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…E che cane!

   
 Alla Venaria Reale di Torino una mostra decisamente da abbaiare. Perché il “migliore amico dell’uomo” è stato anche un po’ “muso ispiratore” degli artisti  Eliana Urbano Raimondi 
 
…E che cane!
pubblicato

Chi passasse per quel di Torino sarebbe certamente incuriosito dall’udire artistici latrati rurali misti ad aristocratici guaiti provenienti dalle tele, sculture e tavole grafiche esposte nelle sale della Venaria Reale. Un dialogo canino tra opere scelte per la prima mostra, curata da Francesco Petrucci, dedicata al tema cinofilo che fa dell’iconografia del canide il filo conduttore per l’indagine, attraverso le testimonianze delle arti figurative prodotte dall’Antichità fino ai giorni nostri, delle complesse interpretazioni legate alle relazioni cino-antropologiche. Benvenuti a "Cani in posa. Dall’antichità ad oggi”, fino al prossimo 10 febbraio:  una scientifica catalogazione delle specie, che nel percorrere dipinti, incisioni, fotografie o manifatture giapponesi, si colora di valenze simboliche, decorative, didascaliche e rappresentative che spaziano dall’ambito mitologico a quello religioso, dal mondano ritrattistico fino al fantastico, in un percorso trasversale convalidato da studi iconologici, come dimostra la collocazione dei libri di Cesare Ripa a inizio dell’iter espositivo.

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Cani in posa, Dall'antichità ad oggi, vista della mostra

Un sodalizio, quello cane-uomo, che affonda le sue radici nella notte dei tempi e che lo vede talora divino infernale psicopompo talaltra fido amico, spesso sacrificato per accompagnare nell’Oltretomba l’eroico padrone, come testimonia l’esemplare accucciato sul coperchio dell’urna cineraria (I sec. d.C.) con cui si apre la prima sezione "Cani nell’arte classica”. È qui che la severità del monito musivo pompeiano, antesignano degli odierni "Attenti al cane”, si scioglie nelle tenerezze effusive di una coppia di levrieri in marmo provenienti dai Musei Vaticani e che si delinea un altro filone che vede il cane costante "accessorio” della pratica venatoria, protetta dalla dea Artemide, come conferma la statua che la effigia accompagnata da un cagnolino, in perfetta consonanza con la funzione storica della sede espositiva.
Gustose per l’occhio sono poi le sontuose ibridazioni del genere animalista con quello della natura morta presenti nella sezione omonima alla mostra che annovera docili Charles Spaniels su eleganti cuscini, vicino a tavole riccamente imbandite o isolati, come nel ritratto di quello appartenente all’Infanta di Spagna, firmato Tiepolo, così come cani immersi in contesti campestri e descritti con stili che vanno dal realistico-idealizzante all’abbozzato-naif di un Ligabue.
Ecco lasciare spazio alla serie di ritratti di gentiluomini e nobildonne con cani da grembo, status symbol che connotano di dandysmo ante litteram oli seicenteschi dipinti da un Suttermans come da un Preti, nomi che spiccano tra altri meno noti, insieme con Canova col suo imponente Endimione dormiente, soggetto pure dell’olio di Luca Giordano che vede dei veri e propri "Cani in scena”, protagonisti di un evento in corso.

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Cani in posa, Dall'antichità ad oggi, vista della mostra

Se, contemplando le numerose inquadrature foto/cinematografiche dei dipinti, si avverte il bisogno di una sosta, ad accogliere il visitatore sono le panchine di Garutti, con tanto di cuccioli delle famiglie Triviero accovacciati. E per finire il percorso all’insegna della fantasia, "Cani immaginari” riserva non poche chicche, attraverso l’analisi della figura canina in prodotti della cultura popolare quali i fumetti, con la loro dicotomia cane domestico/antropomorfizzato (Pluto/Pippo), nonché con sorprendenti sincretismi propri delle opere in assoluto conclusive del percorso. Si tratta, in un caso, della stampa Alta Fedeltà di Matteo Basilé che commistiona le caratteristiche di genere in un ambiguo Pierrot in sottovesti femminili, inserito in un contesto Rococò e accompagnato dal cane la cui razza allude alla dissimulazione da maschere: l’Alano Arlecchino. A coronamento dell’esposizione, le altrettanto visionarie tele di Guillermo Lorca-Garcia - nel contemperare gusto barocco, ispirazione letteraria e perizia tecnica tradizionale con atmosfere intime simboliste, quali la rivisitazione della Stanza dei Pavoni decorata da Whistler - ritraggono composizioni quasi fiabesche di cani realistici dallo sguardo umano, in dialogo con bambine tra l’innocente e l’inquietante, dallo sguardo belluino.
A suggello dell’originalità dell’evento, veri e propri abbaiati dal vivo si avranno in occasione dei raduni canini in programma alla Venaria per tutta la durata della mostra.

Eliana Urbano Raimondi

 


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