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Fino al 28.III.2019
Solo – Medardo Rosso
L'anno Zero. Maria Lai
Museo Del Novecento, Firenze

   
  Carmelo Cipriani 
 
Fino al 28.III.2019 - Solo – Medardo Rosso - L'anno Zero. Maria Lai - Museo Del Novecento, Firenze
pubblicato

Il vorticoso girone mediatico che a Firenze, da circa tre anni, coinvolge Palazzo Strozzi e la sua programmazione (attualmente è in corso la grande antologica di Marina Abramovic), rischia di lasciare ai margini altri eventi, più contenuti ma pur sempre notevoli. Altre due preziose retrospettive connotano l'inverno fiorentino, entrambe al Museo del Novecento diretto da Sergio Risaliti. Medardo Rosso e Maria Lai i due protagonisti, solitari e silenziosi autori della loro epoca, artisti che hanno saputo raccontare il proprio tempo dandone un'interpretazione divergente. Medardo Rosso (Torino, 1858 - Milano, 1928) lo ha fatto con una scultura morbida, quasi evanescente, perfetta trasposizione plastica di quanto gli impressionisti in tempi di poco antecedenti avevano sperimentato in pittura; Maria Lai (Ulassai, 1919 - Cardedu, 2013), invece, ne ha narrato i risvolti più intimi e poetici, annodando in interminabili fili, cuciti o intrecciati, storia individuale e collettiva, restituendo alla collettività quella capacità introspettiva che sembrava aver smarrito. Sospesi entrambi tra etereo e tangibile, leggero e grave, transitorio ed eterno, Medardo Rosso e Maria Lai rappresentano due dei vertici di un lungo Novecento italiano, silenzioso e solitario, lontano dai clamori e opposto ai gruppi, affascinante e a lungo drammaticamente dimenticato ed osteggiato.
Anticipando l'arte relazionale attraverso l'esaltazione dell'attaccamento di una comunità al territorio, Maria Lai ha raccontato l'individualità sociale, quel benevolo senso di corpo unico che fa sentire l'uomo parte di un luogo, di una terra, di una comunità. Un senso di appartenenza che passa attraverso immagini condivise e tradizioni tramandate, come quella del presepe a cui l'artista ha dedicato numerosi lavori tra gli anni Novanta e Duemila, riprendendo non di rado sperimentazioni più antiche. Ricamati, scolpiti, plasmati, assemblati i suoi presepi prediligono le piccole dimensioni, quasi a voler sottolineare l'unione che il rito del presepe porta con sé, oltre il tempo e lo spazio. "Amo il presepe per l’attualità delle sue migrazioni verso mete improbabili” ha detto Maria Lai, riconoscendo il potere iconografico della Natività, immagine unificante e condivisa, al tempo stesso custode di arcaiche credenze e foriera di portati futuri. L'anno zero - questo il titolo della mostra - è il momento in cui tutto ha inizio, quando l'immagine presepiale idealmente si codifica, molto tempo prima di Greccio e San Francesco d'Assisi, dando inizio ad un'infinità di storie e varianti, che negli inestricabili grovigli di Maria Lai si incontrano e si intrecciano, divenendo un unico e affascinante racconto, tra favola ed epica, terra e cosmo, umano e divino. 

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Maria Lai, Senza Titolo, 1956 - 2007

La mostra si collega idealmente all'ampia personale dedicata all'artista sarda la scorsa primavera, in Palazzo Pitti. E proprio dalle collezioni Pitti provengono due delle sei sculture presenti nella mostra "Solo - Medardo Rosso". Un'affermazione di solitudine ma anche di unicità che riconosce al grande scultore lombardo quel ruolo di "Maestro della Scultura europea proteso nella Modernità” già attribuitogli nel 1910, in occasione della "Prima mostra italiana dell’Impressionismo e di Medardo Rosso”, per iniziativa di Ardengo Soffici, Giuseppe Prezzolini e della rivista "La Voce”. Una modernità forse troppo accentuata tanto da rendersi incomprensibile ai contemporanei tanto quanto ai posteri. Critici ufficiali come Ugo Ojetti e Margherita Sarfatti hanno troppo velocemente liquidato Medardo Rosso inserendo le novità nella scia della Scapigliatura, mentre i suoi colleghi scultori, da Domenico Trentacoste a Leonardo Bistolfi, pur ammirandolo non ne hanno compreso a fondo la ricerca, preferendo guardare a Rodin, che a Rosso era unito da un rapporto di stima e conflittualità. Bisognerà attendere gli avanguardisti per accorgersi del suo valore, Boccioni in primis. La mostra fiorentina, per quanto succinta, illumina il modus operandi dell'artista, mostrando un consistente corpus fotografico (in maggioranza scatti eseguiti nella sua bottega) e ponendo a confronto le sculture, nel tentativo di dimostrare quanto, la ripetitività dei soggetti e la continua variazione dei  materiali (gesso, cera, terracotta, bronzo) altro non sono che le due facce di una stessa medaglia, i due mezzi opposti ma congiunti per meglio indagare l'inconsistenza plastica della realtà, resa impalpabile dai molteplici rapporti luministici, tanto vari e presenti da fargli dichiarare "Niente è materiale nello spazio. Noi non siamo che scherzi di luce". Antimonumentale e antiplastico Rosso, pur partendo dalla realtà ne ha messo in crisi i postulati di rigore e solidità, aprendo la via al suo superamento e mettendo in crisi la sua accademica rappresentazione, fino a consegnare agli scultori una libertà esecutiva fino ad allora impensabile. Con le sculture di Medardo Rosso il cammino verso gli assemblaggi, i ready made, le sculture fatte di materie deperibili e putrescibili è iniziato ed è oramai inarrestabile. 

Carmelo Cipriani
mostre visitate il 13 gennaio

Dal 20 dicembre 2018 al 28 marzo 2019
Solo – Medardo Rosso 
L'anno Zero. Maria Lai
Museo del Novecento
Piazza Santa Maria Novella 10, 50123 Firenze
Orari: dal lunedì alla domenica, dalle 11.00 alle19.00; il giovedì dalle 11.00 alle 14.00.
Info: Tel. 055.286132, info@muse.comune.fi.it, www.museodelnovecento.it

 


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