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L’intervista / Alessia Glaviano

   
 LO SGUARDO “VOGUE”
Tra fotografia e mutamenti sociali, il racconto del festival che indaga il presente partendo dalla fashion photography
 Silvia Conta 
 
L’intervista / Alessia Glaviano
pubblicato

Immaginate Milano elettrizzata da una tensione insieme magnifica e irrequieta, che unisce temi sociali e politici alla creatività più dirompente, in grado di cambiare, a poco a poco, il presente: è la dimensione generata dal Photo Vogue Festival, alla sua terza edizione, che si è svolto lo scorso week end in concomitanza anche di Bookcity, rendendo la città un’esplosione di appuntamenti. 
Presieduto da Emanuele Farneti, direttore di Vogue Italia, e diretto da Alessia Glaviano, Senior Photo Editor di Vogue Italia, il festival ha il suo perno nella fotografia di moda, ma con il suo sguardo abbraccia la ricerca fotografica in senso lato: «Anche quest’anno – hanno spiegato gli organizzatori alla stampa - continua la riflessione sul ruolo esercitato dalla fotografia, e specialmente dalla fashion photography, nella rappresentazione ed analisi della nostra contemporaneità. […] Vogue Italia si è distinta come rivista capace di lasciare un segno indelebile nella memoria visiva dei propri lettori, trascendendo il tempo breve della moda stessa. E oggi il magazine continua la propria missione, utilizzando la fotografia come strumento di indagine della società e dei modelli culturali a livello globale, facendosi portavoce dello Zeitgeist e al tempo stesso sollevando interrogativi e trasmettendo idee innovative attraverso la lente della moda». 
Tre sono le mostre che identificano cuore e filosofia della rassegna: "Sølve Sundsbø. Beyond the still image” a Palazzo Reale (fino al 9 dicembre), "Embracing Diversity” e "All That Man Is – Fashion and Masculinity Now” a BASE Milano. La mostra dedicata a Sølve Sundsbø, a cura di Alessia Glaviano e Michael Van Horne, è un percorso immersivo che mediante foto iconiche, opere inedite, video, proiezioni e installazioni site-specific porta il visitatore nel vivo nella ricerca dell’artista, uno dei fotografi di moda e filmaker tra più rilevanti sperimentatori del linguaggio fotografico contemporaneo a livello internazionale. Due collettive, invece, le mostre a BASE: "Embracing Diversity”, a cura di Glaviano e Francesca Marani, è incentrata sulla valorizzazione della diversità in ogni sua espressione, indagata attraverso i lavori di ventisei fotografi individuati con uno scouting su PhotoVogue e selezionati da una giuria internazionale formata da diciotto professionisti del settore di altissimo livello. "All That Man Is – Fashion and Masculinity Now”, a cura di Chiara Bardelli Nonino, esplora, invece, il complesso e multiforme concetto odierno di mascolinità, attraverso lo sguardo dei fotografi di moda contemporanei e di scatti iconici.
Abbiamo raggiunto Alessia Glaviano, per alcune domande. 

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Points a la Ligne, Sølve Sundsbø

Qual è il ruolo della fashion photography oggi? 
«La fotografia di moda di alto livello è un linguaggio che esula dalla semplice rappresentazione degli abiti, perché parla di società, di cultura e raggiunge un pubblico talmente vasto che spesso può provocare dei cambiamenti nello sguardo delle persone, nelle opinioni e può, quindi, riuscire a far cadere dei pregiudizi. Possiamo vedere che questo sta accadendo: è una rivoluzione partita dai social media e si è allargata ai media più istituzionali. Ciò è avvenuto, ad esempio, per quanto riguarda il concetto più inclusivo di bellezza. Sono convinta che la fotografia di moda possa aiutare un cambiamento positivo, se fatta in un certo modo».
Da qui la necessità di dedicarle un festival? 
«Non si tratta di una necessità, semplicemente questo è un percorso in cui ho sempre creduto: sono un’appassionata di fotografia a 360 gradi, dal reportage alla moda, a tutto il resto e mi sembrava bello poter dedicare a Milano un momento di questo tipo. In realtà è un festival aperto a generi fotografici diversi, con una presenza importante della fotografia di moda, ma il dialogo è più esteso».
Come è cambiato il Photo Vogue Festival dal 2016 ad oggi? Come scegliete le tematiche principali?
«Fin dalla prima edizione abbiamo cercato di dare un’impronta sociale e politica al Festival. Ogni anno si capisce meglio dove si vuole andare, ad ogni edizione aggiungiamo dei tasselli e cerchiamo di orientare il discorso sui temi che ci sembrano più pressanti, in quel momento, a livello politico. Sono fermamente convinta della moda come linguaggio, non della moda come componente superficiale, ma come fattore culturale. Questo è un aspetto che emerge in tutte le nostre mostre: nel 2016 c’è stato "The Female Gaze”, nella seconda edizione "Fashion & Politics”, ora "Embracing Diversity” e "All That Man Is – Fashion and Masculinity Now”, a cui si aggiungono i talk, dove si toccano tantissimi temi, anche sociali e di costume. Quest’anno ci sono ancora più mostre e più occasioni di ritrovo perché al palinsesto più istituzionale e abituale di Palazzo Reale e BASE abbiamo aggiunto "Reb Hook Labs” di Jimmy Moffat, sempre a BASE, e "Italian Panorama”, una mostra con giovani talenti italiani al Silos/Armani».

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Photo Vogue 2018, WMag, The everchanging face of beauty

Un breve commento sull’importante mostra di Sølve Sundsbø a Palazzo Reale? 
«Tengo molto a questa mostra di Sundsbø, perché è un contraltare perfetto a quello che spiegavo poco fa in merito a un tipo di fotografia che sia impegnata e politica, questi aspetti, tuttavia, non devono essere detrattivi della dimensione del sogno che è la fotografia di moda. Sundsbø è uno dei migliori interpreti della fotografia come sogno, come mondi impossibili e immaginari, quindi sono molto contenta di essere riuscita a portare un artista così a Palazzo Reale».
Come sono state scelte le mostre che fanno parte del Festival?
«La maggior parte delle mostre sono curate da noi. "Embracing Diversity” è frutto di una call to action attraverso PhotoVogue, il nostro canale dedicato alla fotografia, da cui, in un secondo momento, gli artisti sono stati selezionati da una giuria internazionale».
Come considera la posizione di Milano nell'ambito della fashion photography?
«La ritengo molto positiva: Milano è una città in espansione, sempre di più, sta vivendo un momento d’oro anche a livello culturale, e per quanto riguarda la moda è sempre stata un punto di riferimento a livello internazionale».

Silvia Conta
 


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1 commento trovato 

21/11/2018
Francesco Angelo Brero
E' singolare che un giornale d'arte si occupi di moda.

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