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I fondi non ci sono più e il Terni Festival rischia la chiusura. L’appello degli organizzatori

   
   
 
I fondi non ci sono più e il Terni Festival rischia la chiusura. L’appello degli organizzatori
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12 anni di ricerca teatrale, uno spazio industriale rigenerato, l’attenzione di un pubblico non solo nazionale, collaborazioni con istituzioni ed enti stranieri. Si tratta del Terni Festival-Festival Internazionale della Creazione Contemporanea che, nato nel 2006 e ospitato nell’Ex Opificio Siri, diventato poi CAOS, adesso è fortemente a rischio. L’edizione del 2018, infatti, è momentaneamente sospesa, in attesa di un ripensamento per il futuro, fino a ipotizzarne una chiusura definitiva, a causa della mancanza di fondi
Il festival si fondava su un contributo regionale, attivo dal 2007, e su un contributo ministeriale come festival di teatro e di danza, dal 2008 al 2014. Poi, «Nel 2015 abbiamo stretto un accordo triennale con il Teatro Stabile dell’Umbria (TSU): noi trasferivamo a loro la titolarità del contributo FUS e regionale storicamente assegnati al Terni Festival, loro ci sostenevano finanziariamente e operativamente. Lo abbiamo fatto non solo per soddisfare i nuovi criteri del MiBACT (che in quell’anno istituiva i TRIC), ma anche per avviare una collaborazione virtuosa, capace di rispondere alla vocazione artistica del territorio umbro, ibridando tradizione e contemporaneità, storia e innovazione», c’è scritto nella lettera che accompagna l’appello rivolto alla Regione Umbria, affinché finanzi la tredicesima edizione. Tutto questo accadeva fino a dicembre 2017, quando, «a scadenza dell’accordo triennale, la direzione del TSU ha deciso di non riconoscere più il Terni Festival come componente strategica della propria attività, di non farsi più garante di un bene così prezioso. Questa scelta ha compromesso la possibilità di sviluppo del festival: ci siamo trovati, e siamo tutt’ora, senza più finanziamenti e istituzionalmente isolati, anche in un momento di profonda transizione politica cittadina», continuano gli organizzatori del Festival. Che si chiedono «Cosa sarebbe successo se non avessimo chiuso l’accordo con il TSU nel 2015? Quale deve essere il ruolo di una istituzione culturale regionale come il TSU nei confronti delle altre organizzazioni culturali del territorio in cui opera?». 
«Chiediamo alla Regione, che nel 2006-2007 ha contribuito a farlo nascere, di intervenire con un contributo che permetta il realizzarsi della tredicesima edizione del festival, nonostante il mancato apporto del TSU», è la richiesta degli organizzatori. Per sottoscrivere la lettera è possibile firmare attraverso questo form online oppure inviare una lettera a info@ternifestival.it

In home: Liv Ferracchiati, Un eschimese in Amazzonia, ©DIANE 
In alto: Like Jerram, Museum of the moon
 


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