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Artista, viveur, nomade. Alla scoperta degli anni folli di Léonard Tsuguharu Foujita

   
   
 
Artista, viveur, nomade. Alla scoperta degli anni folli di Léonard Tsuguharu Foujita
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Il Museo Maillol – che dopo il fallimento e la chiusura nel 2015 ha riaperto lo scorso anno nella nuova gestione di Culturespaces (responsabile anche del Museo Jacquemart-André) con spazi e servizi rinnovati e ampliati – ha dedicato una retrospettiva all’artista giapponese, naturalizzato francese, Léonard Tsuguharu Foujita, nel cinquantesimo anniversario della sua scomparsa. Un’esposizione vasta ma parziale, perché le oltre cento opere provenienti da 45 collezioni pubbliche da Giappone, Stati Uniti ed Europa, ripercorrono solo la fase dei suoi eccezionali anni folli, dal 1913 al 1931, trascorsi a Montparnasse, circondato dai suoi amici, quali Modigliani, Zadkine, Soutine, Indenbaum, Kisling, Pascin. 
Responsabili della mostra, Sylvie Buisson, specialista delle avanguardie del XX Secolo a Montmartre e Montparnasse, Anne Le Diberder direttrice della Maison-Atelier Foujita a Villiers-le-Bâcle, e Carole Boivineau, della Fondation Foujita. L’allestimento è di Hubert Le Gall. 
La mostra ha il grande merito di riaccendere l’attenzione e l’interesse per questo artista/personaggio da lungo tempo messo da parte. Tuttavia, sia la scelta di aver limitato la raccolta solo a un ventennio della sua produzione, considerato che in realtà Foujita ha vissuto e lavorato molto a lungo (1886-1968), sia l’effettivo valore dell’artista e del suo lavoro, non hanno trovato unanime consenso nei commenti della critica. Comunque, la mostra documenta con grande evidenza la commistione, nella sua produzione creativa, fra la cultura giapponese di origine e quelle di elezione, la francese, a lui contemporanea e l’occidentale classica. I temi ricorrenti nelle sue opere sono le donne, le nature morte, gatti e bambini e gli autoritratti, lavori nei quali dimostra, oltre la discendenza evidente da Hokusai, la sicurezza di un segno dalla finezza calligrafica, nell’uso dell’inchiostro nero tradizionale sulle carte preziose, e la capacità di nitidezza anche negli olii. 
Ma vengono proposti molti altri aspetti della sua versatilità: ceramista, grafico e designer, fotografo, disegnatore di moda. La sua personalità, il suo essere dandy, sensualmente ambiguo ma anche curioso e insaziabile di vita e di gloria, vengono chiaramente delineati con il valido contributo dei filmati d’epoca, documenti rari e preziosi, per capire anche il contesto in cui si svolse la sua avventura. Attento alla rappresentazione di sé - inconfondibile il tondo del viso con il taglio di capelli a scodella e lo sguardo attirato dall’obiettivo dei fotografi dietro gli occhiali rotondi - la ripropone innumerevoli volte per rafforzare quell’immagine di dandy un po’ esotico. 
A rappresentare l’aspetto sottile della sua ambizione e dell’ansia di visibilità, splendono i due dittici monumentali, Combattimenti I e II e Composizioni con leone e con cane del 1928, in prestito dal Conseil Départemental de l’Essonne, per la cui sede erano stati all’epoca commissionati. Composizioni intense di sapore manierista, gremite di figure costipate in grandi pannelli che escono dalla dimensione intima e privata caratteristica della sua produzione, per confrontarsi con la diversa percezione propria dello spazio pubblico. 
A completare la definizione del personaggio, si apprende della sua coazione al matrimonio, ebbe cinque mogli, del nomadismo definito da un incessante susseguirsi di trasferimenti e soggiorni, fra Giappone, Francia, America del sud e poi il ritorno in patria e di nuovo in Francia, dove si stabilirà, dopo la conversione al cattolicesimo, per trascorrere gli ultimi anni, a Villiers-le-Bâcle nell’Essonne, in uno studio fedelmente ricostruito per la mostra. 
Ciò che emerge è la capacità di quell’avanguardia composita di praticare e diffondere, un secolo fa, l’integrazione e la contaminazione fra disparati patrimoni di conoscenze e culture; ma anche quanto fu limitato l’effetto di quegli esperimenti, come si sarebbe visto presto in quello che accadde proprio a Foujita, in Giappone nella sua infausta parentesi militare-bellica, e tragicamente al mondo intero. (Giancarlo Ferulano)
 


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