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Quando i cancelli sono chiusi. A Villa Pignatelli di Napoli, le fotografie di Stefano Cerio

   
   
 
Quando i cancelli sono chiusi. A Villa Pignatelli di Napoli, le fotografie di Stefano Cerio
pubblicato

Sotto un torrido sole estivo, navi da crociera, parchi acquatici e spiagge, si trasformano in carceri della spensieratezza, anonime fabbriche del divertimento nelle quali ogni anno si incrociano migliaia di persone di passaggio. Ma cosa accade a questi luoghi, quando i fari si spengono e il popolo dei vacanzieri torna al lavoro? Le 30 fotografie di Stefano Cerio esposte fino al 15 luglio a Villa Pignatelli-Casa della fotografia per la mostra "Amusement Places”, raccontano atmosfere di plastica e silenzio, orfane per la temporanea sospensione della funzione ludica e definite dalla curatrice Denise Pagano «Teatro dell’assenza, dove la totale mancanza dell’uomo lascia comunque percepire la sua presenza e nel quale il fotografo costruisce quasi dei set cinematografici, in cui sentire pulsare la vita». 
La mostra, promossa dal Polo Museale della Campania in collaborazione con Incontri Internazionali d’Arte e lo Studio Trisorio, è costruita su una selezione di fotografie riconducibili ai progetti Acquapark, Night Ski, Cruise Ship, Chinese Fun, Night Games, sviluppati tra il 2010 e il 2017, in Italia e all’estero e tesi, come racconta lo stesso Cerio, a «Catturare esattamente ciò che vedo in quel momento, utilizzando le mie luci come strumento di costruzione dell’immagine e cercando atmosfere che in realtà non esistono». 
1/250 di secondo è il tempo di apertura di diaframma adatto a escludere le luci ambientali, accentuando lo straniamento logistico e la totemica desolazione di luoghi che solo nella stagionalità trovano uno scopo: un’enorme gorilla di plastica incombe minaccioso sulla piscina vuota in Acquapiper del 2010, la Statua della Libertà, il ponte di Brooklyn e l’Empire State Building sono reperti di un paesaggio postatomico in Mirabilandia del 2017, una natura morta mastodontica domina la desolata campagna cinese in Huairou del 2013. Nella fotografia Shek O Beach, l’orologio digitale piantato nella sabbia di una spiaggia solitaria segna le 4:49 per un pubblico che non esiste e che è assente anche sotto il tendone che imita il cielo del campo da tennis di una nave da crociera, in 37°24’48’’, e nell’immobilismo notturno degli impianti di risalita, in Vallée d’Aoste. 
Contraltare dell’immagine fotografica è il video in cui, sottolinea la curatrice Pagano, «Grandi masse in movimento invadono il campo della visione, riempiono gli spazi vuoti e silenziosi delle fotografie, trasbordando verso lo spettatore e lo coinvolgono in scene di impressionante vitalità, con un vociare continuo, una musica assordante, i gesti sempre uguali a connotare un divertimento codificato e ripetuto con le stesse modalità dappertutto». Ed è nei fotogrammi finali che si ridefiniscono i connotati del concetto contemporaneo di svago di massa: un lungo piano sequenza girato nei corridoi di una nave da crociera. Ai lati porte chiuse e una voce in tedesco si diffonde dagli altoparlanti per presentare il serrato programma delle attività ricreative. 
Buone vacanze e buon divertimento. (Giovanna Bile)
 


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