07 marzo 2019

Il Padiglione della Nuova Zelanda diffonderà in tutta Venezia la voce delle cose scomparse

 

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La febbre per la prossima edizione della Biennale di Venezia, in apertura l’11 maggio, sta salendo rapidamente, accentuata dalla presentazione ufficiale, appena svolta e della quale vi abbiamo già fornito tutti i particolari
Intanto, continua il nostro percorso tra i padiglioni e i progetti più interessanti, che avremo modo di vedere nel corso della manifestazione più attesa nel mondo dell’arte contemporanea. Resisteranno al nostro giudizio, anche de visu? 
Di sicuro, il Padiglione della Nuova Zelanda sembra essere piuttosto sui generis. Post hoc è il titolo del progetto presentato da Dane Mitchell, a cura di Zara Stanhope e Chris Sharp, che dalla Palazzina Canonica, in Riva dei Sette Martiri, si diffonderà in tutta la Laguna, riportando le voci di coloro che non sono più tra noi. Ovvero, nomi di oggetti inutilizzati, di città fantasma e di animali estinti, ma anche i codici di identificazione di buchi neri, una regione di spazio che in effetti esiste ma in modalità che ancora non riusciamo pienamente a comprendere. Insomma, una lista completa di oltre 10mila entità non più esistenti, che sarà enunciata all’interno di una camera anecoica all’interno del Padiglione, ex sede dell’Istituto di Scienze Marine, e poi trasmessa ininterrottamente attraverso una serie di ripetitori per telefoni cellulari, installati da Mitchell nei siti pubblici di tutta Venezia e camuffati da “alberi post industriali”. E oltre all’emissione sonora, le liste verranno progressivamente stampate su rotoli di carta, in sincronia con le trasmissioni, trovando quindi una nuova forma per tornare a esistere.

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