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L’istruzione che vorrei

   
 Dieci anni per le modifiche necessarie e per infondere nuovamente nella società quel grande rispetto che “la scuola” richiede. Come? Smettendo di agire per “urgenze” stefano monti 
 
L’istruzione che vorrei
pubblicato

«Caro signor Germaine,
ho aspettato che si spegnesse il baccano che mi ha circondato in tutti questi giorni, prima di venire a parlarle con tutto il cuore. Mi hanno fatto un onore davvero troppo grande, che non ho né cercato né sollecitato. Ma quando mi è giunta la notizia, il mio primo pensiero, dopo che per mia madre, è stato per lei. Senza di lei, senza quella mano affettuosa che lei tese a quel bambino povero che io ero, senza il suo insegnamento e il suo esempio, non ci sarebbe stato nulla di tutto questo. Non sopravvaluto questo genere d’onore. Ma è almeno un’occasione per dirle che cosa lei è stato, e continua a essere, per me, e per assicurarla che i suoi sforzi, il suo lavoro e la generosità che lei ci metteva sono sempre vivi in uno dei suoi scolaretti che nonostante l’età, non ha cessato di essere il suo riconoscente allievo. L’abbraccio con tutte le mie forze.”
Questa la lettera, recentemente pubblicata sul web, che Albert Camus scrisse al suo insegnante.
Ed è da questa lettera che bisognerebbe ricostruire il ruolo che l’insegnamento e, in generale, la formazione, hanno nella nostra società.
L’Istruzione in Italia è sempre stata eccellente, ma poi, il malgoverno che ha caratterizzato la nostra storia recente e meno recente, ha vilipeso tale eccellenza, trasformando una vocazione in un ammortizzatore sociale, in un bacino elettorale (e qualche volta in un baratto elettorale) che, di fatto, ha portato ad un imbarbarimento della nostra società.
Sul versante scolastico e formativo, i problemi da affrontare sono più che numerosi.
Proprio per questo è necessario iniziare ad agire attraverso un piano di lungo periodo, che veda il consenso di tutte le parti politiche.
È, infatti, in primo luogo necessario comprendere che l’attuale sistema necessita un cambiamento.
In secondo luogo, è poi importante chiarire che i cambiamenti necessari non possono essere risolti nel novero di un’unica legislatura.
Di conseguenza, è necessario che le classi dirigenti e i partiti politici agiscano con professionalità, per una volta.
Assolte queste condizioni imprescindibili, si potrà avviare un ragionamento che miri a creare un sistema scolastico pubblico e un sistema formativo (che includa anche Università e Post Università) efficiente entro il 2030. 

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Accademia di Brera

Sono infatti necessari almeno 10 anni per avviare le modifiche necessarie a livello sistemico e per infondere nuovamente nella società quel grande rispetto che un’istituzione di questo tipo richiede.
Perché giova parlarsi chiaramente: profondi cambiamenti caratterizzano la nostra società, dal punto di vista demografico, sociologico, ma anche dal punto di vista culturale, tecnologico. Si stanno modificando vertiginosamente tutti i criteri di vita che hanno costituito la base della nostra cultura del secolo scorso: dal miraggio del "posto fisso”, al possesso della casa.
In un mondo in così profondo cambiamento, il sistema scolastico deve rispondere in modo adeguato. 
Deve essere l’espressione di valori e, insieme, deve fornire le basi di conoscenza e di sviluppo del pensiero e del carattere che permettano ai discenti di comprendere il proprio ruolo nel mondo, e di definire sogni, ambizioni e stili di vita che consentano loro, quando diventati ormai giovani adulti, di essere membri di una società che insieme contribuiscono a costruire.
Perché è palese che per creare cittadini migliori non è più sufficiente fornire pedissequamente nozioni.
Ed è palese che il cambiamento debba tanto investire il Ministero (che deve adattare la propria struttura organizzativa, le politiche di assunzioni, i piani di istruzione, ecc.), gli insegnanti (che devono agire con rispetto per il proprio ruolo), i genitori (che devono comprendere i limiti della loro posizione genitoriale) e la società tutta.
Tutto ciò si può ottenere soltanto con un lavoro metodico, professionale, serio.
Perché quello che viviamo oggi è il frutto di quella cultura italiana che non affronta un problema se non quando diviene urgenza.
È tempo di cambiare.
Iniziamo da qui.

Stefano Monti

 


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