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Fino all'8.I.2019
Daniele Salvalai, Distopia di un'ascesa
Kyro art gallery, Pietrasanta

   
  Milene Mucci 
 
Fino all'8.I.2019 - Daniele Salvalai, Distopia di un'ascesa - Kyro art gallery, Pietrasanta
pubblicato

Alla Kiro Art Gallery di Pietrasanta dall’8 dicembre fino all’8 gennaio arriva, coinvolgendone completamente lo spazio in maniera suggestiva, "Distopia di una ascesa” di  Daniele Salvalai
Personale di scultura di questo artista bresciano , formatosi a Brera e che oggi insegna scultura all’Accademia di Belle Arti di Verona, curata per l’occasione da Carmelo Cipriani.
"Mostra site specific”, come ci racconta il  curatore Carmelo Cipriani, "che propone lavori perfettamente calibrati fra interventi a parete e scultorei. Mostra che parte dalla ricerca di Salvalai  sui  luoghi di lavoro e di vita  della sua terra, dallo sguardo quotidiano con cui  osserva le montagne  dalle finestre del suo studio  
"Distopia di una ascesa”, quindi, come  sintesi dei temi di ricerca dell’Artista sui luoghi di origine ma anche come occasione di profonda riflessione sull’Uomo e la Natura”.
"Temi di ricerca che” prosegue Cipriani "ho individuato nel seguire il suo lavoro in tre   momenti  precisi . Il rapporto fra uomo e natura, l’indagine nell’ambito di quest’ultima sul fascino dei suoi luoghi abitativi (come i nidi gli alveari o le tane) e, consequenzialmente a questo, lo spunto della loro lettura come esperibilità, vivibilità possibile.  Luoghi abitativi concepiti come spazi vuoti , penetrabili.
Da qui l’ultimo tema da me individuato del lavoro di questo Artista, quello della indagine sul vuoto , sulla sua penetrabilità. Sulla duplice accezione di questo come timore ma anche accoglienza”.
"Distopia di una ascesa” nasce nel 2012 come percorso poetico di ricerca sull’Uomo e le sue sfide. Prima con gli studi sulla Torre di Babele, poi  sul  K2 e oggi con un protagonista come il simbolico e immaginifico Serro Torre  , montagna della Patagonia al confine fra Cile ed Argentina, vetta che Messner definì la montagna impossibile. 
Serro Torre che diventa archetipo  della difficoltà dell’Uomo di conquistare la vetta, di sfida affascinante ma anche frustrazione da accettare e superare. Qualcosa che ora l’Artista cerca di possedere e interpretare miniaturizzandolo con  la poetica dell’Arte, della scultura. 
"Non a caso questi lavori sulla montagna partono dopo la ricerca sulla Torre di Babele , che era una ricerca sul sacro” ci dice Daniele Salvalai raccontandoci della mostra. 

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Daniele Salvalai, Distopia di una ascesa

”La Torre di Babele era la costruzione artificiale dell’uomo per avvicinarsi a qualcosa di superiore  mentre, oggi , la riflessione arriva alla montagna , a qualcosa che esiste, che abbiamo già, che è in natura”. 
Una sfida concreta, reale e possibile questa volta. 
La montagna come possibilità per l’Uomo di provare a superare sempre nuovi obiettivi. Nuove vette, nuovi successi …..contemporaneamente alla consapevolezza della potenziale  fallibilità di questi.
Sì, perchè esattamente insieme alla ricerca di  obiettivi  sempre più alti coesiste da sempre, spesso  rimosso, il rischio della caduta, del  fallimento .
"Fallimento nel cammino in risalita, ma anche di quello che può accadere dopo il raggiungimento della vetta, dopo aver creduto di averlo raggiunto l'obiettivo che è altrettanto pesante" ci ricorda Salvalai con la saggezza di chi la montagna e la Natura tutta la conosce davvero e la rispetta.
Appaiono quindi  alle pareti, nello spazio trasformato della galleria e divenuto immacolato, diedri come rocce, pronti per metaforiche scalate e poi vette, esattamente simmetriche sull’altro lato e cime  al centro e altre ancora , quasi sospese.
Tutte in un bianco e nero totale , duale e volutamente, appunto, distopico.
Il bianco dell’Utopia   , dell’aspirazione all’ideale migliore, della realizzazione a cui tendere e il nero , scuro e senza speranza.
Il buio  del δυς-"  "τόπος", luogo del fallimento, della non riuscita ,della possibile caduta.
Ma, fra questo bianco e questo nero, fra questa dualità manichea e apparentemente irrisolvibile una luce blu al neon che Salvalai mette a dividere, anzi, ad unire, queste  due parti.
Luce che diventa ipotesi di salvezza , simbolo di legame e  fusione di queste due parti cosi apparentemente opposte e inconciliabili.
Luce blu a simbolo dell’armonia possibile dell’essere umano, una volta compreso e superato l'arrogante peccato di ybris verso il mondo e la Natura.
Luce  interiore, potente e mediatrice, qualcosa che, se raggiunta e posseduta, restituisce all’Uomo la comprensione della forza anche di una impossibile scalata, o della potenza di una sconfitta da cui imparare per ricominciare ancora un’altra, successiva ennesima scalata .
Nella  visione olistica e poetica di esseri umani parte e parti di un tutto e non arroganti proprietari di qualcosa da cui uscire necessariamente vincitori o sconfitti.
Messaggio intenso di consapevolezza  artistica nonché di profonda, poetica ed umana resilienza quello di Daniele Salvalai a Pietrasanta.
Vero che, come scriveva Blake: "Quando uomini e montagne si incontrano, grandi cose accadono".

Milene Mucci
Mostra visitata l’8 dicembre

Dall’8 dicembre 2018 all’8 gennaio 2019
Daniele Salvalai, Distopia di un'ascesa
Kyro art gallery 
Via Padre Eugenio Barsanti, 29, 
Pietrasanta
Info: info@kyroartgallery.com

 


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