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 Mercato dell’arte, nuovi collezionisti e vendite online: una conversazione con Lorenzo Uggeri, fondatore della piattaforma KOONESS Rossella Farinotti 
 
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pubblicato

Dal 2015 è attiva la piattaforma Kooness, pensata per "i collezionisti di domani”. Negli ultimi il progetto è stato recensito anche da Forbes e altri periodici, dove il fondatore Lorenzo Uggeri ha parlato di numeri e percentuali, di vendite e di mercato dell’arte, di artisti storici e di emergenti e di competizione internazionale. Tutte tematiche fondamentali, ma stavolta parliamo di contenuti.
Partiamo dall’origine di Kooness. Quando l’hai fondata, a quali gallerie puntavi? Come avveniva la scelta?
«Kooness nasce una domenica pomeriggio. Stavo appendendo un’opera con un’amica e, mentre la aiutavo, ammirando affascinato quel quadro, mi sono chiesto "Perché non abbiamo tutti opere alle nostre pareti?”. Tornato a casa, ho cominciato a studiare il mercato dell’arte online. Poi ho deciso di andare a New York per seguire un corso estivo in art business da Sotheby’s, dove ho terminato il mio business plan. L’obiettivo di Kooness è "Trasformare semplici acquirenti oggi nei collezionisti di domani”. Penso che sia fondamentale dare alle nuove generazioni uno strumento sicuro e affidabile in grado di istruirli e guidarli nel processo di acquisto di un’opera d’arte. Per questo fine infatti su Kooness il network è chiuso su invito per garantire qualità e serietà al servizio, e le gallerie che lavorano con noi vengono tutte selezionate dal nostro curatore che sceglie la galleria, ma anche gli artisti che vengono mostrati poi online».

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Kooness

Perché hai pensato che Kooness potesse cambiare qualcosa nel panorama dell’arte, nella vendita di opere a un pubblico maggiore e nel veicolare il contemporaneo?
«Il mondo sta cambiando molto velocemente e credo che anche l’arte, che a mio avviso rappresenta la massima espressione del concetto di innovazione, possa rientrare in questo processo. Il "sistema” che regola questo settore è stato in grado di creare grandi collezionisti, ma penso che ora ci sia un forte bisogno di un ricambio generazionale nel collezionismo e, uno strumento come Kooness, può essere il luogo virtuale in cui i principali attori del sistema si incontrano. Quello che abbiamo percepito nella nostra esperienza è che Kooness non è soltanto uno strumento per avviare al collezionismo i giovani, ma viene anche utilizzato da collezionisti con background importanti per la ricerca di artisti emergenti da tutto il mondo».
Quando è nata Kooness quali sono stati i tuoi punti di riferimento?
«L’idea di Kooness è nata nella mia testa nel 2014, ma è online da metà del 2015. Uno dei miei principali riferimenti è stato Federico Marchetti, fondatore di Yoox, che, con la sua lungimiranza, è riuscito a portare le persone ad acquistare capi di abbigliamento online in anni in cui era impensabile. Non posso sicuramente paragonare il mondo dell’arte a quello del fashion, ma sicuramente l’intelligenza e la tenacia che abbiamo visto nel caso Yoox penso possano essere fonte di ispirazione per chiunque voglia operare in maniera diversa all’interno di un settore».
Nell’ultimo anno Kooness è fuoriuscita dal web. Sono state create delle connessioni al di fuori della rete attraverso incontri, mostre, talk, partnership particolari e scambi nelle fiere, soprattutto in ambito milanese: penso all’evento di chiusura della settimana di Miart presso la Cittadella degli Archivi di Milano, o alla collaborazione con la Collezione Iannaccone. Pensi che sia importante farsi conoscere anche umanamente e, soprattutto, far vedere che la piattaforma appoggia le gallerie emergenti in maniera diffusa e personalizzata?
«Noi siamo un’azienda che fonda le sue radici nel web, ma che allo stesso tempo deve mostrarsi alle persone: abbiamo la fortuna di operare in un settore fantastico che ci da la possibilità di portare a casa stimoli ogni giorno e sarebbe un peccato non sfruttare questa possibilità. Credo sia fondamentale avere un ritorno sul campo pratico di mostre e di lavoro dell’artista, per questo abbiamo iniziato a portare avanti una serie di eventi per diffondere l’arte e favorire networking tra persone che amano questo mondo e altre che vorrebbero conoscerlo meglio».

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Kooness

Un’altra novità, oltre al rinnovo della piattaforma appena arrivata online, è che hai creato un team che si occupa specificamente dei social media e dei contenuti – aggiornati quotidianamente – di Kooness. Come avviene questa azione mirata a diffondere notizie su ciò che accade nel mondo del contemporaneo? In base a cosa avviene la selezione?
«Il nostro team fortunatamente è in continua espansione e stiamo costruendo delle posizioni sempre più specializzate in modo da sfruttare al meglio i canali di comunicazione che utilizziamo. I social network sicuramente oggi giocano un ruolo fondamentale, c’è un sottile fil rouge che accomuna tutta la nostra comunicazione, ossia la diffusione dell’arte. I nostri articoli e post infatti sono dedicati in parte alla diffusione dei nostri contenuti (gallerie, opere e artisti in vendita) e in parte a notizie sul mercato dell’arte. Non abbiamo certo la pretesa di diventare un’enciclopedia, ma l’idea che i nostri utenti ci vedano anche come fonte di notizie e ispirazione devo dire che mi piace molto».
L’ultima domanda è quella focalizzata sul tema che più ci interessa, forse. Che novità ci sono nelle nuove vesti di Kooness? La piattaforma ha raggiunto più di 350 gallerie, è un lavoro in progress?
«Chi si ferma è perduto! Il nuovo sito offre un’esperienza utente completamente diversa, è stato costruito secondo il mantra dei contenuti, nelle nuove pagine di gallerie, artisti e opere saranno disponibili molte più informazioni per cercare, per quanto possibile, di trasmettere online parte dell’esperienza offline. Da oggi le nostre gallerie potranno mettere online le mostre passate in corso e future e stiamo implementando una tecnologia di mini video interviste per conoscere meglio galleristi e artisti. Questo è tutto quello che posso annunciare ma ti assicuro che, entro fine anno, avremo delle novità veramente importanti».

Rossella Farinotti

 


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