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Un anno di OGR: Il bilancio

   
 «Il pubblico va formato già prima che entri in sala, e per farlo serve un lavoro serio, puntuale e continuativo», spiega il direttore Nicola Ricciardi  
 
Un anno di OGR: Il bilancio
pubblicato

Apre con Artissima la prima mostra italiana di Mike Nelson, a cura di Samuele Piazza, concepita per il grande spazio del Binario 1; nel 2019 poi sarà la volta di "Cuore di tenebra. Può l'arte prevenire gli errori?”, frutto del sodalizio con Castello di Rivoli; in estate La Biennale delle Immagini in Movimento si trasferirà da Ginevra a Torino con un programma di video arte e performance cucito sulla pelle sugli spazi delle OGR, e in un autunno dedicato al Bauhaus Monica Bonvicini sarà l’artista principale. In un anno di vita le Officine hanno totalizzato 180mila visitatori, 45 concerti, 3 interventi site-specific, 5 progetti espositivi, un simposio internazionale e 32 appuntamenti di Public Program…
Nicola Ricciardi, direttore di OGR, ci fai un bilancio in 3 parole di questo primo anno? 
«"Promesse”, "Esperimento”, "Corsa”. Le promesse sono quelle mantenute: nel primo comunicato stampa, il 6 marzo 2017, annunciavamo i primissimi contenuti delle future Officine Grandi Riparazioni. In quell’occasione ci impegnavamo a ospitare "in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti – dalla musica classica a quella elettronica – eventi di teatro, danza e arti performative, laboratori”. La parola "esperimento” invece si riferisce allo spirito con cui, quasi quotidianamente, ci impegniamo a mescolare, fondere, amalgamare media, linguaggi e generi eterogenei, forgiando assieme arti visive e performative con il gusto di veder nascere qualcosa di inedito. "Corsa”, perché da quando siamo partiti con ci siamo mai fermati e difficilmente avremo tempo di prenderci una pausa nei prossimi due anni».
La sfida più grande per il futuro?
«La sfida è mantenere questa nostra velocità. La gara che stiamo correndo ha comunque un obiettivo preciso da raggiungere: la curiosità dei visitatori. Non abbiamo mai voluto puntare sulla quantità – anche se i numeri citati prima sono sicuramente motivo d’orgoglio – ma sulla qualità di un’audience interessata».
L'asse "Torino-Milano" esiste davvero? Ovvero Milano si è affacciata a Torino?
«Quello tra Milano e Torino è ovviamente un collegamento su cui puntiamo molto. A dimostrazione, dopo il grande successo che ha riscontrato, sia in termini di pubblico che di contenuti, il Torino Jazz Festival, abbiamo voluto invitare anche il corrispettivo milanese, la manifestazione JazzMi. Un modo per noi per aprire un dialogo concreto tra le città, con una programmazione sinergica che a nostro avviso potrebbe far bene ai rispettivi pubblici». (Matteo Bergamini)

 


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