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Cannes/3. Il posto vacante di Kirill Serebrennikov e l’ombra della censura russa

   
   
 
Cannes/3. Il posto vacante di Kirill Serebrennikov e l’ombra della censura russa
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C’è una sedia vuota a Cannes e farà discutere molto. È quella del regista russo Kirill Serebrennikov che, nonostante i molti tentativi dell’organizzazione del Festival e le pressioni del ministro degli esteri francese, Jean-Yves Le Drian, non ha avuto il permesso di lasciare gli arresti domiciliari, per presenziare alla prima del suo film, Leto. Serebrennikov, già vincitore del Marco Aurelio d'Oro per il miglior film al Festival Internazionale del Film di Roma del 2006, oltre che direttore artistico del Gogol Centre, è stato arrestato nell’agosto del 2017, quando mancavano pochi giorni alla chiusura dei lavori del film che avrebbe presentato a Cannes. 
L'accusa è truffa, per aver distolto, tra il 2011 e il 2014, almeno 68 milioni di rubli, circa un milione di euro, di fondi governativi destinati alle produzioni del suo teatro. Sono in molti a pensare, però, che la vera colpa siano stati i suoi spettacoli satirici, la sua omosessualità apertamente dichiarata e le sue prese di posizione contro l’annessione della Crimea e a favore delle cause LGBT. 
Il cast è molto legato al regista e sul red carpet Irina Starshenbaum, Teo Yoo e Roman Bilyk hanno portato un grande cartello con il suo nome. Durante la presentazione, la sua sedia era vuota ma il film è stato applaudito e i commenti sono generalmente positivi. Leto-Summer è in gara per la Palma d’Oro e racconta la storia di Viktor Coj, il leader della rock band Kino, i Beatles d’oltre cortina, sullo sfondo della Russia degli anni ’80, un contesto che prende il sopravvento sulla biografia individuale. C’è molta musica, Led Zeppelin, David Bowie, Doors, Lou Reed, Iggy Pop cantato sull’autobus, un punk molto dolce e una buona dose di romanticismo, con l’importante storia d’amore con la moglie Natacha, con un bianco e nero talmente pulito da diventare plumbeo e che, nelle intenzioni di Serebrennikov, dovrebbe rendere l’atmosfera di quegli anni. Quando forse, in fin dei conti, si stava meglio, considerando la sua condizione attuale.
 


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