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Per Enrico Crispolti

   
 “Maestro” senza superbia, innamorato dell’insegnamento. Ricordiamo il grande critico con le parole di chi gli è stato vicino, nella sua “famiglia allargata” dell’arte marco tonelli 
 
Per Enrico Crispolti
pubblicato

Enrico Crispolti (Roma, 1933-2018) si è spento sabato nella sua città natale. 
È stato senza dubbio il più importante storico dell’arte della seconda metà del novecento in Italia, che ha saputo coniugare militanza, critica d’arte, insegnamento e ricerca secondo una metodologia ed una visione innovativa e personale allo stesso tempo: quella della storiografia circolare. Ovvero comprendere che il centro (i grandi artisti, i grandi movimenti) si capisce solo in rapporto alla periferia (i "minori” e quelli più ai margini) e che i linguaggi si comprendono sono secondo relazioni dialettiche. In ciò la sua attività è stata di una coerenza impareggiabile, da alcuni scambiata per il suo esatto contrario: ad esempio l’aver curato sia il catalogo generale di Renato Guttuso (emblema di ideologia, impegno politico e figurazione) che di Lucio Fontana (esempio di provocazioni formali e arte concettuale).
Sarebbe inutile e improduttivo per limiti di spazio elencare tutti i meriti bibliografici, espositivi, storiografici che costellano il suo curriculum, se non si premette che la sua attività ha mirato, riuscendovi, a trasformare la storia dell’arte contemporanea in una materia da studiare e trattare alla stessa stregua di quella antica e considerare materiali di prima mano come interviste, visite a studio, scritti di artisti viventi allo modo di quei documenti d’archivio che mandano in visibilio storici del Cinquecento o del Medioevo. Lo dimostra la sua mitica biblioteca/archivio, per decenni collocata in Via di Ripetta e negli ultimi anni installata secondo un moderno sistema di scaffalature mobili in Via Tevere, in cui hanno transitato centinaia di studiosi, studenti, ricercatori, critici, sia quelli che si sono formati con lui che chi ha avuto necessità di approfondire ricerche. Proprio questo archivio rappresenta la prima eredità culturale e materiale che dovrà essere preservata e resa ancora accessibile.

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La copertina del Catalogo ragionato di Fontana curato da Crispolti

La sua apertura e la sua generosa disponibilità verso la qualità dello studio è stata proverbiale, a partire dalla sua docenza presso l’Università di Siena e la sua Scuola di Specializzazione, da cui sono usciti decine di storici e critici d’arte, molti dei quali oggi affermati direttori di musei, docenti universitari e storici dell’arte. Aver avuto il privilegio di frequentare quel corso di specializzazione ha permesso ha molti di noi di capire cosa significhi la storia dell’arte, un approccio etico ad una materia che oggi sembra più imparentata con improvvisazioni curatoriali e opportunismi di varia natura (da quelli commerciali a quelli istituzionali). A Crispolti è mancato, se questo fosse un difetto, proprio quel cinismo imprenditoriale che ad altri ha permesso di inventare movimenti senza alcuna base teorica, di seguire la tendenza più efficace a livello mediatico e gli artisti più in voga al momento. Crispolti non ebbe problemi ad esempio a "disconoscere” l’opera di Burri (che pure fu tra i primi a esporre in mostre pubbliche) e col quale aveva intrattenuto fin dagli anni Cinquanta un proficuo rapporto, quando Burri deviò dal linguaggio informale approdando ad una cadenza più geometrica; si occupò per tutta la vita dell’opera di artisti come Sergio Vacchi, Giannetto Fieschi e Mino Trafeli (scomparso anche lui quest’anno), incontrati negli anni Sessanta, anche se le loro vicende professionali furono via via sempre più isolate, per carattere e volontà, nel sistema dell’arte contemporanea. La sua scrittura era proverbialmente difficile, per la maggior di noi studenti a tratti addirittura contorta, a volte ci consultavamo per capire se frasi e passaggi di suoi libri fossero saltati in fase di impaginazione È vero, era una scrittura ellittica, spiraliforme, che si avvolgeva su se stessa, di epidermide spessa e irta, ma di grande profondità e contenuto, a differenza di scritture più affabili, facili, immediate e frizzanti che di fatto sono insensate e vuote. Leggere un suo testo significava studiare e entrare in sistema di pensiero, non di effetti speciali o di narcisismi autoreferenziali.

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Enrico Crispolti, L'Informale

Per chi come me ha avuto modo di entrare nel suo mondo, di frequentare la sua casa ed il suo archivio trattato quasi come uno di famiglia, una famiglia allargata e comprendente molti altri critici ed artisti, la sua scomparsa trasmette un vuoto umano, affettivo e culturale, tanto più doloroso per l’impossibilità di delineare una vera e propria figura che ne raccolga oggi l’eredità: piuttosto esiste un lascito intellettuale, una filiazione dispiegata in tante e diverse figure di storici, ricercatori, docenti universitari e critici dell’arte di cui è stato un Maestro senza mai imporsi come tale, né mai pretendere ossequio o sottomissione.
Non uomo di potere, se non quello che viene dalla preparazione e dall’autorevolezza nel proprio ambito scientifico, dedito all’insegnamento come piacere e necessità personale, ma anche come missione e  impegno socio culturale, fu infine un critico umanissimo, che agì sempre allo scoperto, punto di riferimento per gli studi dal Futurismo all’Informale, dalla Pop art (in primis quella inglese) alla scultura moderna (oggetto in parte trascurato dalla critica d’arte italiana), conoscenze articolate sempre e puntualmente in accurati progetti espositivi.
Forse anche l’ultimo degli storici dell’arte moderna e contemporanea (tra cui figurano ancora oggi Renato Barilli e Maurizio Cavesi) per la vastità delle sue ricerche e documenti di archivio, almeno per come questa disciplina è stata avviata e formata nel XX secolo a partire da Lionello Venturi (di cui fu allievo) e Giulio Carlo Argan. 

Marco Tonelli

 


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2 commenti trovati  

11/12/2018
isabella reale, udine
Intelligenza, scienza, analisi e contesto nello studio dei fenomeni dell'arte contemporanea, grazie a Enrico Crispolti per la sua figura di studioso fine e impegnato, per le tante chiavi di lettura che ci ha lasciato e le belle mostre fatte sui Basaldella...

10/12/2018
marcello carriero
Come dicevo ieri a commento della triste notizie della morte di Crispolti, questo grande storico dell'arte è un maestro che non ha avuto la funzione paterna di trasferimento di vedute, bensì ha infuso la curiosità della ricerca critica a partire dalle fonti. Ricordi Marco? noi ci siamo conosciuti proprio li e abbiamo condiviso gli insegnamenti di Crispolti di cui penso che tu sia, più di me, il testimone. Sono contento perciò che sia tu a ricordarlo da queste pagine. Marcello Carriero

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