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Una scala e un Museo, per la città che verrà

   
 Il Museo Nitsch di Napoli compie dieci anni di “porosità”. Celebrati con una nuova collezione e un collegamento che abbatte le barriere tra basso e alto  Pasquale Persico 
 
Una scala e un Museo, per la città che verrà
pubblicato

Giuseppe Morra e la Fondazione che porta il suo nome, quando dieci anni fa decisero di acquistare una centrale elettrica in disuso per dare ospitalità alla creatività plurale di Herman Nitsch, già da diversi anni avevano anticipato uno slogan che, oggi, è solo la pubblicità di una marca automobilistica importante: Benvenuta Avanguardia nella città di Napoli. Raccontare la storia di un movimento artistico importante, attraverso un suo grande interprete che già aveva avuto difficoltà, a Napoli e in Europa, a farsi riconoscere, è stata una scelta coraggiosa e non facile. E anche il luogo scelto per l’Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee Hermann Nitsch, una deviazione di salita Pontecorvo, alle spalle di Piazza Dante, sembrava voler contraddire il progetto di porosità dell’arte Fluxus, rispetto ai temi della vita e della creatività.
La porosità è una qualità alla città di Napoli che da secoli, o meglio da millenni, accoglie, integra e moltiplica le ibridazioni creative in tutti i campi, allargando il concetto di biodiversità della Campania Felix a quello di città a cultura aperta, riconoscibile dalla stratificazione delle forme dei beni culturali presenti nel largo paesaggio della città metropolitana. L’arte contemporanea, a partire da quell’evento di apertura, trova a Napoli un valore aggiunto che si moltiplica con le visite e le performance dell’artista viennese che, ancora oggi, è in piena consapevolezza artistica del dover fare una rivoluzione ogni giorno, non solo estetica ma anche verso nuovi comportamenti.
E il Museo Nitsch mostra subito la sua qualità, che non è solo quella di aprirsi a un panorama incredibilmente vario, a 360° sulla città e sul golfo, ma di presentarsi anche come un grand’angolo d’emozioni che raccontano di arte e di cultura ibridante, pur mantenendo esplicito il suo messaggio a identità complessa di avanguardia storicamente riconosciuta, oggi, a livello internazionale.

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Giulia Luongo Cisterna Fondazione Morra

La porosità cresce negli anni e da più settori si chiede di poter essere ospitati, per attività che possono usufruire di questo sguardo laterale e anamorfico, capace di illuminare potenziali innovazioni di pensiero. Ed è proprio questa esperienza di porosità che fa nascere il progetto "Il Quartiere dell’arte”, cioè una rete di incubatori-contenitori che, sul presupposto dell’incontro tra arte e relazioni, tra attività e abitare, diventa un patrimonio site-specific, infrastruttura complessa di cultura per la città che verrà.
Casa Morra nasce dopo il Museo Nitsch e la sua capacità di moltiplicare archivi d’arte documenta il vantaggio localizzato complesso presente nella città di Napoli, facendo riconoscere al progetto ampio del quartiere la capacità di aggregare intorno al tema dell’arte tutta la porosità potenziale della città.
Una spugna è porosa perché pur assorbendo acqua o altri flussi rimane integra nella sua forma ed ecco la caratteristica della città e anche dell’edificio del Museo Nitsch che, nell’accogliere un flusso libero tra l’interno e l’esterno, mantiene la sua struttura nei termini di stato delle sue funzioni, mostrando una progettualità ancora da moltiplicare nei tanti contenitori storici che, pur appartenendo al Patrimonio Unesco riconosciuto, tardano a manifestare il loro nuovo ruolo nella città che chiede di diventare metropolitana.
Il giorno 15 settembre 2018 una scala viene inaugurata e una nuova accessibilità da via Pessina e piazza Dante consente di salire in breve tempo sul terrazzo del Museo Nitsch. Un margine che sembrava un confine diventa un bordo che rompe il concetto di muro, tra il basso del quartiere e l’alto del terrazzo dei profumi dei fiori. Un caleidoscopio di colori consente una nuova lettura del museo e della città, il margine poroso moltiplica le sue funzioni e la scala diventa membrana esplicita, rompendo l’idea che, giù, la strada finisce, mentre l’invito a salire e scendere la scala consente di percorrere una zona di scambi attivi, dove relazioni inattese trovano possibilità di sviluppo e di reciprocità, dove beni comuni e beni neutri si scambiano ruoli inattesi. 

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Natalya Savino piano superiore Fondazione Morra

Oggi, il concetto di confine vuole trovare nuove applicazioni nella città moderna, la stessa pianificazione urbanistica riscopre il valore delle aree isolate, protette rispetto ai rischi di varia natura. Ma è la strada giusta? Il Museo Nitsch, per Napoli, cerca una direzione diversa, sono le relazioni tra persone e beni culturali da produrre, che danno senso e identità ai luoghi, definendo gli spazi urbani beni comuni o spazi a diversa identità ma aperti a diverse funzioni materiali e immateriali. La distinzione tra parete cellulare e membrana cellulare consente di capire il perché la scala svolge una funzione membrana, anche per il nuovo punto ristoro che abita l’intermedio delle scale. Una parete ben compatta può addirittura provocare la morte della cellula non più in relazione aperta e vivificante. Una membrana cellulare lascia fluire – Fluxus al quadrato – la sostanza vitale all’interno e dall’interno all’esterno, anche se in modo selettivo, affinché la cellula possa crescere e contribuire allo sviluppo potenziale suo e dell’organismo a cui appartiene. Questo dialogo è ciò di cui ha bisogno la nuova urbanità della città, non un puro spazio aperto ma un organismo vivo, non sigillato apparente ma orientato verso lo sviluppo a valenza culturale aperta.
Tutto questo potrebbe essere un annuncio astratto, se la storia del luogo non dicesse già del percorso di porosità già compiuto, mentre l’opening del giorno 15 settembre è il presupposto del nuovo progetto: cambio di collezione e allestimento dei relitti 152.azione. Una scala e un Museo, in nuova metamorfosi creativa, per la città che verrà. 

Pasquale Persico

 


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