cronache con qualche notizia un po’ succulenta, a base di tossicodipendenze d’amore e stupefacenti.
E così ecco che il Guardian torna su una vicenda che scosse la vita di uno dei più grandi artisti inglesi mai vissuti, Francis Bacon.
E lo fa raccontando della verità che sta dietro a Two Studies of George Dyer with Dog, del 1968, ispirato al fatto che la polizia trovò in una statua dello studio dell’artista della "roba” da fumare di George Dyer, all’epoca amante di Bacon. 
Vent’anni dopo, nel 1987, l'artista raccontò in un nastro registrato dall’amico e vicino Barry Joule, che gli restò vicino fino alla morte, che subito dopo l’arrivo della polizia si mise a dipingere.
Bacon, con i gendarmi, sostenne che qualcuno doveva aver messo la cannabis nella statua e che lui era troppo asmatico per fumare. Fu ritenuto non colpevole ma dovette pagare qualcosa come 3mila sterline di multa. 
Bacon dice nella registrazione: "Dal momento del mio arresto, e per molto tempo dopo, rimasi furioso. Per liberare un po’ di tensione, sono andato subito al mio cavalletto…ho fatto un grande dipinto. Lui [Dyer] è seduto su una sedia con il brutto cane poliziotto appiattito ai suoi piedi che annusa verso la statua, che è diventata la testa di George".
E fu proprio lo stesso Dyer ad avvisare la polizia, dopo una giornata di furiosi litigi con l’artista: "In preda a una grande rabbia mi ha segnalato alla squadra antidroga di Chelsea. Hanno fatto irruzione qui e il loro labrador addestrato ha fiutato la roba nella statua. Era tutto un pasticcio terribile ma alla fine Goodie [Arnold Goodman, un avvocato] mi ha difeso e ho patteggiato...pagando una quantità enorme di denaro. Il giudice non mi ha gradito molto”.
E i nastri di Joule venuti alla luce? Pare che Bacon accettò di essere registrato a condizione che l’amico non rilasciasse nulla fino a 12 anni dopo la sua morte. Nel 2004 Joule ha anche donato gli schizzi dello studio (circa 1200) alla Tate, e valutati intorno ai 20 milioni di sterline sono stati descritti come uno dei regali più generosi alla galleria.

Fonte: Guardian

 


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