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Fino al 30.IX.2019
Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo
Palazzo Zaguri, Venezia

   
  alessio crisantemi 
 
Fino al 30.IX.2019 - Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo - Palazzo Zaguri, Venezia
pubblicato

Chissà se Vassily Kandinsky, quando dipingeva il celebre quadro "Rosso, Giallo, Blu”, nel 1925, avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe finito in un arazzo, pure di così alta manifattura da sembrare quasi un altro dipinto? Eppure, è successo. Ed è merito ancora una volta dell’estro italiano e dell’ostinazione di un avanguardista come Ugo Scassa, fondatore di da una delle ultime arazzerie italiane, il cui sogno, mai realizzato in vita, era quello di esporre le proprie opere a Venezia. L’obiettivo, alla fine, è stato comunque raggiunto, con la mostra "Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo” ospitata da Palazzo Zaguri, in Campo San Maurizio, nel cuore della Laguna, che raccoglie ben cento arazzi, nei quattro piani del palazzo veneziano, per un valore complessivo di circa cinquanta milioni di euro: la maggior parte provenienti proprio dall’arazzeria di Scassa. Con il capolavoro di Kandinsky che viene preso come simbolo della mostra. 
Un evento di respiro internazionale e un’esposizione ancora unica nel suo genere, nella quale il visitatore è accompagnato dalla voce di Vittorio Sgarbi, attraverso le audioguide gratuite che illustrano il percorso espositivo e le caratteristiche di una diversa espressione artistica, in cui l’artigianato di bottega e la scuola trovano nell’arazzo l’espressione più preziosa e antica e, al contempo, mai così moderna e attuale.
"Una gioia per gli occhi e per l’anima”, secondo Sgarbi: con quei cento manufatti, tessuti per ore da abili mani femminili al telaio ad alto liccio per decenni, grazie all’intuizione e alla lungimiranza di questo italiano che abbandona l’edilizia per fare della propria passione, l’arte contemporanea, un mestiere. Una collezione di opere capaci di stupire e "catturare” chiunque, per la finezza dell’ordito, la maestria nel miscelarne i colori sulla tela, filo dopo filo, intreccio dopo intreccio, per dar vita a capolavori che hanno arredato i grandi saloni delle feste nella grande stagione delle turbonavi italiane, dalla Leonardo alla Michelangelo passando per la Raffaello. 

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Vasilij Kandinskij, Improvvisazione 6

Tra gli artisti riprodotti negli arazzi, si passa da Kandinskij a Botero, come indicato nel titolo, passando per De Chirico, Mastroianni, Paul Klee, Henri Matisse, Joan Miró e Andy Warhol, solo per citare alcuni dei grandi maestri presenti alla mostra. Perfino Renzo Piano fece "tradurre” alcuni suoi disegni con questa tecnica, a imperitura memoria. Tutti in un filo. Per "una storia nuova in una tecnica antica”, come sottolinea il critico.  Sdoganando anche il concetto di arazzo, che l’immaginario comune associa più facilmente alle varie e preziose manifatture fiamminghe, ricche e fiorite come giardini. Mentre in questo caso si tratta di traduzioni di disegni o dipinti anche e soprattutto italiani. Oltre ai grandi artisti del nostro paese, che disegnano direttamente su richiesta di Scassa, l'arazzeria ha tradotto in nobili forme anche i pensieri più acuminati di Paul Klee, di Max Ernst, di Kandinsky, così come quelli più edulcorati e decorativi di Henri Matisse, Joan Mirò e Salvador Dalì. Così accade che nella trasposizione, gli arazzi esprimano una estetica più calda e accogliente dei dipinti che li originano, stabilendo un’autonoma estetica che fa dei dipinti dei grandi maestri del Novecento il pretesto per un’immagine nuova. Scassa aveva stabilito un’intesa di invenzioni condivise con Casorati, Spazzapan, Afro, Capogrossi e soprattutto Corrado Cagli e con il versatile e generoso Ezio Gribaudo che, attraverso la tecnica dei tessuti su grandi telai ad alto liccio, potenziano la loro espressività. Nel caso degli artisti stranieri, con i suoi arazzi Scassa ha contribuito a far conoscere e a diffondere, senza diminuirne la tensione estetica, le opere dei padri delle nuove esperienze artistiche del Novecento. A questa intuizione, e a questa potente e innovativa espressività, Ugo Scassa ha dedicato tutta la sua vita fino a oggi compiendo una impresa unica, fino alla sua morte, nel 2017. "Chi ne vede, oggi, in palazzo Zaguri, i risultati, deve riconoscere che, con Scassa, l'antica tecnica dell’arazzo è diventata un’arte nuova”, sostiene Sgarbi. E difficilmente potremmo dargli torto. 

Alessio Crisantemi

Dal 1 novembre 2018 al 30 settembre 2019
"Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo”
Palazzo Zaguri, Venezia
Orari: Da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00

 


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