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Il Gotha dell’antiquariato. La storica fiera Parma si rinnova, partendo dalle origini

   
   
 
Il Gotha dell’antiquariato. La storica fiera Parma si rinnova, partendo dalle origini
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Dall’8 all’11 novembre 2018, si terrà a Parma la 14ma edizione di Gotha, mostra di alto antiquariato, arti e Novecento, che mette insieme sessanta gallerie italiane e internazionali, oltre a due collaterali e una serie di talk, occasioni di confronto sul tema del collezionismo e del museo. Un percorso di valorizzazione del territorio che coinvolge sempre di più le principali istituzioni museali di Parma e provincia, solida e imprescindibile base di partenza per ogni rinnovamento. 
L’idea di fondo è all’insegna di una rinascita nel rispetto della tradizione, un nuovo inizio in continuità con il passato e il presente della città emiliana, l’arte antica in dialogo con quella contemporanea e la fotografia, attraverso una rete di relazioni consolidate e l’inclusione di una comunità di persone sempre più ampia. Questa edizione di Gotha si apre al cambiamento e amplia la sua proposta auspicando una reazione positiva e duratura da parte del collezionismo internazionale, interlocutore privilegiato. 
Ripensare la fiera, come sottolineato da Ilaria Dazzi, Brand Manager della manifestazione, a partire dal suo contenitore, circa 1500 metri espositivi, in linea con il gusto per la semplicità e pulizia di forme, fino all’apparato comunicativo con il nuovo sito web, canali social e una squadra di blogger e giornalisti che terranno costantemente aggiornato il pubblico nazionale e straniero. Formato snello e nuova veste grafica anche per il catalogo della fiera, oltre a convenzioni per i visitatori, dentro e fuori la sede fieristica. 
Sono però le due mostre collaterali a costruire un ponte ideale tra presente e passato, a promuovere un confronto di prospettive, a far parlare opere ancora vive e attuali. Il Settecento e il Novecento sono rispettivamente i secoli di Ennemond-Alexandre Petitot e Arturo Martini, coinvolti insieme alle istituzioni che li rappresentano in un dialogo apparentemente impossibile, in realtà foriero di ulteriori valutazioni, anche di valore economico. L’Accademia di belle arti, fondata proprio dall’architetto francese, presenta in quest’occasione tre quadri, normalmente difficilmente accessibili al pubblico, il Ritratto di Ennemond-Alexandre Petitot, il Ritratto del nipote di Petitot e la Veduta interna del tempio alla dea Mnemosine. Mentre di Martini sono il Leone e la Leonessa, due sculture risalenti al 1935-1936, "riscoperte” dal critico d’arte Roberto Borghi e da Paolo Aquilini, Direttore del Museo della seta di Como, in una villa alle porte di Lecco, dopo che per lungo tempo si pensava a quelli di via Sarfatti, all’ingresso dell’Università Bocconi, come agli unici esemplari delle sculture. Ora per la prima volta vengono esposte al pubblico, testimonianza di una fase particolare e intensa della produzione dell’artista: «Sono l’esito di un tentativo di creare opere d’arte con procedimenti industriali, eppure hanno una qualità formale persino superiore a certi pezzi unici. Pensati come sedili da giardino, avrebbero dovuto avere una funzione d’uso, e invece possiedono l’aura di sacralità propria delle sculture delle cattedrali. Arcaici e infantili allo stesso tempo, possiedono una grazia spiazzante», precisa Borghi. 
Un’ulteriore occasione di approfondimento è il programma di talk di Gotha, uno per ogni giorno della fiera, con l’obbiettivo di indagare le dinamiche del collezionismo privato e pubblico, le sue origini e il suo futuro prossimo, attraverso le testimonianze di alcuni dei suoi protagonisti. 
Parma si lega sempre di più al territorio per farsi conoscere al di fuori dei suoi confini e, dopo averne scoperto la storia, non rimane che viverne il presente. (Ilona Barbuti)
 


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